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Gas, Mediterraneo e Balcani sono i tre macro temi (oltre alla guerra in Ucraina) di cui a breve il nuovo governo dovrà occuparsi, tutti uniti dal comun denominatore della posizione geografica dell’Italia e dal tenore delle relazioni internazionali, in particolar modo quelle in Ue, che accompagneranno scelte e densità politica di palazzo Chigi.

Gas

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in questa fase sta assumendo una nuova doppia veste: mediatore e potenziale nuovo vettore del gas. Da un lato è desideroso di aumentare il commercio con Mosca, dall’altro cerca di stabilizzare l’economia turca malconcia in vista delle elezioni del prossimo giugno. Cosa cambia, anche per l’Italia? Secondo l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, presidente dello Iai, l’idea che la Turchia possa diventare un hub della distribuzione del gas russo è un’idea che, se mai si concretizzerà, richiederà tempi lunghi. Non è una una modifica degli equilibri di distribuzione del gas da realizzare nel giro delle prossime settimane, osserva a Formiche.net.

“Per l’Italia, così come per l’Europa, la sfida principale è quella di realizzare l’obiettivo che è stato condiviso in sede europea, di una riduzione progressiva fino ad una totale eliminazione degli approvvigionamenti di idrocarburi dalla Russia. Su questo il governo uscente e l’Eni hanno già realizzato progressi importanti, diversificando le fonti di approvvigionamento. Occorre che il prossimo governo prosegua su questa strada, contestualmente agli impegni assunti in materia di transizione energetica, quindi aumentando la nostra capacità di produrre energia con le rinnovabili. E poi, diciamo più in prospettiva, si interroghi ed avvii un dibattito su una diversificazione del mix energetico italiano. Questo è un tema non da primi giorni di governo”.

Gasdotti sì/no

Energean annuncia nuova scoperta di gas in Israele: dopo Kronos, ecco Mercury. Al di là del giacimento in sé, per unire i fili di tutti questi campi e provare a usare il gas in modo armonico serve una decisione politica: Eastmed o stazioni a terra (quindi collegabili da navi)? All’Italia – che invia il piano sul price cap sul gas a Bruxelles con la possibilità che Germania e Olanda trattino – cosa servirebbe di più, considerata la partita dei rigassificatori e l’esigenza del raddoppio Snam a Sulmona, senza il quale il Tap non potrà pompare più gas? EastMed è un progetto molto ambizioso che comunque richiede tempi molto lunghi per l’eventuale realizzazione, sottolinea. E nel frattempo occorre che l’Italia aumenti la sua capacità di rigassificazione e due rigassificatori sono stati ordinati da Snam.

“Per il governo che si insedia la principale sfida è quella di superare le resistenze, in particolare di una città, quanto alla collocazione di uno dei due rigassificatori. Quindi, nel breve termine, la sfida principale è quella di dar seguito all’impegno assunto dal governo uscente di dotare l’Italia di due ulteriori rigassificatori. EastMed è un tema da affrontare in una prospettiva di più lungo termine e in un quadro di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Può essere sicuramente un contributo utile per gestire questa fase complessa di transizione”.

Quali euro relazioni?

I ragionamenti europei sul tetto al prezzo del gas delle ultimi due settimane, quindi anche la trattativa portata in essere da Draghi e dal ministro Cingolani, che spunto possono offrire al prossimo esecutivo riguardo al metodo e anche al merito delle proposte? “In primis di valutare bene, prima di lanciare una proposta, le probabilità che la proposta venga accolta. Dico questo perché la proposta di un tetto sul prezzo del gas che il governo italiano ha lanciato da mesi sta incontrando molte difficoltà ed è diventata un tema divisivo dell’agenda europea. C’erano degli aspetti problematici che forse non erano stati sufficientemente approfonditi. Ora di positivo c’è che faticosamente mi sembra di capire si sta facendo strada l’ipotesi di un meccanismo da decidere in sede europea, non di facile realizzazione, ma di un meccanismo che avrebbe come obiettivo quello di evitare picchi eccessivi di rialzi del prezzo del gas, intervenendo sul mercato di Amsterdam, con il riferimento a una serie di benchmark che, se utilizzati opportunamente, potrebbero impedire queste oscillazioni. Non è ancora il cap sul prezzo del gas, ma è qualcosa che potrebbe ridurre certe tendenze al rialzo del prezzo del gas a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. Sull’idea però del cap resta la posizione negativa di quasi metà dei Paesi europei. Ed è un punto che immagino sia difficile da superare, perlomeno nel breve periodo”.

