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Un Paese dove la Russia non è più il principale riferimento geopolitico dell’area, dove i flussi di petrolio che giungono nel Vecchio continente rappresentano una fetta della diverificazione dell’approvvigionamento energetico europeo e dove l’Italia può recitare un ruolo in seno a un florido rapporto bilaterale. Il viaggio ad Astana del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, porta in dote una serie di considerazioni, da incorniciare nell’indirizzo ormai noto di politica estera dell’esecutivo e giunge a poche ore dal Forum di Milano tra Italia e Arabia Saudita, a conferma di un oggettivo attivismo del governo.

Qui Astana

“Consideriamo il Kazakistan un partner strategico e per questo continueremo a lavorare insieme. La situazione è molto positiva e vorremo che lo diventasse ancora di più, abbiamo stretto un forte rapporto di amicizia che avrà effetti positivi sui nostri Paesi”: queste le parole di Tajani nel solco di un apprezzamento verso l’atteggiamento del Paese non solo per le riforme interne, “ma per la sensibilità e moderazione in cui si muove nel palcoscenico internazionale, come la posizione sull’Ucraina e il lavoro sull’Afghanistan”. Al contempo ha annunciato che a breve sarà inaugurato l’Istituto italiano di cultura ad Almaty, come clava della cosiddetta diplomazia culturale.

Nell’occasione è stata firmata da Antonio Tajani e dal suo omologo kazako, Murat Nurleu, una lettera di intenti su rinnovabili e terre rare proprio al fine di facilitare investimenti diretti e joint venture: verranno organizzati business forum annuali tra imprese kazake e italiane, eventi, seminari e workshop.

Asia centrale

Il Paese è il principale attore dell’Asia centrale ed è tornato strategico per via di vari elementi, in primis geopolitici ed economici, come il dossier energetico. Per questa ragione l’Italia punta a mantenere un ruolo attivo nella regione, come dimostra il florido interscambio, sotto l’ombrello dell’European Union-Kazakhstan Enhanced Partnership and Cooperation Agreement.

Per capire dove potrà arrivare il rapporto tra Astana e Roma può essere utile ragionare sugli attuali numeri, che per il 90% sono dovuti dall’esportazione di petrolio kazako. L’interscambio ha toccato la cifra record di quasi 15 miliardi di euro, inoltre il Kazakistan è stato definito da papa Francesco “anello di congiunzione tra Oriente e Occidente” in occasione della sua visita dello scorso settembre al settimo Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali.

Progetti in atto

Italia e Kazakistan stanno registrando anche altri passi in avanti: da un anno e due mesi c’è un volo diretto tra Malpensa e Almaty, inoltre ha riscosso buone impressioni la 21ª edizione della Fiera Internazionale del Turismo Kitf 2023 di Almaty a cui ha partecipato anche l’Enit e il forum “Kazakistan, Paese delle grandi opportunità”, ospitato da Milano, sulla cooperazione italo-kazaka in settori decisivi come energia, agroindustria, logistica, turismo. Tra i due Paesi sono in corso alcuni progetti interessanti, come l’assemblaggio di trattori agricoli e mietitrebbie “Deutz-Fahr” con il marchio “Made in Kazakhstan jointly with Italy”, lanciata da “Agromash Holding KZ” insieme alla multinazionale italiana “SDF Group”, passando per la joint venture tra l’italiana PetrolValves e il gruppo kazako “Merlion Development Group”.

Kazakistan-Italia, la missione di Tajani e la strategia asiatica del governo

Il Paese è il principale attore dell’Asia centrale ed è tornato strategico per via di vari elementi, in primis geopolitici ed economici, come il dossier energetico. Per questa ragione l’Italia punta a mantenere un ruolo attivo nella regione, come dimostra il florido interscambio, sotto l’ombrello dell’European Union-Kazakhstan Enhanced Partnership and Cooperation Agreement

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