Skip to main content

Nell’ultimo anno le interazioni tra le due sponde dell’Atlantico su trade e tech si erano concentrate principalmente sull’appianamento delle aree di tensione nelle relazioni piuttosto che sulla costruzione di una visione collettiva per una più ampia cooperazione tra Stati Uniti ed Europa. Tuttavia, dopo aver messo da parte le dispute sui sussidi agli aerei commerciali, sui dazi riguardanti acciaio, alluminio e sui flussi di dati, è giunto il momento per Washington e Bruxelles di pensare più in grande.

La brutale guerra della Russia in Ucraina ha sottolineato quanto siano importanti le relazioni transatlantiche in un mondo in cui i Paesi autoritari stanno mostrando la loro forza militare, usando la coercizione economica e diffondendo false narrazioni in patria e all’estero attraverso la disinformazione.

Ma non bisogna sottovalutare il rischio che le vecchie crepe transatlantiche riemergano se gli Stati Uniti e l’Europa non colgono questo momento e non elaborano un’agenda a lungo termine, basata su valori comuni e sullo spirito di una concorrenza libera e leale, che leghi le loro vaste economie e i loro mercati.

Ci sono diverse aree su cui Usa e Ue dovrebbero concentrarsi. In primo luogo, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la pandemia hanno sottolineato l’importanza di creare uno spazio transatlantico comune e privilegiato in cui gli Stati Uniti e l’Europa possano contare l’uno sull’altro per l’accesso a numerose risorse, dai minerali critici ai microchip avanzati. Le aziende che hanno puntato troppo sulla Cina stanno ora rivalutando la loro posizione globale.

La Volkswagen ha recentemente annunciato l’intenzione di raddoppiare la propria quota di mercato negli Stati Uniti, portandola al 10% entro il 2030. Ma le aziende che si stanno allontanando dalla Cina avranno bisogno di garanzie che non si scontreranno con gli ostacoli del “Made in America” o dell’autonomia strategica europea che favoriscono i produttori nazionali a scapito di quelli dei Paesi alleati.

In un mondo in cui le economie di scala si stanno riducendo con la fine di decenni di commercio e investimenti liberi e le tensioni geopolitiche aumentano, sarà fondamentale creare l’ambito geografico consono per fare business. In questo senso, gli Stati Uniti e l’Europa devono alzare il tiro. Un esempio lampante riguarda il settore delle tecnologie verdi.

Man mano che i Paesi abbandonano i combustibili fossili russi e investono nelle energie rinnovabili, c’è il rischio che la loro dipendenza dalla Cina aumenti. Nei settori dell’eolico, del solare e delle batterie elettriche la Cina è un attore dominante in parti centrali della catena di valore. Ciò costringerà a porsi domande difficili in Europa e negli Stati Uniti su come conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione con la spinta alla sicurezza della catena di approvvigionamento.

Solo attraverso lo sviluppo di un vero mercato transatlantico, con l’eliminazione delle barriere formali e informali al commercio, questa transizione potrà essere gestita in modo responsabile. La ripresa dei colloqui su un accordo di libero scambio transatlantico, come richiesto da alcuni funzionari europei, non è la risposta. Gli ostacoli politici sono semplicemente troppo grandi per entrambe le sponde dell’Atlantico.

Tuttavia, gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero impegnarsi a lavorare fianco a fianco su norme e standard per regolare le tecnologie critiche, inclusa l’intelligenza artificiale, che plasmeranno l’economia globale nei decenni a venire. Ciò deve includere un approccio più unito da parte degli organismi internazionali di definizione degli standard, dove l’influenza della Cina è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni.

Un altro settore cruciale è quello dei controlli sulle esportazioni, nel cui ambito la crisi russa ha dimostrato quanto Stati Uniti ed Europa possano collaborare bene se spinti a farlo. I membri del gruppo di lavoro del Trade and technology council (Ttc) sui controlli alle esportazioni hanno guidato il coordinamento delle sanzioni contro Mosca, creando in poco tempo un grado di fiducia elevato.

Le due parti devono ora fare un ulteriore passo avanti in questa cooperazione creando strutture amministrative permanenti che consentano un più stretto allineamento sui beni controllati. Ciò deve iniziare con definizioni comuni in merito alle tecnologie emergenti fondamentali e con un accordo su dove tracciare responsabilmente le linee di controllo delle esportazioni. Gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero inoltre muoversi rapidamente per allargare queste strutture ad alleati come il Giappone.

Un nuovo gruppo multilaterale di Paesi che la pensano allo stesso modo per affrontare le sfide poste dalle tecnologie critiche, compresa la sorveglianza informatica, è atteso da tempo. Infine, il Ttc dovrebbe concentrarsi sulla lotta alla disinformazione. Contrastare la propaganda è diventata una questione urgente, dal momento che Russia e Cina diffondono il messaggio che le sanzioni occidentali sono la causa di quella che si preannuncia come una catastrofica crisi alimentare.

Dopo la dichiarazione congiunta rilasciata dal presidente cinese Xi Jinping e dal presidente russo Vladimir Putin il 4 febbraio, è diventato chiaro che Pechino e Mosca stanno anche lavorando insieme per ridefinire termini come democrazia e diritti umani. Contrastare efficacemente queste narrazioni dipenderà dalla capacità degli Stati Uniti e dell’Europa di sviluppare un quadro analitico comune per rispondere alla disinformazione e di allargarlo ad altri alleati democratici.

