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Primo di due approfondimenti 

Due recenti interessanti saggi hanno attirato l’attenzione in Italia sulle realtà, le prospettive e le conseguenze dell’Intelligenza Artificiale (IA): quello di Bernabè e Gaggi (“Profeti, Oligarchi e spie” – Feltrinelli) che ne pone in particolare rilievo i rischi e le potenziali distorsioni per le democrazie, e quello di Savona e Vanorio (“Geopolitica dell’Infosfera” – Rubbettino), che ne approfondisce in particolare l’impatto economico e finanziario (ma anche l’importanza del dominio del metaverso sull’ordine mondiale). Savona e Vanorio uest’Il secondo mettono in particolare evidenza due fatti. Primo, lo sviluppo dell’IA ha, a differenza di quello delle altre tecnologie, effetti “generativi” trasversali in campo sia hard che soft. Secondo, l’IA non solo supera la tradizionale contrapposizione fra Stato e mercato, ma ne promuova l’alleanza, marginalizzando l’operatore umano. Entrambi i volumi sviluppano l’affermazione di Kissinger che l’IA è il futuro e che sta producendo una profonda rivoluzione negli affari umani. In campo geopolitico. Sulla potenza militare avrà un impatto simile a quello della polvere da sparo o dell’arma nucleare.

Questo scritto si propone di approfondire l’impatto dell’IA in campo militare e sulle caratteristiche – per ora imprevedibili – del nuovo ordine geopolitico mondiale. Quest’ultimo sarà comunque caratterizzato anche nel medio-lungo termine dalla competizione fra gli Usa e la Cina, potenze dominanti anche nel campo dell’IA e delle altre tecnologie emergenti – dal quantum e dal cloud computing, alla robotica, alle biotecnologie e alla genetica (che verosimilmente riuscirà a identificare e forse a modificare i comportamenti dei responsabili politici e strategici, già ora influenzati dall’utilizzo dei Big Data in campo elettorale, nella propaganda e nella disinformazione). L’IA aumenterà la sua importanza a partire dal mondo virtuale, il quale influirà sui futuri rapporti di potenza e sulla balance of power, concetto centrale sin dall’antichità delle relazioni internazionali sia di cooperazione che di competizione. Con lo sviluppo dell’IA diventerà difficilissimo valutarlo, anche perché gli aspetti qualitativi e immateriali della potenza sono nettamente superiori a quelli quantitativi e fisici che si possono contare e verificare. Non sarà più possibile il Controllo degli Armamenti, basato su un affidabile equilibrio delle forze, che tanto ha contribuito all’evitare che la guerra fredda fra gli Usa e l’Urss si trasformasse in calda.

Impatti tecnico-militari dell’Intelligenza Artificiale

Per quanto riguarda gli impatti propriamente tecnico militari dell’AI si farà ampio riferimento al Latest Defence Intelligence del 12/9/2022. Esso prevede che l’IA muterà profondamente le caratteristiche, ma non la natura dei conflitti armati fino a che – verso il 2070 – potrebbero apparire macchine quasi completamente autonome dagli operatori, ponendo nuovi problemi etici e di comando e controllo e imponendo nuovi rischi. Essi potrebbero essere fronteggiati solo con accordi internazionali, del tipo di quelli proposti da “Open Ai”, che – come prima suggerito – ritengo impraticabili, data l’importanza che l’IA ha per la potenza e la ricchezza degli Stati oltre che per l’impossibilità – prima suggerita – di usare nel mondo virtuale la logica di quello reale, materiale e fisico.

I conflitti hanno sempre usato la tecnologia come mezzo e si sono adeguati alle sue possibilità e limitazioni. Molto popolare nel descrivere i rapporti fra IA e guerra è l’espressione “Killer Robots”. Essa esprime solo una minima parte della realtà. Le conseguenze riguardano in pratica tutti i settori: dalla consapevolezza della situazione alla rapidità del ciclo Ooda (Osservare, Orientare, Decidere, Agire); dai rifornimenti (quelli di munizioni sono ridotti dalla precisione delle armi) alla logistica delle riparazioni (basti pensare al “3D Printing”); dai trasporti alle comunicazioni; dalla raccolta alla fusione di enormi quantità di dati provenienti dalle fonti più disparate; ecc.

I successi delle forze ucraine nella loro iniziale resistenza all’aggressione russa sono in gran parte derivati dalla loro flessibilità, favorita dalla trasformazione adottata nel sistema telefonico mobile di Kiev e dall’utilizzo per le comunicazioni del sistema di Space – Starlink fornito da Elon Musk, resistente alle interferenze elettroniche russe. L’efficacia dei lanciarazzi multipli Himars è stata poi determinante per resistere alla potenza di fuoco dell’artiglieria russa. Agendo sul sistema Gps i russi l’hanno ridimensionata alla fine dello scorso anno. Il tempo necessario per la messa a punto delle contro-contromisure ucraine, per “riconquistare” tale spazio virtuale e ripristinare l’efficacia reale degli Himars, è un fattore che sta ritardando la controffensiva di Kiev.

