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Mentre la politica sul tetto al prezzo del gas segue il binario della contrapposizione, a cui si somma il braccio di ferro tra Ursula von der Leyen e Charles Michel, il prossimo vertice dei ministri dell’energia dell’Ue avrà l’arduo compito di cercare non più solo una mediazione, ma una soluzione potabile al problema. Se da un lato è pur vero che le azioni di Eni in Mozambico e di Exxon in Grecia sono foriere di buone soluzioni, ecco che la vera criticità è relativa a come affrontare energeticamente il 2023. Due i problemi sul tavolo: prezzi elevati e mancanza di offerta.

Ue

Il controverso meccanismo di limitazione del prezzo del gas naturale, sommato al dibattito in corso tra gli stati membri, rappresenta un macigno dinanzi alla possibilità che i ministri dell’energia degli stati membri riescano ad approvare un limite di prezzo nella riunione del 24 novembre. La Commissione Europea non è mai stata apertamente a favore del price cap, soluzione caldeggiata da moltissimi Stati membri. Ma come risolvere prezzi elevati e mancanza di offerta? Fino ad oggi, nonostante la positiva ricerca di alternative rappresentate dal Gnl, il mercato rimane estremamente ristretto e i prezzi elevati del gas hanno causato una riduzione della domanda da parte di aziende e cittadini.

Prima dell’invasione dell’Ucraina, Mosca provvedeva al 40% di tutto il gas importato in Ue. Inoltre l’Europa resta il più grande importatore di diesel al mondo per una serie di bisogni, che vanno dal riscaldamento al trasporto su strada, fino all’impiego industriale. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale la crisi energetica ha indotto i membri Ue a immettere circa 276 miliardi di dollari quest’inverno in varie misure di soccorso.

Due fattori

Due i fattori che si inseriscono nel dibattito: Eni in Mozambico ed Exxon in Grecia. Il cane a sei zampe, operatore delegato del progetto Coral South, ha annunciato la partenza del primo carico di gas naturale liquido del Mozambico. Cinque i partner del colosso italiano, ovvero ExxonMobil, Cnpc, Galp, Kogas ed Enh. Secondo l’Ad di Eni Claudio Descalzi la mossa rappresenta un nuovo, importante passo nella strategia di Eni “che fa leva sul gas come fonte in grado di contribuire significativamente alla sicurezza energetica europea, anche attraverso la crescente diversificazione delle forniture, supportando nel contempo una transizione energetica equa e sostenibile”.

Il colosso americano (che già ha una sua precisa strategia nell’Egeo), estrarrà in Grecia, nello Ionio e a Creta: il gas naturale greco potrebbe contribuire attivamente a soddisfare il fabbisogno energetico dell’Europa grazie a 2.000 miliardi di metri cubi di gas naturale. Lo sfruttamento potrebbe iniziare già nel 2027 e tutto il mercato targato Ue potrebbe trarne vantaggio. La scorsa settimana sono iniziate le indagini sismiche nelle aree marine a ovest e sud-ovest di Creta, al fine di determinare le strutture geologiche. Il giacimento che dovrebbe trovarsi a Creta e nel Peloponneso potrebbe essere l’ultima speranza che l’industria mineraria ha di trovare un grande giacimento di gas naturale nella regione dell’Europa orientale, dal momento che per fattezze e consistenza vi sono elementi di somiglianza con il fondale dove è stato scoperto Zohr.

L’esplorazione è fatta dalla joint venture ExxonMobil ed Helleniq Energy che possiede i diritti nell’area. Se le aspettative saranno rispettate, a fine 2026 ci saranno le prime perforazioni, senza dimenticare le azioni di Israele ed Egitto,  quelle in Grecia dove opera Snam.

Obiettivo 2023

Nel frattempo come affrontare il dossier energetico dal prossimo 1 gennaio? Il Regno Unito sta approntando un piano per estendere le tasse sui profitti delle compagnie petrolifere e del gas: una mossa che potrebbe fruttare 45 miliardi di dollari in cinque anni. Il parlamento tedesco ha deciso di prolungare la durata di vita di tre centrali nucleari, Isar 2, Neckarwestheim 2 ed Emsland fino al 15 aprile del prossimo anno. La Francia, primo esportatore di malto in Europa e il secondo al mondo, con circa l’85% della produzione destinata a UE, Africa, Asia e Sud America, si prepara ad un calo netto della competitività causato dalla crisi energetica.

L’allarme per l’Ue è stato lanciato dall’Iea, secondo cui l’Europa deve agire ora per evitare una carenza di gas naturale il prossimo anno: il vecchio continente è sì riuscito a stoccare il massimo ma la sfida vera è il prossimo anno. Secondo il paper dell’Iea sarà da 30 miliardi di bcm il possibile divario per l’Europa per il riempimento dei suoi siti di stoccaggio, che potrebbe passare dal 95% fatto quest’anno al 65%. In tutto ciò il gas utilizzato per alimentare il trasporto marittimo europeo potrebbe superare quello di 7 milioni di abitazioni: ovvero si sta aprendo un mercato completamente nuovo per il GNL. E’ stato stimato che entro 8 anni l’industria marittima europea avrà bisogno di oltre 6,3 milioni di tonnellate di Gnl per alimentare la sua crescente flotta di navi alimentate a gas, per cui è verosimile immaginare che aumentare la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili.

@FDepalo

Eni in Mozambico e Exxon in Grecia. Doppio colpo sul gas, ma resta il nodo del 2023

Due i problemi sul tavolo: prezzi elevati e mancanza di offerta. Difficile che i ministri dell’energia Ue riescano ad approvare il fatidico price cap nella riunione del 24 novembre, nel frattempo l’emergenza è per il prossimo anno. Le buone notizie dai giacimenti nel Mediterraneo

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