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Una delle ragioni per cui dopo il terremoto del 2016 la ricostruzione dell’Italia centrale è andata a passo di lumaca è stata la straordinaria mole di controlli preventivi cui cittadini e aziende delle Marche, dell’Abruzzo, del Lazio e dell’Umbria dovettero sottostare. Già lenta di suo, la macchina burocratica si ingolfò in partenza. Anche in quel caso, come accade oggi a proposito dei controlli “contestuali” sul Pnrr attribuiti alla Corte dei conti che il governo intende smantellare, chi suggeriva di fare controlli a campione ex post piuttosto che a tappeto ex ante fu accusato di favorire il malaffare e la criminalità organizzata. Una polemica surreale, il cui costo fu pagato unicamente dagli italiani terremotati. Cornuti e mazziati.

È noto che in difesa della legittimità costituzionale della scelta del governo sulla Corte dei conti sia sceso in campo il presidente emerito della Consulta Sabino Cassese. Le tesi di Cassese sono state riprese dal Corriere della Sera con un editoriale a firma Federico Fubini. “La magistratura contabile e la Commissione europea non hanno ragione di preoccuparsi. Una revisione meticolosa dei lavori da parte di un’autorità nazionale indipendente è prevista dai regolamenti europei ed è sacrosanta. Guai a toccarla. Ma tenere il revisore in cabina in cabina di pilotaggio con l’attuatore, nel migliore dei casi rallenta il processo e nel peggiore porta a confondere il secondo con il primo”, ha scritto Fubini.

Argomenti di buonsenso, da cui dipendono l’efficacia del processo amministrativo oltre allo stato di salute del principio noto come “primato della politica”. Un principio caro anche a Massimo D’Alema. Il quale, come ricorda oggi sul Qn Raffaele Marmo, ai tempi della Bicamerale ipotizzò di togliere alla magistratura contabile la funzione giurisdizionale. Nel libro “La grande occasione”, scritto con Gianni Cuperlo, D’Alema racconta che quando le sue intenzioni divennero pubbliche ricevette “una lettera anonima in una busta intestata della Corte dei conti con la quale un sedicente gruppo di magistrati mi consigliava minacciosamente di sostenere un certo nucleo di emendamenti” ovviamente favorevoli alla Corte. La conclusione di D’Alema fu amara: “Il tragitto da compiere per far approdare il Paese a una democrazia matura è ancora lungo”, scrisse.

Curioso osservare come il Pd oggi sostenga la tesi radicalmente opposta. Del resto, è lo stesso Pd che nel 2016 previde quella fitta selva di controlli preventivi che impedirono di rialzarsi ai cittadini dell’Italia centrale atterrati dal terremoto.

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