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Diciamoci la verità. Si tratta di una campagna elettorale strana e singolare. Non solo sotto il profilo politico inerente il confronto tra i 4 schieramenti in campo. Dove, come tutti sanno, registriamo un alto tasso di disomogeneità politica e programmatica all’interno delle coalizioni.

Nello specifico, della destra e della sinistra dove crescono a dismisura le contraddizioni e dove, come ovvio e scontato, l’unica regola che li unisce è la voglia di annientare e di distruggere l’avversario/nemico. No, l’anomalia più grande che emerge in modo inequivocabile anche in questa campagna elettorale è che, ancora una volta, il cittadino/elettore non può scegliersi il proprio rappresentante. Perché nella quota proporzionale i listini non compaiono neanche sulla scheda elettorale e, di conseguenza, al cittadino è inibito di esercitare il potere di scelta.

Sul versante del maggioritario, invece, i collegi – causa la secca riduzione dei parlamentari – sono talmente estesi che il candidato è del tutto ininfluente nonché marginale. Non a caso, i candidati sono drasticamente indifferenti ai fini del consenso elettorale in quel determinato collegio e si verifica, di conseguenza, il caso dei cosiddetti “paracadutati” nei vari “collegi blindati”.

Ora, in entrambi i casi la scelta della classe dirigente è brutalmente e spietatamente centralistica con tanti saluti a tutti i criteri che i vari partiti – in particolare quelli di sinistra – sbandierano come elementi decisivi per ridare qualità alla democrazia e credibilità alle nostre istituzioni democratiche. Ovvero, le istanze dei territori, le primarie, le indicazioni della base, le decisioni degli organismi locali dei partiti e via discorrendo. Come si suol dire, tutta e sola propaganda utile per imbonire e convincere gli ultimi creduloni, disposti a tutto pur di salvare l’onore. E, se vogliamo dirla tutta con un pizzico di cinismo, ai fini della concreta elezione dei singoli parlamentari, la campagna elettorale finisce il giorno del deposito delle liste presso le varie Corti di Appello disseminate in tutto il Paese.

Perché in base alla decisione delle segreterie centrali dei partiti già si conoscono in largo anticipo chi saranno i futuri eletti e i sicuri sconfitti. Salvo miracoli, pur sempre possibili per chi ha fede ma difficilmente percorribili nella contesa politica, sono pochissimi i casi di quei candidati che vengono eletti a prescindere dalle decisioni varate dai capi dei vari partiti.

Ecco perché questo aspetto non è una variabile indipendente ai fini della qualità della nostra democrazia. E, non a caso, assistiamo quotidianamente ai comizi di molti candidati che quasi si scusano per essere stati catapultati in questo o in quel territorio a loro del tutto estraneo ma decisivo, però, per essere scientificamente eletti. A conferma, appunto, che i futuri eletti sono già decisi in partenza. E, visto e considerato che la stragrande maggioranza dei cittadini non conosce con esattezza e precisione i dinamismi e i dettagli della legge elettorale, è del tutto scontato che la stessa partecipazione popolare non riesce a decollare quando non si può esprimere il diritto di scegliersi i propri rappresentanti. Certo, le modalità per ovviare a questa deficienza le conosciamo tutti. O si ripristinano le preferenze o si opta per i collegi uninominali. Ma se si continua ad escludere questi due meccanismi di scelta, è di tutta evidenza che il potere delle segretarie centrali è assoluto e spietato. E, non caso, più che di scelta degli elettori si tratta di “nomine” decise dall’alto.

Come se fossimo in un normale consiglio di amministrazione. Insomma, se non si restituisce il potere di scelta ai cittadini non si può parlare di vera ed autentica democrazia. E questo al di là della propaganda, delle narrazioni e delle varie ipocrisie che circolano abbondantemente anche e soprattutto in questa campagna elettorale.

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Di Giorgio Merlo

Se non si restituisce il potere di scelta ai cittadini non si può parlare di vera ed autentica democrazia. E questo al di là della propaganda, delle narrazioni e delle varie ipocrisie che circolano abbondantemente anche e soprattutto in questa campagna elettorale. Il commento di Giorgio Merlo

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