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Si registra un altro passo in avanti verso la vendita dei caccia F-35 alla Turchia, almeno stando all’ottimismo che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha manifestano ieri un attimo prima di imbarcarsi sull’aereo per tornare dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump “ha espresso una disponibilità positiva riguardo al ritorno della Turchia al programma F-35, ci aspettiamo che questa disponibilità si traduca ora in passi concreti, stiamo proseguendo le nostre discussioni su questo argomento, sono fiducioso che raggiungeremo dei risultati.”

Inoltre in occasione del vertice Nato di Ankara all’inizio di luglio, Trump aveva assicurato di voler togliere le sanzioni statunitensi (“revocheremo le sanzioni, è ora, non vogliamo sanzionare gli amici”), dichiarando di essere pronto a vendere gli aerei alla Turchia. Parole che potrebbero mettere la parola fine alla lunghissima trattativa sull’asse Washington-Ankara incrinatasi, come è noto, per la contemporanea presenza tra le fila turche del sistema di difesa russo S-400, in contrasto con il possesso dell’F-35. Ma anche per le questioni di carattere regionale in piedi con Israele, Cipro e Grecia che hanno fino ad oggi reso l’acquisto “materia strettamente diplomatica”. Dal momento che la Grecia ha già concluso l’accordo con gli Stati Uniti, ecco che la Turchia non intende restare indietro e tutto lascia credere che l’affare si farà. Non sono mancate fino ad oggi tensioni e fibrillazioni.

Il principale fronte di crisi, quello con Cipro, è stato ripreso in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, dove nel suo discorso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che il presidente turco “occupa illegalmente la parte settentrionale di Cipro”. Queste le sue parole: “L’ultimo Paese a diventare un superdiffusore di menzogne antisemite è la Turchia. Erdogan è un tiranno. Ospita anche i capi terroristi di Hamas. Ha assassinato migliaia di civili curdi. Nega il genocidio armeno. Incarcera giornalisti e leader dell’opposizione. Anzi, credo che detenga il record mondiale in questo senso. È difficile dirlo, ma penso che sia al primo posto”, aggiungendo che “occupa illegalmente Cipro del Nord, membro dell’Ue, e viola regolarmente gli accordi con la Grecia, membro della Nato, ora vuole conquistare la Siria: ciò non sorprende, dato che invoca la distruzione di Israele quasi ogni giorno”.

Questione che è stata anche al centro del vertice tra Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres e il Primo Ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, a margine dell’Assemblea generale. Un incontro che si è svolto in un contesto di intenso fermento diplomatico sulla questione cipriota, con il presidente turco e quello cipriota Nikos Christodoulides che avevano già discusso con Guterres poche ore prima. Che cosa potrebbe cambiare nel quadro geopolitico complessivo se la Turchia disponesse effettivamente degli F-35? In primis la potenza oggettiva del paese che si trova a cavallo tra due quadranti strategici come quello euromediterraneo e quello mediorientale: Ankara avrebbe, all’interno del suo status di membro Nato, un peso specifico ancora più evidente, dopo che il suo esercito già si posiziona come il più numeroso. Ciò avrebbe un impatto preciso su tutti i fronti ancora aperti, come Libano, Libia, Siria, Iran.

In secondo luogo la capacità di coordinarsi con gli “altri” fronti Nato, come nella cintura orientale, nel Baltico e anche nel costone balcanico dove ad esempio il comando della Kfor ha visto alternarsi un comandante turco ed uno italiano.

Erdogan a un passo dagli F-35. Tutte le conseguenze

Che cosa potrebbe cambiare nel quadro geopolitico complessivo? In primis la potenza oggettiva del Paese, dopo che il suo esercito già si posiziona come il più numeroso. Ciò avrebbe un impatto preciso su tutti i fronti ancora aperti, come Libano, Libia, Siria, Iran

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