Skip to main content

I risultati del governo di Giorgia Meloni sulla politica interna sono controversi. I critici le imputano indecisione, stagnazione, e lo spreco di una occasione storica di riformare in senso liberale il Paese mettendo a frutto il massiccio aiuto dell’Unione europea con gli oltre 200 miliardi del Pnrr.

Quello che non è controverso però è la capacità di Meloni nel guidare il Paese su una rotta sostanzialmente corretta di lealtà transatlantica ed europeista, giocandosi anche i dissensi interni al governo come margini di manovra con gli alleati.

Non si tratta però di un successo storico, epocale, ma del minimo sindacale. Si tratta di condizione necessaria per accedere alle stanze dei bottoni, se non si vuole imporre un cambio rivoluzionario al Paese. L’opposizione quindi o ammette le stesse condizioni, e poi si differenzia sulla politica interna, oppure decide di chiedere un’alleanza con la Russia, come fece il Pci nel 1948. In questo secondo caso si apra il dibattito nazionale e l’Italia decida come schierarsi.
Ma sia l’una che l’altra scelta appaiono difficili, perché l’opposizione, come il governo, è diviso sull’agenda internazionale. Solo che per il governo il timore di perdere il potere unisce, alla fin fine. Per l’opposizione la brama di prendere il potere invece divide sin dall’inizio.

Questo il motivo centrale dello stallo italiano, e la ragione per cui su Meloni piovono lodi, mentre per l’opposizione, dall’estero, c’è una tempesta di silenzio.

All’opposizione entrambi, Pd e M5S, temono di essere scavalcati dall’altro sulle vicende controverse, ma identificative per certa sinistra, dell’appoggio alla Russia e alla causa palestinese tout court, comprese le simpatie per i terroristi di Hamas.

Qui il leader M5S Giuseppe Conte, con esperienze turistiche all’estero, non fa troppo mistero di avere fili con il presidente americano Donald Trump, controverso a sinistra. Conte non ha niente da perdere e tutto da guadagnare.

Invece la segretaria del Pd Elly Schlein, con cognome esotico, passaporto Usa, ex volontaria della campagna di Obama, è più schiva con l’amministrazione di Washington. Teme di essere additata come amerikana.

Per Conte il gioco è facile: insidia il Pd pronto a superarlo sia a destra che a sinistra, quale che sia la posizione che prenda l’altro. È un avversario prima che alleato. Per il Pd invece uscire da questo stallo è più difficile, servirebbe un colpo d’ala che non ha, e neppure sembra cercare.

In questa inazione, Meloni gioca da sola, senza avere un’altra squadra avversaria in campo. È strano se non fa sempre goal. Naturalmente ha tutto l’interesse che la situazione rimanga così.

Invece a sinistra fanno i calcoli con proiezioni e numeri. Contano che l’opposizione tutta insieme ha più voti del centro destra tutto insieme. Quindi prima si vincono le elezioni e poi si pensa a dividersi, nel caso. Tanto la lealtà atlantica ed europea non è mai stata davvero in questione, dicono tra loro, probabilmente. Può darsi che abbiano ragione. Ma solo questo calcolo etereo apre mille sponde al centro destra per invertire numeri a proiezioni.

Inoltre, una dinamica politica così strutturata lascia il Paese fermo su due temi centrali: le riforme liberali necessarie a dare nuovo dinamismo al paese, e le politiche industriali soprattutto sull’energia. Mentre tante potenze medie oggi lavorano a piani per dotarsi di armi nucleari, l’Italia avrebbe bisogno ora più che mai di centrali atomiche per alleggerire il suo conto energetico. Questi temi, in teoria consoni al centrodestra, non sono affrontati dal governo. L’opposizione non li tocca e tutto resta immobile.