Dalla capacità di fusione e dalla possibilità d’accesso ai sistemi informativi continua a dipendere la maggiore efficacia del fuoco di artiglieria e dei lanciarazzi multipli ucraini, valutata a 6-7 volte rispetto a quella russa. Essa è largamente connessa con l’ampio uso di “micro“ e di “mini-droni” (come i Black Hornet, trasportabili nello zaino dal singolo fante), la cui designazione di obiettivi viene immediatamente utilizzata.

Gli eventi in Ucraina costituiscono un chiaro esempio dell’impatto che l’IA ha sulle capacità militari e come l’interfaccia “uomo-macchina” sia divenuto importante per diminuire quella che Clausewitz chiama la “nebbia della guerra”, cioè la sua imprevedibilità, derivata anche dal fatto che i contendenti ricercano sempre la sorpresa.

Nella nuova controffensiva, l’entità delle forze russe non consente agli ucraini di realizzare una sorpresa strategica simile a quella fatta a settembre. Simulando un attacco a Kherson indussero il comando russo a spostare da Kharkiv la massa delle forze, per poi travolgere le deboli difese rimaste. Oggi Kiev non ha alternativa ad effettuano una serie di piccoli attacchi per individuare le vulnerabilità russe sul lungo fronte. A meno che non abbiano in serbo qualche sorpresa per il Cremlino, si concentreranno solo dopo aver individuato un punto debole, che consenta di creare una breccia senza dover ricorrere a sanguinosi attacchi frontali.

Il conflitto in Ucraina è un esempio dello spostamento progressivo, consentito dall’IA di molte delle decisioni militari dall’uomo alla macchina, come era stato previsto dall’“Algorithmic Warfare Team” responsabile al Pentagono del progetto “Maven”. Parallelamente sulla rapida e precisa designazione degli obiettivi, sempre più diffuso diventa l’uso dei droni. Si sta estendendo dal campo aereo a quello terrestre e navale specie sottomarino, per i motivi che avevo suggerito nel 1996 in “Se vuoi la pace, conosci la guerra” (Laterza ed.), cioè perché sono più “spendibili” dei soldati e costano meno rispetto alle grandi, vulnerabili piattaforme.

Il conflitto in Ucraina ne dimostra la progressiva riduzione della dipendenza dagli operatori, anche perché la richiesta rapidità di reazione e di sintesi di un gran numero di dati supera la capacità della mente umana. Quest’ultima viene potenziata, ma non sostituita. Taluni sostengono che lo sarà in tempi brevi, immaginando un mondo dominato da macchine autonome indipendenti dall’uomo. È un mito che il prof. Savona demolisce convincentemente parlando di economia, con considerazioni che sono valide anche nei campi militare e geopolitico, mentre Bernabè altrettanto chiaramente lo teme in un futuro fortunatamente non prossimo, auspicando un controllo internazionale sull’IA.

In Ucraina è utilizzata un’ampia gamma di mezzi che utilizzano in misura diversa l’IA. Essi sono caratterizzati da un differente livello di interfaccia e dipendenza dai loro operatori. Come dicono gli americani, vi sono quelli semiautomatici in cui l’operatore è “in the loop”; quelli che richiedono la supervisione dell’operatore (“on the loop”), e quelli quasi completamente autonomi (“out of the loop”). Alla prima categoria appartengono i sistemi d’arma “fire and forget” ; alla seconda quelli di tipo Aegis, Patriot o Iron Dome, per i quali le reazioni umane sono troppo lente per una risposta alla minaccia; e, infine, alla terza i drones fatti sorvolare sul campo di battaglia o mezzi subacquei programmati per la protezione di gasdotti o cavi sottomarini, che scelgono autonomamente gli obiettivi che rappresentano una minaccia e che vanno distrutti.

L’impatto dell’IA è molto più ampio di quello dei “killer Robots”. Investe l’essenza della condotta strategica e tattica delle operazioni militari, soprattutto nel campo delle informazioni. Consente di effettuare previsioni non solo sulle possibilità, ma anche sulle intenzioni dell’avversario. Costituisce quindi un fattore essenziale di potenza.

Agisce anche nel campo della propaganda e della disinformazione con l’ineguagliata capacità di analisi dei big data e di condizionamento delle opinioni pubbliche, come messo in rilievo dall’importanza che ha avuto Internet nelle primavere arabe. Nella storia tutte le rivoluzioni hanno utilizzato mezzi di comunicazione innovativi, che hanno loro consentito di aver la meglio sui sistemi che volevano abbattere (il Protestantesimo con la stampa; Khomeini con le cassette; le “rivoluzioni colorate” con Internet e i Social Media. Oggi “la rete”, potenziata dall’IA, domina con rapidità le “piramidi” istituzionali e i loro sistemi gerarchici di comando e controllo. Li batte sul tempo e come capacità di adeguamento e d’innovazione. La superiorità qualitativa ucraina si basa sulla stessa logica e principi.

(Foto dal ministero degli esteri olandese)

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