Non si tratta solo di Cina e Russia. Washington dovrà trovare un equilibrio tra il sostegno alle big tech nazionali e la garanzia che le piattaforme statunitensi rispondano in modo responsabile alla diffusione di discorsi di odio. Quando il Ttc è stato lanciato, quasi un anno fa, ci si trovava in un contesto di sospetti reciproci. In Europa si temeva che Washington considerasse il forum uno strumento per contenere la Cina.

A Washington si temeva che il Ttc, con i suoi dieci gruppi di lavoro, si sarebbe trasformato in uno strumento poco efficiente che avrebbe assorbito risorse. Ma la guerra in Ucraina ha cambiato queste dinamiche. Il Trade and technology council non riguarda solo la Cina. E ha dimostrato di saper reagire a una crisi in tempo reale.

Con le voci nazionaliste e protezioniste che si fanno strada tra le sponde dell’Atlantico, costruire un’agenda transatlantica comune e a lungo termine non sarà un compito facile. Gli Stati Uniti e l’Europa dovranno guardare oltre gli stretti imperativi politici del momento e pensare in grande.

*Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre della rivista Formiche

TTC Ue Usa

Con l'Ucraina cambia (anche) il valore del Trade and technology council

Di Noah Barkin e Agatha Kratz

Quando il Ttc è stato lanciato, quasi un anno fa, ci si trovava in un contesto di sospetti reciproci. In Europa si temeva che Washington considerasse il forum uno strumento per contenere la Cina. Washington sospettava che il Ttc, con i suoi dieci gruppi di lavoro, si sarebbe trasformato in uno strumento poco efficiente. Ma la guerra in Ucraina ha cambiato queste dinamiche. L’analisi di Noah Barkin, visiting senior fellow Asia Program presso il German Marshall Fund e Agatha Kratz, direttore del Rhodium Group

Il regime non potrà sopprimere a lungo la Generazione Z iraniana

I manifestanti che protestano in Iran sono composti in gran parte da giovani che non si riconoscono nel sistema di pensiero e governo della Repubblica islamica. Per la teocrazia non sarà facile fermarli, e non potrà per sempre spingere le repressioni

L'attentato alla Sinagoga è un "secondo tradimento agli ebrei"

Secondo il semiologo Ugo Volli, l’attentato alla sinagoga di 40 anni fa è uno dei grandi misteri italiani, per il quale ancora non è stata svelata la verità e ancora nessuno si è fatto alcun giorno di galera. I fatti dell’82 sono gravissimi per le implicazioni e per gli intrecci evidenti con la politica. Senza contare che la meschinità dell’accaduto è riscontrabile anche dal fatto che vennero colpiti prevalentemente bambini

La dura replica di Mattarella non ci deve stupire. Parola di Gallippi

Il saggista, biografo di Mattarella e già docente a Tor Vergata: “Non è la prima volta che dal Quirinale arrivano repliche ferme a leader europei. Credo che le preoccupazioni sul governo Meloni appartengano a qualche frangia minoritaria in Ue e non si possano interpretare come voci ufficiali degli Stati. Prova ne è la presa di posizione di Macron, dopo l’intervista di Boone”

La crisi energetica nel breve e nel lungo periodo. L'analisi di Scandizzo

Attenti a non fare confusione. Le misure di breve periodo, che hanno effetto immediato sui prezzi e sulle quantità di energia consumate, sono del tutto diverse da quelle di lungo periodo, che sono invece dirette agli investimenti. L’analisi di Pasquale Lucio Scandizzo

Basta con l'ossessione della Germania, l'Italia resti calma sul gas. Parla Micossi

Intervista all’economista, già direttore generale di Assonime. L’Italia deve smetterla di scaricare le sue frustrazioni su Berlino, il governo Scholz ha fatto esattamente quello che abbiamo fatto noi. E poi non è un mistero che i tedeschi temono la condivisione del debito. L’attacco di Confindustria al programma fiscale e pensionistico del centrodestra? Le imprese hanno ragione

Confindustria lancia l'allarme crescita zero nel 2023

L’ipoteca sul Pil sta soprattutto nella dinamica dei prezzi al consumo in Italia, che in poco tempo nel 2022 è arrivata al +8,9% annuo a settembre, su valori che non si registravano dal 1985. Tutte le previsioni del Centro studi di Confindustria

La (vera) transizione è nelle rinnovabili. Becchetti spiega perché

Per la rivoluzione dell’indipendenza energetica non c’è bisogno di enormi investimenti pubblici, di scostamenti dagli obiettivi di deficit e debito pubblico che farebbero impennare il nostro spread. Basta rimuovere il collo di bottiglia o meglio il tappo che frena la crescita delle rinnovabili. Il commento di Leonardo Becchetti, nelle libreria con il suo ultimo saggio “Rinnovabili subito” (Occhielli)

Pregi e difetti dell'euroadunata di Macron secondo Stefania Craxi

“Sarebbe un tantino illusorio pensare che da questo vertice, che muove nell’incertezza di scopi e obiettivi, possano venire fuori determinazioni significative. L’Italia ha bisogno come l’aria di vivere un sistema di larghe e diffuse relazioni globali”. Intervista alla presidente uscente della Commissione Esteri del Senato e già sottosegretario agli Esteri

Così l'Europa si prepara al Congresso del Pcc

Il ventesimo congresso del Partito comunista cinese si terrà in contemporanea al Consiglio Europeo, in cui i ministri degli Esteri e i capi di governo dell’Ue discuteranno di Asia (leggi: Cina). Bruxelles monitora le tendenze della Repubblica Popolare mantenendo la linea del “rivale sistemico”

×

Iscriviti alla newsletter