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Una differenza fondamentale nelle democrazie è quella tra responsabilità politica e responsabilità giudiziaria. Anche se tra i due ambiti possono esserci zone grigie la distinzione è essenziale perché consente il libero scambio delle opinioni e soprattutto permette di condannare politicamente qualcuno senza fucilarlo fisicamente.

Inoltre il politicamente condannato, in democrazia, può fare ammenda del suo sbaglio e rimettersi al pubblico che dopo l’ammenda può decidere di dargli ancora fiducia o togliergliela.

In teoria, quindi si crea un sistema trasparente, in cui il pubblico può scegliere in maniera limpida e i politici stessi possono evolversi e fare evolvere la società.

Quindi, negare la responsabilità politica manda il sistema in tilt. Apre le porte alla tentazione di usare il sistema giudiziario per risolvere questioni politiche altrimenti irrisolvibili.

Diventa l’inizio di una deriva autoritaria e giustizialista, che ancora si trascina in Italia dopo la stagione di Mani Pulite e che ha anche responsabilità politiche nella politica.

Il cortocircuito tra politica e giustizia sembra alla base di tante delle attuali polemiche sul disastro di Ischia e sul condono agli abusi nell’isola firmato dal governo di Giuseppe Conte.

L’avvocato Conte avrà tutte le ragioni del codice per dire che quello da lui approvato non era un condono e perciò non può essere condannato ad alcuna pena, nemmeno a una piccola multa. È un illustre avvocato e sicuramente avrà ragione. Però non è questo il punto.

Conte è colpevole politicamente perché ha sanato una situazione che non doveva essere sanata. Poi, sempre politicamente, Conte potrà spiegare perché lo ha fatto.

Ma la discussione deve essere politica non giudiziaria, perché se si confondono i due ambiti, come egli ha fatto, poi rischia davvero di finire schiacciato sotto le ruote di una giustizia sorda e cieca.

Il problema non è certo solo di Conte, ma più in generale del dibattito politico italiano e poi in particolare della sinistra.

La difesa leguleia dell’operato di governo non può essere tollerabile da parte di chiunque perché diventa una ferita che non si rimargina facilmente nella politica nazionale.

Se si vuole eliminare o limitare l’intervento giudiziario nella politica, la politica deve fermarsi prima della giustizia e riconoscere colpe politiche prima che diventino giudiziarie.

Qui c’è una lezione per i vaffa boys di destra o sinistra. Occorre ammettere le colpe politiche e ritirarsi in buon ordine quando si può. Insistere nell’errore è diabolico, e distrugge tutto, a cominciare da sé stessi.

Condono, perché Conte è politicamente colpevole. Scrive Sisci

L’avvocato Conte avrà tutte le ragioni del codice per dire che quello da lui approvato non era un condono e perciò non può essere condannato ad alcuna pena, nemmeno a una piccola multa. È un illustre avvocato e sicuramente avrà ragione. Però non è questo il punto. Il commento di Francesco Sisci

Il nuovo strumento Ue anti sussidi (e Cina) spiegato da Ghiretti (Merics)

Approvato oggi, a pochi giorni dall’incontro Michel-Xi, il regolamento sulle sovvenzioni estere. “Le imprese di Stato cinesi sono evidentemente uno dei, se non il principale, target. Non perché siano cinesi ma perché sono tra i principali agenti di distorsioni di mercato”, dice l’esperta citando l’esempio di Cosco

La vittoria cinese in Ucraina (che ci deve preoccupare). Scrive Edward Lucas

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Nell’ultimo libro di Owen Matthews c’è, seminascosto, uno scoop: un accordo Washington-Pechino sul conflitto. Un atto di Realpolitik che non ci rende più sicuri ma… Il commento di Edward Lucas, non-resident senior fellow al Center for European Policy Analysis

I Mondiali, eccezionale vetrina per il terrorismo. L’analisi di Dambruoso e Conti

Di Stefano Dambruoso e Francesco Conti

Le preoccupazioni per possibili attentati durante i giochi in Qatar non sono frutto di infondati allarmismi: sono anche un’occasione di propaganda per gli estremisti. L’analisi di Stefano Dambruoso, magistrato ed esperto di terrorismo internazionale, e Francesco Conti, ricercatore, Master’s Degree in Terrorism, Security and Society al King’s College London

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Il vicepresidente della Camera assicura: “La compattezza dell’Ue è stata fondamentale per la resistenza ucraina e non può finire ora”. Segreto sulle forniture? “Toglierlo darebbe un vantaggio a chi ci vuole male”. “La difesa comune europea si raggiunge anche rispettando l’impegno del 2% del Pil in spese militari”

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