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Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni sabato ha celebrato il percorso verso la vittoria elettorale suo e del suo partito, Fratelli d’Italia, come un successo delle proprie idee conservatrici.Eppure forse non è così. Dietro al successo c’è un dramma vero e senza risposta del Paese.

Tale mancanza di risposte non è un problema se Meloni e FdI vogliono durare lo spazio di un mattino. Lo è se, come dice, il premier vuole lasciare un’eredità di governo.

Il Paese è infatti in una crisi profonda e strutturale. In meno di 15 anni gli italiani hanno dato la maggioranza, elettorale o di sondaggi, al Pd di Matteo Renzi, al M5s di Beppe Grillo, alla Lega di Matteo Salvini e ora al Fdi di Meloni.

Sono troppi cambiamenti in troppo poco tempo. Sono spostamenti dell’asse da sinistra a destra senza cambiamenti radicali nella nazione. I partiti e i leader durano quanto la stagione di una canzonetta senza intaccare il tessuto sociale ed economico del Paese, nel bene o nel male.

Queste oscillazioni oltre che frequenti sono massicce. Matteo Renzi e Matteo Salvini, nei loro momenti di gloria raccoglievano rispettivamente il 40% e il 30%. Oggi sono ai minimi termini.

Il M5s di Grillo (vaffa-vaffa e né destra, né sinistra) aveva toccato il 33%, poi è sprofondato nei sondaggi.

Ora sta risalendo dopo essersi trasformato in una cosa di sinistra con Giuseppe Conte leader sotto l’ombra di Massimo D’Alema.

Se continua così, il nuovo M5s a trazione sinistra si mangia le ultime frattaglie del Pd in via d’estinzione, e vince le prossime elezioni, che siano fra qualche mese o cinque anni. In quel caso il FdI di Meloni diventerà un altro dei tanti incidenti della storia italiana.

Poi, come governeranno l’ombra del premier (Conte) e il premier ombra (D’Alema) lo vedremo.

Allora se FdI pensa che questa sua sosta a Palazzo Chigi sia solo il suo giro di giostra, giusto che distribuisca posti e potere tra amici e fedeli, perché tra qualche mese chissà chi arriva ed è bene occupare la sedia “ora che tocca a noi”.

Se invece pensa di restare e cambiare il Paese forse deve cominciare a pensare diversamente.

Il primo dato da riconoscere è che gli italiani non sono diventati improvvisamente fascisti né post fascisti, ma appunto che il voto a FdI di oggi è di disperazione. Sono italiani che stanno girando da ogni parte e hanno votato Meloni come domani potrebbero votare Conte o chi per lui.

Se lo si riconosce e si vuole usare questa “casualità” per restare al potere a lungo allora non si possono distribuire incarichi solo ad amici e alleati. Bisogna invece pensare da Stato.

Certo, ciò è praticamente difficile quando ci sono sodali che reclamano un pegno per l’impegno e associati che pretendono posti e potere. È difficile quando il Paese è in una campagna elettorale inesauribile: i click su Twitter, Facebook si riflettono sui sondaggi che a loro volta fanno i titoli dei giornali e poi rimbalzano ancora su Twitter e WhatsApp, in un defatigante, inutile moto perpetuo.

Ma questa è una macchina che non può vincere a lungo termine, o che fa vincere solo chi è all’opposizione. Essa macina ansia e nevrosi ma non governa, infatti fiacca il governo e psicotizza il Paese e chi da fuori tenta di seguirlo.

Chi è al governo, se accetta il moto perpetuo, deve scusarsi ogni giorno. Ma nella comunicazione, ogni volta che ci si scusa (ci si “spiega”, si “chiarisce”) si dà ossigeno e carburante ai propri critici. Si lascia in bocca il sapore del dubbio, il ricordo del vecchio excusatio non petita accusatio manifesta.

Il governo, invece, ha il privilegio di comunicare per assenza. Fa quello che fa perché pensa sia giusto e risponde solo, con chiarezza, calma e puntualità, a domande dirette della stampa nelle occasioni deputate. L’Italia, e chi la segue da fuori, hanno bisogno di tranquillità, di buon governo e di un progetto chiaro di lungo termine.

Forse una impostazione dell’azione di governo e di comunicazione in questo senso poi conquisterebbe autorità e autorevolezza anche con alleati e compagni di partito. Quindi si potrebbe poi pensare in grande, al futuro del paese, a perché gli italiani vagano da un 15ennio come anime in pena del Purgatorio.

Naturalmente, è facile fare lezioncine lontano dalla trincea, senza le mille incombenze quotidiane, e ce ne scusiamo con il premier.

Ma paradossalmente se non ci si stacca dalle ansie quotidiane, dai tweet, dai diari, dalle risposte sui vestiti o su Macron, e non si pensa ad altro e in alto, non se ne esce.

E al prossimo giro di giostra, forse già dopo le elezioni in Lombardia, potrebbe toccare al M5s del “Conte Max”, come certa stampa ha ribattezzato il duo Conte-D’Alema, e forse sarà giusto così.

https://www.appiainstitute.org/

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