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“Se tre uomini fanno un tigre”, come dice un antico proverbio, quanto valgono un miliardo e quattrocento milioni ed oltre di cinesi? Orgoglio nazionale e propaganda di partito caratterizzano l’attesa per l’inizio, il 16 ottobre, del XX congresso del partito comunista cinese.

Due le domande di fondo delle assise che confermeranno Xi Jinping per un terzo mandato di cinque anni come Segretario generale del Pcc, Presidente della Repubblica popolare e capo dell’esercito, rompendo la precedente consuetudine di ricambio ad ogni decade. Le domande sono consequenziali: fino a dove arriverà il potere di Xi Jinping? E chi saranno i leader del futuro?

Come in tutti i regimi non democratici, congressi interventi e manifestazioni pubbliche rappresentano i soli spiragli sull’impenetrabile mistero del potere cinese.

Stratificata fin dai tempi di Mao, la liturgia congressuale prevede l’elezione formale dei sette membri del Comitato permanente del Politburo, già precedentemente selezionati e “predestinati” dai vertici del partito. Il chi entra e chi esce nel Politburo, rappresenta una precisa indicazione sugli equilibri degli apparati e delle cordate interne. Equilibri che sono il riflesso dei poteri sottopressione di un paese che si sta misurando con la congiuntura economica internazionale provocata dagli effetti negativi della politica zero Covid e della guerra in Ucraina scatenata dall’alleato russo.

Finora uno dei parametri di valutazione delle nomine è stato quello dell’età. La regola interna formale, ma perentoria. del “sette su otto giù”, prevedeva avanzamenti fino a 67 anni e il pensionamento per chi superava il 68° compleanno.

Regola non osservata per i 69 anni di Xi Xi Jinping. Ecco perché l’applicazone delle deroghe ai limiti d’età all’interno del Politburo sveleranno l’assetto della nomenclatura, a partire dal 67enne premier Li Keqiang.

In assenza di deroghe, si potrebbero liberare due posti. Ma “non è più questione di età. Si tratta soltanto di essere o meno dalla parte di Xi”, commenta Yang Zhan, sociologo della School of International Service dell’American University.

Rilevante anche l’individuazione preventiva dei futuri leader. Quando il capo del partito cambiava ogni due mandati, il successore entrava cinque anni prima nel Comitato permanente del Politburo. Così è successo per Xi e il suo predecessore, Hu Jintao. Ma al XIX Congresso non è arrivato nessun successore in pectore e probabilmente non succederà neanche questa volta. Così, probabilmente la generazione degli anni Sessanta salterà l’appuntamento col potere, limitandosi a fornire tecnocrati fedeli a Xi.

A meno di un quarto mandato dell’attuale Presidente, il futuro leader arriverà forse a cavallo del 2026, ma adesso è troppo presto per sapere chi sarà.

Secondo il Washington Post vi sono quattro alti funzionari fra i 59 e i 63 anni da tenere d’occhio. Calendario alla mano e tenendo conto di queste indicazioni, per capire l’estensione del potere di Xi Jinping sono quattro i nomi da tenere d’occhio come possibili new entry nel Comitato permanente del Politburo:
1) Hu Chunhua, 59 anni. Cresciuto nella stessa fazione della Gioventù Comunista del premier Li, Hu è stato il funzionario più giovane ad entrare nel Politburo al precedente Congresso. Un tempo poteva essere una indicazione di futura leadership. Ma ora, se entrerà nel Comitato permanente sarà un segnale della volontà di bilanciare il potere dei super lealisti di Xi.
2) Chen Min’er, 62 anni. Segretario del partito a Chongqing, Chen viene dalla provincia di Zhejiang, una delle basi del potere di Xi. Fedelissimo del leader cinese, ha ottenuto l’incarico nel 2017 dopo l’estromissione di Sun Zhengcai, un tempo considerato un possibile aspirante alla successione di Xi.
3) Ding Xuexiang, 60 anni, direttore dell’ufficio del segretariato generale, in pratica il capo dello staff del leader cinese. Pochi membri del Politburo in attesa di entrare nel comitato permanente sono vicini a Xi quanto lui. Dal 2017 fa parte del Segretariato centrale del partito, l’organo che organizza il lavoro del Politburo. In questo ruolo, Ding è cruciale nel portare avanti l’agenza del presidente cinese.
4 ) Li Qiang, 63 anni. Capo del partito a Shanghai, Li si è attirato le ire dei suoi concittadini per il lungo lockdown imposto quest’anno. Ma è anche uno stretto alleato di Xi ed ha agito pienamente in linea con la politica di zero covid voluta dal presidente cinese.

Oltre a questi quattro, fra i possibili nuovi membri del Comitato permanente figurano il capo della propaganda, Huang Kunming, e i leader del partito a Pechino, Tianjin e Guangdong, rispettivamente Cai Qi, Li Hongzhong e Li Xi.

Determinanti e rivelatrici anche le altre scelte dei 2.295 delegati del Congresso. È previsto infatti che possa cambiare la metà dei 25 membri del Politburo e i due terzi di quelli del Comitato Centrale, che conta 205 membri pieni e 171 alternati.

A Washington ci si chiede soprattutto chi sostituirà Liu He, alto consigliere economico che ha avuto un ruolo importante nei negoziati sul commercio con gli Stati Uniti. A prendere il suo posto potrebbe essere He Lifeng, capo della Commissione per le riforme e lo sviluppo nazionale, responsabile della pianificazione economica. Tutte tessere, come molte altre, del gigantesco mosaico del potere cinese. Un mosaico dal quale dipende non soltanto l’affannoso sviluppo economico di un Paese sovrappopolato, ma soprattutto il potenziale militare e cibernetico del crescente confronto-scontro fra Pechino e il resto del mondo.

Un mondo che per la Cina inizia a New York e finisce a Los Angeles e alla Silicon Valley, passando per l’Europa e l’America Latina.

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