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Storia inusuale: due russi e un ucraino sono stati arrestati durante un tentativo di incursione in una struttura militare, la Gramsh Factory nell’Albania centrale. Dopo indiscrezioni iniziali arrivate ai media locali, è stato il ministero della Difesa albanese a fornire informazioni ufficiali ieri notte.

Secondo le ricostruzioni ufficiali, intorno alle 17:40 di sabato 20 agosto, una guardia dello stabilimento militare di Gramsh ha notato movimenti sospetti intorno alla struttura. Ha osservato un uomo (poi individuato come M.Z., un russo di 24 anni) mentre scattava fotografie dall’esterno e poi entrava nell’impianto. Davanti a questo ha avviato le procedure di sicurezza. Quando le altre guardie sono intervenute per fermarlo, l’intruso ha iniziato a scappare; braccato, ha risposto usando uno spray neuro-paralizzante su due soldati per cercare di fuggire ma non ce l’ha fatta.

Altre due persone sono state poi individuate fuori dal perimetro dello stabilimento, una donna (S.V. di 33 anni) e un uomo (un ucraino, F.A., 25enne). Erano arrivati al deposito di Gramsh con una Chevrolet Camaro arancione, non certo un’auto che passa inosservata (e forse anche questo ha attirato l’attenzione dei militari albanesi).

I tre stranieri, scoperti in quelle che le fonti locali definiscono un’operazione di spionaggio, sono stati arrestati dalle forze di sicurezza. Le indagini sono state avviate sotto la direzione del pm Kreshnik Ajazi, mentre sono coinvolti anche la Polizia Militare e dell’Agenzia di Intelligence e Sicurezza della Difesa che, in collaborazione con il Dipartimento di Polizia Criminale e la Direzione Antiterrorismo della Polizia di Stato, stanno coordinando le indagini per chiarire appieno le circostanze dell’accaduto.

Non è ancora chiaro quali fossero le  intenzioni dell’intrusione. “Se fossero turisti — fa sapere in forma riservata la procura — non reagirebbero con agenti nervini”. (Gli agenti nervini sono stati usati in diverse occasioni, anche in questi anni, da operativi del Gru, l’intelligence militare russa).

Nella fabbrica di armi meccaniche di Gramsh, le armi non vengono prodotte dal 1993, e fino al 2004 c’era solo l’assemblaggio e la regolazione delle armi. Interrotte anche queste ultime attività, è iniziato il processo di smontaggio delle armi, che è durato fino a un anno fa. Tuttavia, l’impianto al suo interno ha ancora diverse armi stoccate ed è un oggetto di particolare attenzione, custodito dall’esercito albanese.

Erano agenti dei servizi russi, magari del Gru? Erano lì per una missione? E se sì: la Russia è così tanto in difficoltà nell’invasione ucraina che stava cercando forniture, magari pezzi di ricambio, e progettava un furto nella postazione albanese? A Gramsh, l’Albania (Paese Nato) conserva qualcosa di diverso e in qualche modo più interessante di quanto dichiarato pubblicamente e per questo gli uomini del Cremlino erano sul posto? Ipotesi che saranno le indagini a chiarire.

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