Il dramma estero dell'opposizione (che non scalfisce il governo). Scrive Sisci

Meloni mantiene la rotta atlantica ed europea, mentre Pd e M5S restano divisi su Russia, Palestina e rapporti con Washington. Questa ambiguità paralizza l’opposizione e lascia il governo senza veri avversari sul piano internazionale. L’analisi di Francesco Sisci

Per vincere la partita sull'IA la Cina punta tutto su se stessa

Pechino avrebbe chiesto alle proprie aziende di chip che chiedono sovvenzioni statali di utilizzare almeno il 50% di strumenti nazionali. L’ennesima conferma di come, da quando Washington ha imposto i suoi limiti all’export, il governo cinese abbia intrapreso una nuova strategia, stimolando i propri talenti per accorciare il divario con gli Usa

Riforme, consenso e politica estera. L'agenda che porterà l'Italia al 2027 secondo Campi

La manovra è un atto di equilibrio, dentro margini finanziari limitati. Il nodo politico si sposta ora sul 2026, tra unità della maggioranza e recupero dell’astensionismo. Le riforme procedono soprattutto sul terreno della giustizia, mentre il premierato resta un obiettivo rinviato. In politica estera l’Ucraina è ancora centrale, ma crescono le sfide nel Mediterraneo e in Africa. L’Italia può rafforzare il suo ruolo europeo puntando su sicurezza e autonomia strategica. Colloquio a tutto campo con il politologo Alessandro Campi

Segreti nucleari. Cosa nascondeva l'Ursa Major quando è affondata

Le indagini spagnole sul naufragio della Ursa Major delineano uno scenario che va oltre il semplice incidente marittimo. Tra carichi sensibili, navi militari russe e operazioni di recupero in acque profonde, il caso si inserisce pienamente nella logica delle operazioni ibride

La Cina dietro alle mosse del Pakistan in Libia

Un accordo militare tra Pakistan e Libia orientale apre uno spazio di influenza indiretta per la Cina nel Nord Africa, consentendo a Pechino di rafforzare la propria presenza strategica senza esporsi direttamente. Tra ambiguità legali, ritorno diplomatico cinese e proiezione militare pakistana, la Libia diventa un nuovo snodo di instabilità nel Mediterraneo allargato

Quando l’informazione diventa solidarietà. Perché ricordare il modello Misna

Di Gianni Todini e Francesco Nicotri

Misna ha raccontato per 18 anni le periferie del mondo, offrendo notizie indipendenti e plurilingue su conflitti e realtà dimenticate. Un esempio di giornalismo come servizio, capace di connettere centro e margini e contrastare la disinformazione

Il 2026 sarà l’anno della riforma della Difesa? Tutte le priorità delle Forze armate

Il capo di Stato maggiore della Difesa ha tracciato le linee di intervento per le Forze armate italiane in vista del 2026. Dalla modernizzazione dei mezzi alla crescita selettiva dell’organico, fino alla possibile razionalizzazione dell’operazione Strade Sicure, il quadro delineato evidenzia una trasformazione mirata a rispondere ai mutati scenari operativi e alle nuove minacce alla sicurezza nazionale ed europea. Il tutto in attesa della riforma complessiva della Difesa annunciata dal ministro Crosetto

Attacco saudita contro armi emiratine. Cosa accade in Yemen?

Il raid saudita su Mukalla contro un presunto carico di armi destinato ai separatisti del Sud segna una nuova escalation interna al fronte anti-Houthi in Yemen. L’episodio mette in luce le crescenti tensioni strategiche tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, in un contesto regionale sempre più instabile lungo il Mar Rosso

Perché il bilancio del Giappone per la Difesa è senza precedenti

Il Giappone rafforza la propria postura di sicurezza con un bilancio per la difesa senza precedenti, inserendosi in un contesto regionale sempre più teso. L’aumento della spesa militare riflette una strategia di lungo periodo che punta su deterrenza, capacità marittime e cooperazione con gli alleati. Le recenti esercitazioni cinesi intorno a Taiwan rendono questa scelta meno astratta e contribuiscono a spiegare il nuovo peso che Tokyo intende assumere negli equilibri dell’Asia orientale

Dentro le manovre militari cinesi intorno a Taiwan. L'analisi del gen. Caruso

Mentre l’attenzione internazionale rimane concentrata sui negoziati di pace tra Russia e Ucraina, nel Pacifico si consuma una delle più grandi dimostrazioni di forza militare cinese degli ultimi anni. Pechino ha dato il via a “Justice Mission 2025”, un’esercitazione su vasta scala che circonda Taiwan con un dispiegamento senza precedenti di mezzi navali, aerei e missilistici, in quella che appare sempre meno come una simulazione e sempre più come una prova generale d’invasione. L’analisi del Generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi

×

Iscriviti alla newsletter