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L’Italia è tornata protagonista nel mondo. Non è solo un semplice slogan, quello scelto dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per tracciare la rotta di un anno di governo e quella che dovrà seguire l’esecutivo nel 2024, quanto piuttosto il lancio di un modello di analisi e azione che ha accompagnato la politica italiana in vari ambiti. L’occasione è la sedicesima Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo alla Farnesina, alla presenza del Capo dello Stato, momento di riflessione su obiettivi e crisi. “Siamo un paese che conta. I nostri principali interlocutori nutrono un grande rispetto nei nostri confronti, grande considerazione. Contano sul nostro impegno, soprattutto in occasione della nostra guida del G7”.

Il lavoro portato avanti in Africa e nei Balcani è, secondo il ministro, punto di partenza per spiegare le decisioni politiche di questo governo politico. Il riferimento è all’azione per ridurre i flussi migratori combattendo i trafficanti con accordi coi Paesi di origine, alla progettazione di un anno a trazione G7, al contributo italiano alla voce pace dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente. Tutto questo concetto è quello che secondo Tajani oggi è visibile, perché realizzato, ma che è anticamera di ciò che sarà. Il ministro a giorni si recherà in Albania ed incontrerà il premier Edi Rama, aggiungendo che visiterà “i luoghi dove si insedieranno i centri in cui verranno trattenuti i migranti che dovranno essere riaccompagnati nei loro Paesi d’origine”, nell’ambito dell’intesa sottoscritta con Tirana.

Il comune denominatore si chiama G7, perché proprio durante la presidenza italiana l’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina, alla ricerca di una pace giusta: “Andremo avanti con la nostra linea, che è quella di sostegno al popolo che è stato aggredito. Se non ci fossero il sostegno dell’Italia e dell’Occidente all’Ucraina ci sarebbe una violazione costante dei diritti di quel popolo. Ci sarebbe un’occupazione russa in spregio al diritto internazionale”.

Da una guerra all’altra, il filo secondo Tajani è il pragmatismo: in Medio Oriente Roma è pronta a favorire il documento, promosso da americani ed Emirati, che invita a un cessate il fuoco per favorire l’ingresso di aiuti umanitari. L’Italia, “se ci sarà questa iniziativa, certamente l’Italia a sosterrà”. E poi l’Africa. Non è un mistero che gran parte delle aspettative europee sono concentrate sulle iniziative annunciate da Palazzo Chigi relative al piano Mattei, uno strumento innovativo che permetterà anche all’Ue si avere un rapporto diverso con il continente nero.

Sul punto si registra il commento positivo di Massimo Dal Checco, presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, con la possibilità che l’Africa rappresenti una grande opportunità per le nostre imprese. Passaggio che si lega alle riflessioni sul clima, che verranno approfondite domani alla presenza del commissario europeo per l’Azione per il clima, Wopke Hoekstra, che presenterà i principali risultati della Cop28 e ascolterà le proposte italiane che si intrecciano con le esigenze europee e degli stati membri.

Per cui la Conferenza alla Farnesina non è solo l’occasione per raccontare il portato di un anno di politica estera del governo Meloni, ma soprattutto il palcoscenico per illustrare a 360 gradi una visione che parte e arriva nel mare nostrum, lì dove si distenderà il piano Mattei e lì dove lo stivale è un molo naturale.

@FDepalo

Dai Balcani all'Africa, in attesa del G7. L'Italia internazionale secondo Tajani

La sedicesima Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia nel mondo alla Farnesina non è solo l’occasione per raccontare cosa ha raggiunto in un anno la politica estera del governo Meloni, ma anche un momento per illustrare una visione che parte e arriva al mare nostrum, dove si distenderà il Piano Mattei e dove lo stivale è un molo naturale

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