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Il nodo delle candidature alle Regionali, l’opa continua di Giuseppe Conte ai danni del Pd, le tappe di un congresso che assomiglia sempre più a una via crucis e i popolari in odore di rottura. Insomma il panorama politico si presenta come una nebulosa caotica, specie dalle parti del centrosinistra. A rischiarare un po’ la strada è Sebastiano Maffettone, docente, saggista, già ordinario di filosofia politica alla Luiss.

Professore, nel Lazio la partita si gioca tutta sulla sanità: Rocca vs D’Amato. 

Diciamo che siamo di fronte, sia in Lombardia che in Lazio, a candidati che si sono apertamente (senza ideologia) schierati a favore della campagna vaccinale. Ma questo è un tratto comune che mi pare di assoluto buonsenso. Anche perché non mi pare, a fronte del problema pandemico, che ci siano tante soluzioni alternative. Per cui, come si suole dire, meglio “l’usato sicuro” dei vaccini, pur senza posizioni estreme.

Un pronostico sull’esito delle consultazioni nelle regioni?

In Lombardia direi che ci sono pochi dubbi: verrà confermata la giunta di centrodestra. Magari con altre proporzioni rispetto a quella attuale, ma non mi pare ci siano molte alternative. Letizia Moratti è un buon nome. Si tratta di una persona molto conosciuta, specie a Milano, ma di fronte al fuoco di fila del centrodestra non penso possa avere molte chance. Anche in Lazio, sebbene l’esito sia meno scontato, prevedo un successo del centrodestra.

Sulle candidature ci sono diverse storture. In Lombardia è stato trovato l’accordo tra Pd e M5S su Majorino. Invece nel Lazio dem e grillini ballano da soli. Che succede?

Fa parte di una stortura più ampia, che in qualche modo rappresenta il culmine dell’auto-flagellamento cui il Pd si sta sottoponendo da diverso tempo. I dem hanno creduto di essere l’unico riferimento elettorale per il centrosinistra, invece Conte astutamente sta continuando a erodere loro parti significative del consenso. Ma, ripeto, il Pd è causa del suo male. E in questo Letta ha grosse responsabilità.

La scelta del campo largo è stata poco lungimirante?

Ma certo, l’errore è stato ab origine. Bisognava cercare in tutti i modi di arrivare a un accordo elettorale – mi rendo conto non fosse semplice – che comprendesse sia il Movimento 5 Stelle che il Terzo Polo. Invece, arginando Calenda e Renzi il Pd ha perso due politici di vaglia. In definitiva, poi, ha finito per perdere anche il Movimento che adesso rappresenta l’insidia più grossa.

A Conte va riconosciuto il merito di aver arginato le perdite di consenso del Movimento e di averlo riportato a numeri che, stando ai sondaggi, sono superiori a quelli del Pd. 

Certo, Conte è stato astuto e ha massimizzato gli esiti di una campagna – specie per il Meridione – a tratti strumentale. Così come sta cavalcando il tema dell’Ucraina, in maniera del tutto strumentale per intercettare quel consenso che era confinato nei gangli dell’estrema sinistra. In questo modo Conte accredita il Movimento 5 Stelle come unica vera forza di opposizione.

Anche i popolari, fra i dem, sono in odore di rottura. 

Mi pare una situazione abbastanza normale e prevedibile. In una situazione di crisi come quella che sta vivendo il Pd le fratture si amplificano. Non paga neanche questa ambiguità che presentano i dem sull’esprimere la linea del partito. Questo cerchiobottismo auto-flagellante non piace ai popolari, evidentemente.

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