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La Scandinavia si rafforza davanti all’aggressività della Russia putiniana. Consapevoli di essere un nodo geopolitico tra Artico ed Europa, Svezia, Finlandia e Norvegia muovono passi verso i loro interessi. È l’effetto diretto dell’invasione russa dell’Ucraina, che crea preoccupazione e spinge certi Paesi verso la necessità di rafforzare la propria proiezione (anche militare) negli affari internazionali.

Finlandia e Svezia, per esempio, hanno messo l’acceleratore all’intenzione di aderire alla Nato. Nonostante le minacce del presidente russo Vladimir Putin, di infierire con “gravi conseguenze politiche e militari” all’unione, sia Helsinki sia Stoccolma stanno discutendo in maniera seria e veloce la domanda di adesione. I tempi sono brevissimi e sperano entro giugno sia ufficializzata la petizione.

Secondo il New York Times, se questi Paesi nordici, ad oggi militarmente non membri Nato, decidessero di farlo, “sarebbe un altro esempio dei risultati controproducenti della guerra di Putin in Ucraina”. Invece di schiacciare il nazionalismo ucraino, Putin lo sta potenziando. E invece di indebolire l’alleanza transatlantica, l’ha solidificata. Voleva bloccare la crescita della Nato e l’effetto è che sta catalizzando la potenziale espansione.

Magdalena Andersson, primo ministro svedese, e Sanna Marin, primo ministro finlandese, hanno detto ieri in una conferenza stampa congiunta che la decisione sull’eventuale richiesta di adesione sarà avviata entro poche settimane. Il passo successivo del processo potrebbe invece richiedere un anno o più.

I funzionari della Nato hanno commentato le dichiarazioni sostenendo che l’organizzazione ha le porte aperte per qualsiasi Paese che voglia presentare domanda di adesione. Per Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, la cosa è semplice: non ci sono Paesi più vicini alla Nato della Finlandia e la Svezia.

Sulla questione Mosca ha avvertito che l’adesione non sarà ignorata e si prenderanno misure a riguardo: Dmitry Medvedev, ex presidente russo, ha dichiarato che “non si potrà più parlare di status denuclearizzato per il Baltico, l’equilibrio dovrà essere restaurato […] finora la Russia non ha preso queste misure e non era intenzionata a farlo”.

Minacce che non rappresentano una novità, come ha ricordato Ingrida Simonyte, premier della Lituania. “Credo che la presenza di questi Paesi come membri dell’Alleanza, infatti, rafforzerebbe notevolmente sia la Nato, sia questi Paesi e la nostra sicurezza. Non appena una tale decisione sarà annunciata, e spero che lo sarà, penso che i Paesi baltici avranno ragione di accoglierla”.

Contemporaneamente la Norvegia rivede i piani per la Difesa. Oslo, già membro Nato, intende migliorare lo stato delle forze armate e ha presentato un piano di difesa nazionale aggiornato. “L’invasione russa dell’Ucraina ha conseguenze importanti per la sicurezza norvegese, perché la Russia ha notevoli interessi nel nord e questo influenza la Norvegia e la Nato”, ha detto il ministro Odd Roger Enoksen.

Nei tempi a venire, la Norvegia deve fare di più per sostenere la sua influenza nella regione: è questa la linea del nuovo Libro Bianco sulla Difesa consegnato al Parlamento. Diversi progetti d’investimento chiave sono in ritardo, tra cui l’acquisizione di nuovi sottomarini di costruzione tedesca della Classe U212CD che la marina norvegese riceverà ben oltre il 2029 previsto inizialmente. Poi ci sono problemi con l’implementazione operativa degli elicotteri NH90, dei caccia F-35 e dei pattugliatori P-3.

In più c’è la questione infrastrutturale, che forse è la più interessante: i piani precedenti includevano la chiusura delle basi aeree di Andøya e Bodø, ma le cose potrebbero cambiare in fretta davanti alla minaccia russa. Quella di Andøya potrebbe diventare una “base di ricezione militare permanente per le forze alleate”. È possibile che sarà usata ampiamente dall’aeronautica militare statunitense e specialmente dagli aerei di pattugliamento.

Mantenere attiva Andøya (che peraltro al momento non ha sistemi di difesa) è molto costoso e Oslo potrebbe non avere spazi di bilancio nemmeno il prossimo anno. Ma la complessità della situazione è tale che si stanno avviando i progetti, tanto da mettere in discussione anche i piani per chiudere la base aerea di Bodø, per 70 anni hub dell’aviazione norvegese (e alleata) le cui attività sono state sospese nel gennaio 2022 — deve lasciare il posto allo sviluppo immobiliare della città e un nuovo aeroporto civile sarà costruito a poche centinaia di metri dalla vecchia struttura.

Adesso “tutti valutano le sfide con nuovi punti di vista da quando la Russia ha invaso l’Ucraina [e] le piattaforme operative per il supporto degli alleati sono cruciali per noi come nazione”, ha detto a NRK il capo della forza aerea norvegese, Rolf Folland. Bodø può in futuro facilitare le visite, le esercitazioni e l’addestramento degli alleati. La base è stata usata con successo durante la recente esercitazione Cold Response, e l’integrazione dei dispositivi militari con le necessità della Nato è attualmente ritenuta cruciale da Oslo (e non solo, come dimostrano Stoccolma e Helsinki).

(Foto: Cold Response 2022/Norway Army Chiefs/Runa Røssevold)

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