Skip to main content

“Non si pente di nulla” e “ama la Russia”. La scorsa settimana, Maria Eismont, legale del giornalista e oppositore russo Vladimir Kara-Murza, ha rilasciato un’intervista in cui riportava le dichiarazioni del suo cliente.

Oggi il Tribunale Urbano di Mosca ha annunciato la condanna a 25 anni di carcere per il dissidente, che si trova da circa un anno in arresto preventivo con l’accusa di tradimento e altri due reati penali legati alla critica contro la guerra in Ucraina. Secondo il sito Mediazona, al momento della sentenza erano presenti un centinaio di giornalisti e diplomatici.

Per l’accusa, Kara-Murza ha diffuso consapevolmente un’informazione falsa nell’accusare l’esercito russo di bombardare zone residenziali, ospedali e scuole in territorio ucraino, durante l’intervento a marzo del 2022 alla Camera di Rappresentanti dello Stato dell’Arizona, negli Stati Uniti. Inoltre, è stato accusato di alto tradimento e di lavorare con un’Ong dichiarata non gradita dalla giustizia russa.

Ad aprile dell’anno scorso, l’attivista russo ha dichiarato all’emittente americano Cnn che le azioni di Mosca, e il governo di Vladimir Putin, corrispondono ad un “regime assassino”. Qualche ora dopo è stato arrestato e condannato a 15 giorni di prigione per “disobbedienza alla polizia”.

Nato a Mosca nel 1981, Kara-Murza è un giornalista e regista, con un BA e un MA in Storia all’Università di Cambridge. È stato corrispondente da Londra per Novye Izvestia (1997-2000) e Kommersant e la radio Ekho Moskvy. È stato anche corrispondente da Washington per la Bbc e capo redattore del giornale finanziario con sede a Londra Russian Investment Review. Recentemente è stato vicepresidente del movimento Russia Aperta e presidente della Fondazione Boris Nemtsov per la Libertà. È sposato e ha tre figli.

Kara-Murza è un ferreo oppositore di Putin e ha ripetutamente denunciato le atrocità dell’esercito russo in Ucraina. Ha avuto anche un ruolo chiave nel persuadere i governi occidentali a sanzionare funzionari russi per violazione dei diritti umani e corruzione.

Nel 2015 e nel 2017, Kara-Murza ha rischiato di morire dopo essere stato avvelenato. I suoi avvocati hanno informato che al dissidente è stato diagnosticato la polineuropatia (disturbo al cervello e midollo spinale), con effetti nelle estremità inferiori, come conseguenza dei due avvelenamenti.

Dopo avere criticato l’intervento dei russi in Ucraina, e avere condannato la repressione di Putin contro i dissidenti, Kara-Murza ha detto al tribunale di Mosca la scorsa settimana: “Sottoscrivo ogni parola che ho detto. Non solo non mi pento di nulla, ma sono orgoglioso di questo”.

Kara-Murza condannato da Putin. Chi è e cosa ha fatto l’oppositore russo

Avvelenato due volte, il dissidente è in arresto preventivo da un anno con l’accusa di tradimento e diversi reati penali. È stato condannato a 25 anni di prigione

Nuove strade per i liberali. L'addio tra Renzi e Calenda secondo De Tomaso

La rottura tra Renzi e Calenda porta a ripescare una domanda: ha senso insistere nella costruzione di un edificio liberal-riformista? Forse è meglio organizzare le idee liberali negli altri schieramenti. Il commento di Giuseppe De Tomaso che ripercorre la storia del liberalismo nazionale

Fabrica Floridi, ma le chat sono davvero intelligenti?

Di Karin Piffer

Diciottesima puntata di Fabrica Floridi il web show condotto da Oxford dal filosofo Luciano Floridi (registrata prima della decisione del Garante su ChatGpt). Tema l’intelligenza artificiale e tutte le sue ultime declinazioni affrontate insieme a grandi esperti del settore. Ecco tutti i dettagli

La sicurezza in ambito spaziale. Scrive il gen. De Leverano

Di Francesco De Leverano

Negli ultimi anni si sta assistendo ad una profonda trasformazione del settore spaziale (il cosiddetto “new space”), caratterizzata dal passaggio da logiche governative e politiche a logiche commerciali. Allo stesso tempo, si sta assistendo ad una evoluzione della dimensione geostrategica e all’ingresso in scena di nuovi attori statuali e non statuali. L’analisi del generale di Corpo d’armata Luigi Francesco De Leverano, già consigliere militare del presidente del Consiglio Mario Draghi

Equilibri in bilico nel Vecchio continente

Molti si aspettano che le europee del 2024 mettano fine ai vecchi equilibri, creando una nuova identità politica. È possibile che un aumento della frammentazione consenta alle famiglie politiche tradizionali di sopravvivere forgiando nuove alleanze, più o meno solide e durature, così come è invece possibile che assisteremo a un cambiamento completo di rotta a livello continentale. L’analisi di Stefano Silvestri, direttore editoriale Affari internazionali

Le nomine sono fatte, ora il governo (e il Pd) pensino al Pnrr. Scrive Sisci

La priorità dell’Italia oggi dovrebbe essere una sola, lavorare a come realizzare più progetti possibili del Pnrr. Ora che è passata la sbornia da nomine, Meloni e opposizione se ne ricordino. Il commento di Francesco Sisci

La coperta è corta. E allora meglio darsi delle priorità. Scrive Becchetti

Riuscire a spendere bene i soldi finanziati con il Pnrr, aggiungere alcune voci di spesa fondamentali per curare emergenze. Sono queste le due direzioni d’intervento su cui si gioca la qualità della politica di bilancio dei prossimi mesi. Il commento di Leonardo Becchetti

Debito, Ucraina e crescita. I temi toccati (e quelli "bucati") dalla settimana Fmi

A Washington si sono conclusi gli spring meetings. Si è parlato di debito globale, del ruolo della Cina e della crescita nel 2023. L’analisi dell’Atlantic Council rileva anche dei temi chiave su cui è mancato l’approfondimento

Macron e la riflessione strategica che serve all’Italia. Parla Coticchia (UniGe)

Le parole di Macron e le esercitazioni di Pechino attorno a Taiwan hanno riacceso il dibattito sull’autonomia strategica europea. Secondo il professor Coticchia (UniGe) la riflessione in corso sulla strategia di sicurezza nazionale è l’occasione fondamentale per definire i nostri interessi

Nucleare sì, nucleare no? Preparare il sistema italiano alle nuove tecnologie

Cosa accadrebbe nell’ipotesi che la produzione di energia elettrica da fonte nucleare venisse di nuovo sdoganata in Italia? Poco o nulla. Il nostro Paese non è pronto poiché attivare l’energia elettrica da fonte nucleare non vuol dire allacciare una centrale alla rete ma avviare (recte: riavviare) un sistema. Tale riavvio si dovrebbe basare su tre pilastri fondamentali. Ecco quali

×

Iscriviti alla newsletter