Mediterraneo

Non solo made in Italy: uno degli asset portanti anche per l’interesse nazionale italiano resta il Mediterraneo che rappresenta un’area di interesse prioritario per chiunque sia al governo in Italia, per motivi fin troppo evidenti e oggettivi. “Noi siamo immersi nel Mediterraneo, abbiamo interesse a garantire condizioni di pace e di stabilità, di sviluppo economico, anche di cooperazione regionale tra i Paesi della regione. Non è un’area facile su cui operare, perché i paesi che si affacciano sulla sponda sud sono spesso caratterizzati o da situazioni di crisi endemica, come la Libia, o da altre situazioni di instabilità e quindi di difficile prevedibilità sugli sviluppi futuri in ciascuno di questi paesi. In generale, questo è il quadro con il quale il prossimo governo si dovrà confrontare, ma è fin troppo naturale che sul Mediterraneo dovrà rimanere una priorità anche per il prossimo governo”.

Con chi parlare ora in Libia?

Secondo l’ambasciatore Nelli Feroci in Libia c’è una situazione complessa da gestire. “Immagino che l’interlocutore naturale continui ad essere il governo di Tripoli, ma con un obiettivo che immagino il prossimo governo dovrà continuare a perseguire, che è quello di realizzare le condizioni per un accordo politico che porti finalmente ad una soluzione politica della crisi che da anni caratterizza quel Paese. Quindi certamente non discontinuità. Continuità nel rapporto con Tripoli, ma nel quadro di una visione che tenda ad includere tutte le forze in campo, comprese anche l’autorità di Bengasi, per una soluzione che diventi politica e inclusiva”.

Balcani sì, ma come?

Al di là del tema legato all’allargamento dell’Unione europea, l’Italia quali passi dovrà fare avendo osservato la vax diplomacy durante il Covid e la penetrazione cinese con la Via della Seta? La stabilità dei Balcani, puntualizza, sono un interesse prioritario dell’Italia. “Questo credo che valga a prescindere di chi, da chi sia al governo e immagino che anche il prossimo governo si dovrà impegnare per realizzare condizioni di stabilità e sviluppo economico, relazioni di buon vicinato con i paesi della regione dei Balcani occidentali. Non sarà facile far proseguire il processo di allargamento nella direzione che avevamo promesso a quei paesi, ma penso che il governo si debba impegnare e che l’Europa, se credibile nei negoziati di adesione, diano a questi Paesi una prospettiva credibile di adesione non per domani o dopodomani. Ma con una prospettiva che in qualche modo sia incentivante visto che molti di questi Paesi sono a rischio per via di situazioni di instabilità nella gestione di quei processi di riforma. Ma sono anche a rischio di diventare una terra di conquista per Paesi come la Russia, la Turchia o la Cina. Quindi noi, come Italia e come Europa, abbiamo un interesse prioritario a mantenere i Balcani occidentali saldamente ancorati all’Europa” conclude.

@FDepalo

Gas, Mediterraneo e Balcani. Appunti per il governo da Nelli Feroci

“L’allargamento a est dell’Ue? Ci sono paesi che rischiano di diventare una terra di conquista per Russia, Turchia o Cina: abbiamo un interesse prioritario a mantenere i Balcani occidentali saldamente ancorati all’Europa. La crisi energetica? Superare le difficoltà e procedere con i rigassificatori”. L’analisi di Ferdinando Nelli Feroci, presidente dello IAI

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