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La Luiss rende omaggio a Lorenzo Infantino con una commemorazione che intreccia memoria personale e riflessione pubblica. L’evento riunisce studiosi, allievi ed ex colleghi per ricostruire il profilo di un filosofo delle scienze sociali che ha segnato il dibattito sul liberalismo e sui limiti del potere. Un pensiero, il suo, maturato e insegnato per oltre quarant’anni proprio tra queste aule. Tra gli interventi, quello dell’editore Florindo Rubbettino assume un significato particolare. Allievo di Infantino, Rubbettino su Formiche.net ne ripercorre l’eredità intellettuale e umana a partire da un rapporto nato all’università e divenuto nel tempo una solida collaborazione culturale.

Nel libro che presentate stasera c’è anche un suo ricordo personale di Lorenzo Infantino. Qual è stato il suo rapporto con lui?

Infantino è stato un maestro. Sono stato suo allievo alla Luiss e le sue lezioni hanno segnato profondamente il mio percorso, sia umano sia professionale. Ci insegnava a guardare il mondo senza punti di vista privilegiati, a mettere in discussione la presunzione che esista una verità unica e manifesta. Soprattutto, ci ha mostrato che la libertà e la cooperazione tra individui non sono concetti astratti, ma strumenti concreti per affrontare le sfide della vita e del lavoro.

Dal suo racconto emerge una visione della libertà molto concreta, legata anche alla vita dell’imprenditore.

Assolutamente. Allargare il territorio della libertà significa confrontarsi ogni giorno con il mercato, con la concorrenza, con il rischio di errore. Non ci sono scorciatoie o privilegi da chiedere: serve misurarsi con la realtà, correggere gli errori e crescere. Per me, come editore e imprenditore, le sue lezioni sono state una bussola pratica: sulla responsabilità personale, sull’importanza del lavoro ben fatto, sulla cooperazione volontaria. In questo senso, la libertà diventa una pratica quotidiana e concreta.

Il rapporto tra lei e Infantino si è poi tradotto anche in un progetto culturale. In che modo?

Insieme abbiamo fondato, grazie al prezioso contributo di Dario Antiseri, la Biblioteca Austriaca per la nostra casa editrice, portando in italiano autori come Menger, von Mises, von Hayek e Böhm‑Bawerk. È stata un’operazione straordinaria per rendere accessibili ai lettori italiani i grandi capisaldi del pensiero liberale austriaco. Da lì il nostro lavoro si è allargato ad altri progetti editoriali e culturali, sempre guidato dall’idea di diffondere conoscenza e di sostenere la libertà di scelta e di pensiero.

Cosa distingue Infantino dagli altri maestri che ha incontrato?

La sua capacità di collegare la teoria alla pratica. Non si limitava a spiegare concetti astratti: mostrava come applicarli nella vita reale, nel lavoro, nella società. Era rigoroso e severo quando serviva, ma sempre attento agli studenti e alle loro domande, capace di trasformare ogni lezione in un’occasione per crescere. E, cosa rara, riusciva a coniugare rigore e calore umano, ironia e serietà.

Come vede oggi la sua eredità culturale nel contesto italiano?

Resta fondamentale. In un Paese dove spesso si cercano scorciatoie politiche o visioni totalitarie del bene comune, la lezione di Infantino ci ricorda che la libertà richiede impegno, responsabilità e pluralità. La sua eredità è un monito: senza cooperazione volontaria e rispetto della complessità, la società rischia di chiudersi in logiche di controllo centralizzato, ignorando l’importanza delle scelte individuali e del confronto libero.

Se dovesse distillare un insegnamento di Infantino in una frase, quale sarebbe?

Allargare i sentieri della libertà. La libertà non è astratta: si pratica ogni giorno attraverso la responsabilità, la cooperazione, il coraggio di affrontare la realtà senza illudersi di eliminarne conflitti o incertezze. Ogni passo verso la libertà richiede impegno e vigilanza, ma è l’unico modo per costruire una società aperta e duratura.

La libertà come coerenza di vita. L'eredità di Infantino secondo Rubbettino

Florindo Rubbettino ricorda Lorenzo Infantino come maestro di libertà e pensiero critico, dalla Luiss alla Biblioteca Austriaca. Il “maestro” ha insegnato a rispettare la pluralità, a mettere in discussione verità apparenti e a valorizzare la cooperazione tra individui. La sua eredità culturale resta fondamentale per affrontare le sfide contemporanee, dalla responsabilità imprenditoriale alla difesa dei valori liberali, con l’obiettivo di allargare i sentieri della libertà

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