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La notizia di poche ore fa sulla conduzione di massicce esercitazioni navali nel Mar Cinese Meridionale e tutto attorno all’isola di Taiwan da parte della People’s Liberation Army Navy, che ha voluto così mandare un messaggio rispetto al sostegno mostrato a Taipei da Washington con la vendita di un pacchetto di sistemi d’arma dal valore di circa 11 miliardi di dollari, si è guadagnata di diritto l’attenzione sulla stragrande maggioranza dei media. Ma in questi ultimi giorni del 2025 si sono registrate anche altre “novità” per la Marina militare di Pechino, che offrono preziosi spunti di riflessione sulle capacità di innovazione sia tecnologica che dottrinaria della componente (aero)navale della Repubblica Popolare Cinese.

A partire da alcune immagini, databili nei giorni attorno al Natale, dei cantieri Hudong-Zhonghua, nei pressi di Shanghai, in cui sono ritratti quelli che sembrano a tutti gli effetti essere dei velivoli unmanned. In una prima serie di foto appaiono infatti delle silhouette rassomiglianti a quelle del cosiddetto “Type C”, controparte cinese dei programmi di Collaborative Combat Aircraft occidentali, svelato pubblicamente per la prima volta in occasione della parata militare per la celebrazione della fine della Seconda Guerra Mondiale tenutasi lo scorso settembre nella capitale cinese. Dettaglio interessante è il fatto che questi droni siano stati fotografati immediatamente di fronte alla nave cargo “militarizzata” salita all’attenzione della comunità strategica occidentale e globale negli scorsi giorni, anche se non sono chiari possibili collegamenti con questo vascello (è pressoché impossibile che essi possano essere imbarcati in modalità operativa su un cargo, anche se potrebbe essere stato usato per un eventuale trasporto).

Alcune fotografie satellitari dello stesso settore confermano la presenza di sei “Type C”, oltre che di un esemplare del sistema unmanned Male (medium-altitude long-endurance) “Wing Loong”, a poca distanza dalla Type 076 “Sichuan”, considerata la prima vera e propria portadroni al mondo, costruita proprio in questo cantiere che ha lasciato lo scorso mese per le prime prove in mare. In questo caso, il collegamento è molto più evidente: con tutta probabilità la Marina Militare cinese sta conducendo dei test per l’effettivo imbarco di questi velivoli senza pilota sulla “Sichuan”.

Un’altra novità arriva dai canali ufficiali della People’s Liberation Army Navy, che hanno diffuso un filmato dove viene mostrato un cacciatorpediniere Type 055 impegnato nell’eseguire il lancio di un missile antinave Yj-20, altro sistema d’arma mostrato per la prima volta nella parata di settembre. La sequenza, definita dalle autorità cinesi come un “finalization test”, suggerisce l’ingresso del sistema nella fase conclusiva di sviluppo e apre alla possibilità di una sua imminente introduzione operativa. Lo Yj-20, descritto come missile aero-balistico ad altissima velocità, sarebbe ottimizzato per missioni antinave contro portaerei, grandi unità anfibie e incrociatori, inserendosi pienamente nella dottrina cinese di Anti-Access-Area Denial (A2/AD), contribuendo ad ampliare ulteriormente la profondità e la credibilità dell’ombrello missilistico, soprattutto in scenari ad alta intensità come quello di un’escalation nello Stretto di Taiwan, dove la capacità di tenere a distanza le forze navali statunitensi e alleate rappresenta un elemento centrale della strategia di deterrenza politico-militare di Pechino.

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