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Martedì sera il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato due tweet, uno in italiano e uno in ucraino, per fare le “congratulazioni” Giorgia Meloni e al suo partito, Fratelli d’Italia, “per la vittoria alle elezioni” di domenica. “Apprezziamo il sostegno costante dell’Italia all’Ucraina nella lotta contro l’aggressione russa”, ha scritto. “Contiamo su una proficua collaborazione con il nuovo governo italiano”, ha aggiunto.

A stretto giro è arrivata la risposta di Meloni, in inglese: “Caro Zelensky, sai che puoi contare sul nostro sostegno leale alla causa della libertà del popolo ucraino. Sii forte e mantieni salda la tua fede”, ha scritto la presidente di Fratelli d’Italia. Che nelle stesse ore ha ringraziato pubblicamente via Twitter anche altri leader europei: il primo ministro polacco Mateusz Morawieck, la neopremier britannica Liz Truss e il presidente ceco Petr Fiala. Tutti legati al Partito dei conservatori e dei riformisti europei, che lei presiede. Nessun ringraziamento fuori da questo perimetro. Neppure a Viktor Orbán, primo ministro ungherese, che non è soltanto soltanto la bestia nera dell’Unione europea ma anche un elemento di forte preoccupazione per gli Stati Uniti.

A inizio settembre, Adolfo Urso, senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Copasir, era stato in visita in Ucraina e negli Stati Uniti. A Kiev aveva presentato Andriy Yermak, capo dell’ufficio di presidenza ucraino, l’importanza di proseguire sulla linea dell’invio di equipaggiamento militare da parte dell’Italia verso l’Ucraina. Il tema di un nuovo pacchetto di aiuto alla difesa era avvenuto in forma privata a margine dell’incontro, con il senatore italiano che aveva ribadito “il pieno sostegno dell’Italia alla resistenza ucraina anche a nome del presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni”.

L’Ucraina è in cima all’agenda degli Stati Uniti con riferimento anche all’Italia, come dimostra il tweet post elezioni di Antony Blinken, segretario di Stato. La postura con il nuovo governo “sembra destinata a rimanere invariata” con Meloni presidente del Consiglio, “nonostante la presenza di voci critiche nel nuovo governo”, ha scritto Federico Borsari, Leonardo Fellow presso il Cepa. Il sostegno all’Ucraina, assieme alla fedeltà alla Nato e all’impegno a non far esplodere il debito, sarebbe poi condizione per Meloni per ottenere l’ombrello di Mario Draghi come garante con l’Unione europea, la Francia e la Germania, ha ricostruito Repubblica (tesi e contenuti dell’articolo sono stati smentiti da Palazzo Chigi, che ha precisato che il presidente del Consiglio “mantiene regolari contatti con gli interlocutori internazionali per discutere dei principali dossier in agenda e resta impegnato a permettere una transizione ordinata, nell’ambito dei corretti rapporti istituzionali).

Se servisse un’ulteriore conferma, ecco l’intervista rilasciata all’agenzia di stampa russa Ria Novosti da Vito Petrocelli, senatore uscente, espulso (soltanto sulla carta) dal Movimento 5 Stelle per il suo sostegno all’invasione dell’Ucraina. “È improbabile che l’Italia cambi la politica delle sanzioni contro la Russia”, è il titolo dell’articolo. “Nessuna sovranità italiana nelle alleanze politiche e militari. La crisi economica e sociale porterà ad un altro governo delle larghe intese: responsabilità di tutti e quindi di nessuno. Una vera piaga per l’Italia”, ha scritto il senatore uscente su Twitter.

Scambio di tweet Zelensky-Meloni. Italia sempre al fianco di Kiev

“Apprezziamo il sostegno costante contro l’aggressione russa”, scrive il presidente ucraino che punta su “una proficua collaborazione il nuovo governo”. La risposta: “Puoi contare sul nostro aiuto leale”

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