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A trent’anni dalla Dichiarazione di Pechino del 1995 che ha definito i diritti delle donne quali diritti umani, con adozione di una strategia globale da parte di 189 governi per raggiungere la parità di genere, a che punto siamo? Un cammino, oggi, senza troppa speranza. Le discriminazioni e gli abusi mostrano sempre antichi e nuovi volti. Fisici, psichici, economici. Attraverso comportamenti manipolatori e di mortificazione, controllo e colpevolizzazione, disparità reddituali e in ruoli di rappresentanza.

All’esito della 69esima sessione della “Commissione sullo status delle donne” (CSW69), tenutasi in questo mese presso la sede delle Nazioni Unite a New York, l’evento mondiale più importante dedicato ai diritti delle donne per verificare l’attuazione degli obiettivi della Conferenza di Pechino, le riflessioni sembrano davvero sconfortanti. Includere il mondo femminile nei processi di pace e promuovere eguali opportunità per uomini e donne insieme al diritto delle donne a vivere libere dalla violenza sono obiettivi ancora molto lontani.

I progressi dei decenni scorsi sui diritti delle donne nel mondo “stanno svanendo sotto i nostri occhi”, secondo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Come in Afghanistan, dove “donne e ragazze sono state cancellate dalla vita pubblica” e in molti altri Paesi. “Secoli di patriarcato, discriminazione e stereotipi dannosi hanno creato un enorme divario di genere nella scienza e nella tecnologia”, ha dichiarato il diplomatico, auspicando un’azione collettiva a livello mondiale da parte dei governi, della società civile e del settore privato, per migliorare la formazione delle competenze e colmare il divario digitale. “La parità di genere è sempre più lontana. Sulla base del percorso attuale, UN Women stima che mancano 300 anni”.

Migliaia, nel mondo, le giovani donne escluse dall’istruzione e sottoposte a matrimoni infantili e mutilazioni genitali. Negli Stati “evoluti”, a prescindere da ceto sociale, età, è ancora una promessa una vita libera dalla violenza. L’ultimo Rapporto del Gender Equality Index dell’Eige che misura le disuguaglianze di genere nei Paesi europei, fotografa, per l’Italia, una posizione a metà classifica (69,2 su 100). Minoritaria la presenza nei ruoli esecutivi di vertice (nelle aziende, le donne dirigenti sono appena il 21,9% del totale mentre, in ambito politico, quelle che ricoprono la carica di sindaco sono appena il 15,3%, contro l’84,7% degli uomini), secondo l’Istat. Maggiore bersaglio di molestie e odio, anche online, le donne che hanno accesso a ruoli pubblici e decisionali.

Dare voce a tutte le donne è l’impegno globale del W20, gruppo ufficiale del G20. La rappresentanza femminile del Women20 Italia che ha partecipato al forum di New York, è determinata a scongiurare uno scenario che appare inquietante.

La parità di genere è sotto attacco in molte parti del mondo, è il messaggio di attiviste e rappresentanti di associazioni provenienti da vari Paesi. “Si cancellano norme innovative a tutela delle donne, si modifica il linguaggio, si chiudono ministeri per le pari opportunità, si smantellano politiche pubbliche, si taglia la spesa pubblica, sono a rischio la crescita economica, la giustizia”, riferisce Linda Laura Sabbadini. “Le donne devono prendere coscienza che siamo al contrattacco globale alle conquiste delle donne in parallelo all’attacco alle democrazie da parte dei dittatori del mondo”.

La condizione femminile è una cartina di tornasole per valutare anche le democrazie.

Elvira Marasco, fondatrice del W20 Italia, ha evidenziato il ruolo del Women20 nel rapporto tra la società civile, costituita da numerose associazioni femminili, e i capi di Stato e di governo del G20, “un luogo dove cercheremo di incidere con maggiore decisione”. Mentre Katia Petrini, capo delegazione del W20 Italia, afferma: “Oggi più che mai dobbiamo difenderci da chi vuole riportarci indietro. Lo faremo unendo le forze al CSW, al G20, alla COP e in tutti i contesti multilaterali”.

