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Il Partito democratico “presenta una mozione che conferma tutti gli impegni presi durante il governo Draghi a sostegno dell’Ucraina, incluso l’invio di armi per la difesa Ucraina secondo l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”. A spiegarlo a Formiche.net è Lia Quartapelle, responsabile esteri del Partito democratico, a due giorni dal dibattito alla Camera durante il quale verranno affrontate la mozione del Movimento 5 Stelle che chiede conto al governo dell’invio delle armi e quella ancor più netta dell’Alleanza Verdi Sinistra per stoppare le consegne di forniture militari.

E se il rilancio del Partito democratico dipendesse, prima di ogni altra cosa, dalla politica estera? Un documento, elaborato da oltre venti esperti e promosso proprio da Quartapelle, traccia una nuova rotta. Una chiave di lettura che allarga l’orizzonte rispetto ai ragionamenti interni e che lambisce alcuni punti cruciali. Dalla globalizzazione alla cooperazione internazionale, passando per il multilateralismo. Il documento viene riassunto come “una bussola che definisca quale assetto internazionale vogliamo impegnarci a costruire, e quale ruolo vogliamo che l’Italia svolga in esso”.

Quartapelle, questo documento verrà discusso nella fase congressuale. Come nasce?

Si tratta di un lavoro che dura da mesi, svolto da 24 esperti di politica estera a vario titolo in collaborazione con i gruppi parlamentari di Camera, Senato e Parlamento europeo. Il documento nasce dall’esigenza di avviare, nel partito, una riflessione approfondita sui temi della politica estera. In un momento come questo è un ambito strategico fondamentale. In questo modo abbiamo cercato di ribadire anche un perimetro di valori nei quali il partito si riconosce e che interpreta, a partire dall’ancoraggio convinto all’europeismo.

Avete avuto riscontri positivi sul documento?

Si, sia esternamente sia internamente. Tanto più che si è trattato di un lavoro condiviso e per il quale la comunità del Pd si è spesa. D’altra parte, come confermato dagli esperti, siamo l’unico partito in Italia che si è occupato di questi temi in modo così specifico che ha elaborato cinque linee guida fondamentali emerse dal dibattito e che apre a futuri spazi di elaborazione e proposte politiche.

Nel testo si fa riferimento alla “globalizzazione sostenibile”. Che cosa si intende?

La destra ha speculato sul concetto di globalizzazione e sulla narrazione di alcuni effetti, rispolverando ideologie nazionaliste e sovraniste. La nostra è un’inversione paradigmatica. Una globalizzazione che presuppone una nuova proposta politica che, più che interrogarsi se la globalizzazione sia un fenomeno buono, cattivo o neutro in sé, si domandi in che modo essa sia funzionale ai nostri interessi e valori di riferimento e quali sono le condizioni che permettono davvero una ripartizione più equa e sostenibile dei suoi benefici.

In una fase come questa, certe prese di posizione in politica estera possono incidere anche sulla costruzione di alleanze intere.

Riflessioni approfondite e documentate sulla politica estera aiutano senz’altro a ponderare sulle alleanze da stringere e sui percorsi da condividere con altre forze politiche interne. I capisaldi, comunque, all’interno del documento sono molto chiari. L’europeismo, la difesa degli oppressi e la condanna degli oppressori nel caso del conflitto in Ucraina.

Quale sarà il segretario che meglio potrà interpretare i contenuti di questo documento?

Parlare di segretari o candidati non mi pare sia un esercizio utile. Sicuramente questo è un documento che noi mettiamo a disposizione di tutti e sul quale siamo aperti a una discussione ampia e trasversale.

Lia Quartapelle

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