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Un conto è mettere sotto embargo le forniture di petrolio, un altro è infilare la mordacchia ai prodotti raffinati, quelli per intendersi a metà della catena industriale: cherosene, gasolio, paraffina e molto altro. E allora, la musica cambia. L’Occidente prova a stringere ancora di più il cappio intorno al collo della Russia, la cui economia barcolla certamente, ma ancora riesce a finanziare l’invasione dell’Ucraina. E allora, a cinque mesi dall’inizio dell’embargo europeo all’oro nero del Cremlino, ecco il salto di qualità.

Ovvero, stop a tutti i prodotti raffinati, dunque lavorati, del petrolio. Una mossa frutto ancora una volta della convergenza tra Stati Uniti ed Europa e che, racconta il Wall Street Journal, ha l’obiettivo di limitare i prezzi di vendita delle esportazioni russe, per spezzare in due la filiera industriale russa, non solo a monte, ma anche a metà. In queste settimane i funzionari del Tesoro americano e i tecnici della Commissione europea si sono incontrati per studiare il nuovo giro di vite. La data da cerchiare con il rosso sul calendario è quella del 5 febbraio: per quel giorno i prodotti derivati in questione provenienti dalla Russia potrebbero finire sotto embargo.

I nuovi limiti, chiarisce il quotidiano finanziario statunitense, seguiranno le mosse del mese scorso degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dei loro alleati per limitare il prezzo delle esportazioni di greggio russo a 60 dollari al barile. E forse una nuova stretta era davvero necessaria, visto che per stessa ammissione “tali sanzioni hanno avuto un impatto relativamente contenuto sui prezzi globali, incoraggiando i funzionari occidentali che vogliono fare pressione sul bilancio della Russia ad agire nuovamente”.

Per questo le sanzioni sui prodotti raffinati potrebbero avere conseguenze economiche maggiori. Gli osservatori del mercato e alcuni funzionari occidentali si aspettano che la Russia avrà difficoltà a riorientare le sue esportazioni di prodotti raffinati, rimanendo di fatto senza mercato. In questo modo, la raffinazione russa potrebbe crollare, con un impatto significativo sulle entrate del Cremlino.

D’altronde, la lucrativa industria petrolifera russa è stata l’obiettivo più difficile dell’Occidente a causa della sua importanza per i mercati energetici globali. Come per il price cap sul greggio, le nuove sanzioni sui prodotti petroliferi si applicheranno alle società occidentali che finanziano, assicurano o spediscono carichi via mare di prodotti russi. Funzionerà?

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