A ottobre, prossimo incontro in vista del vertice del G20 in Sudafrica, di cosa dovranno prendere atto le donne e quali contromisure prevedere?

Il percorso di parità va, intanto, avanti con concretezza all’interno della Chiesa. Mai così alto, come nel pontificato di papa Francesco, il numero delle donne impiegate in Vaticano (circa 26,1%) e la presenza femminile in posizioni dirigenziali. Dare più spazio alle donne ed eliminare disparità è una delle missioni del mandato del Pontefice, che ha nominato alcune donne in posizioni apicali della gerarchia vaticana e altre membri di organismi curiali che possano “influenzare il Vaticano pur conservando la loro indipendenza”, come è scritto nel libro “Ritorniamo a sognare”. Perché le donne si impegnano “a costruire una società più umana, mediante la loro capacità di cogliere la realtà con sguardo creativo e cuore tenero. Questo è un privilegio solo delle donne!”.

Nella nuova fisionomia geopolitica, tra promesse di pace per conflitti che non accennano a finire, intolleranze verso diversità e inclusione, cambiamenti climatici, posizioni che intrecciano e sovrappongono realtà e finzione fino a confonderle, quale spazio per le donne? Temute, da sempre, nella Storia, per il coraggio e la determinazione, spesso rese invisibili in una storia raccontata da uomini, le donne oggi guardano al passato per tracciare un sicuro confine e scongiurare un futuro drammatico.

In un mondo complesso, vuol dire affermare una cultura per abbattere aggressività e individualismo in un periodo di guerra che non è solo militare, economica e commerciale. L’amore come condivisione è il segreto della pazienza fiduciosa delle donne e offre speranza per il futuro.

Le donne immaginano il progresso di una società più umana. Non per risolvere una questione “femminile” o di sola giustizia sociale. In una diversa visione della vita, la prospettiva femminile intercetta disorientamento e fragilità per tracciare la rotta di un’umanità smarrita.

Risorsa non secondaria anche di crescita economica e sviluppo sostenibile, la parità di genere potrebbe incrementare il Pil dell’Unione europea dal 6,1 al 9,6%, per un impatto tra 1,95 e 3,15 trilioni di euro, mentre il divario occupazionale comporta per l’Europa un costo di 370 miliardi di euro all’anno.

In un’Europa definita “parassita” ma che, oggi, vuole accogliere ricercatori e studiosi del mondo accademico americano, miraggio infranto della democrazia del multiculturalismo e delle grandi opportunità, puntare sulle donne potrebbe essere una grande opportunità.

Ogni parola, sguardo, gesto femminile può rompere muri di indifferenza e generare nuovi orizzonti di azione. Le donne, con impegno e competenza, attraversano i pregiudizi senza timore, con la forza disarmante della mente e del cuore. Aprono finestre, nei tempi bui. Tessono la trama della vita nella quotidianità, generando nuove vite anche nella difficoltà delle tante guerre del mondo. Combattono i conflitti e si prendono cura degli altri, garantendo clandestinamente, se necessario, l’istruzione. Come nel passato, attuano una rivoluzione silenziosa di parità e di emancipazione, contro potere e arroganza, superficialità e ambiguità.

Tenere e forti, credono nella gioia, nella pace, nell’amore. Conoscono l’arte di avanzare con la forza del cuore, oggi, più che mai, decise ad andare avanti.

La parità di genere non è a buon punto. La riflessione di Elvira Frojo

All’esito della 69esima sessione della “Commissione sullo status delle donne” (CSW69), tenutasi in questo mese presso la sede delle Nazioni Unite a New York, l’evento mondiale più importante dedicato ai diritti delle donne per verificare l’attuazione degli obiettivi della Conferenza di Pechino, le riflessioni sembrano davvero sconfortanti. Includere il mondo femminile nei processi di pace e promuovere eguali opportunità per uomini e donne insieme al diritto delle donne a vivere libere dalla violenza sono obiettivi ancora molto lontani

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