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“Una presenza qualificata per la sicurezza marittima e una maggiore consapevolezza della situazione marittima sono i pilastri […] ma anche il rafforzamento del dialogo e della cooperazione”, così il contrammiraglio italiano Stefano Costantino ha commentato la presa di comando dell’Operazione Agenor, strumento militare dell’iniziativa multinazionale europea Emasoh (European Maritime Awarennes in the Strait of Hormuz).

L’ufficiale italiano porta l’esperienza di 32 anni di servizio alla missione europea, tra cui il ruolo di comandante della nave scuola “Amerigo Vespucci”, e svariati incarichi in missioni e all’interno della Marina.

Emasoh è stata lanciata dalla Francia a margine del Consiglio Ue Affari esteri del 20 gennaio 2020, con sede nella base navale francese Camp de la Paix ad Abu Dhabi. Per i prossimi sei mesi l’Italia comanderà gli assetti navali e aerei e guiderà lo stato maggiore internazionale (composto da Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Paesi Bassi e Norvegia) mentre Germania e Portogallo per ora forniscono supporto politico/diplomatico.

L’area di intervento ha un grande significato non solo nella dimensione marittima. Si tratta infatti di un crocevia dell’hub strategico dell’energia, la regione del Golfo, e un lineamento per i flussi commerciali che risalgono verso l’Europa, grazie a un insieme di linee di comunicazione marittime attraverso l’Oceano Indiano occidentale, il Mar Rosso e il bacino del Mediterraneo.

Il momento è delicato, molto simile a quello che ha dato il via alla missione, che è stata istituita in risposta agli attacchi iraniani contro petroliere e navi commerciali nelle acque degli Emirati Arabi Uniti e agli attacchi agli impianti petroliferi di Abqaiq e Khurais in Arabia Saudita, entrambi avvenuti nell’estate del 2019.

Erano reazioni di sfogo – attraverso attività clandestine condotte probabilmente dai Pasdaran e dalle milizie collegate – davanti all’entrata in operatività (maggio 2019) di alcune sanzioni statunitensi conseguenti all’uscita decisa dall’allora amministrazione Trump dall’accordo sul nucleare Jcpoa.

Adesso, nonostante mesi di colloqui, ripresi a novembre 2021, l’accordo non è stato ancora ricomposto. Contemporaneamente si sta costruendo un’alleanza militare (e non solo) tra alcuni Paesi arabi come gli Emirati, Israele e Stati Uniti. Due situazioni che producono stati di tensioni. Il ministro degli Esteri iraniano, che tra pochi giorni sarà in Italia, ha dichiarato sabato sera: “L’idea americana di fondere i sistemi di difesa israeliani con quelli dei Paesi arabi contro l’Iran è una provocazione. Ciò rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza della regione”.

Nel febbraio 2022, il Consiglio europeo ha identificato l’area che va dallo Stretto di Hormuz fino al Tropico meridionale e dal nord del Mar Rosso verso il centro dell’Oceano Indiano, come “zona di interesse marittimo” (Mai). L’Ue pensa all’estensione del concetto di Coordinated Maritime Presence (Cmp) all’Oceano Indiano nord-occidentale. Sperimentata per la prima volta nel Golfo di Guinea all’inizio del 2021, la Cmp è uno strumento flessibile per migliorare gli impegni di sicurezza marittima promuovendo la condivisione di consapevolezza, analisi e informazioni nello spazio di mare tra gli Stati membri.

Secondo le conclusioni del Consiglio, l’Ue potrebbe rafforzare il coordinamento e la cooperazione con la missione di sorveglianza Emasoh (che è un’iniziativa di alcuni Paesi europei ma non con bollino Ue). In questo quadro di aumento di consapevolezza nei confronti della regione – che si riflette anche nel documento di partnership strategica Ue-Golfo – Bruxelles trova quello che Cinzia Bianco (ECFR) e Matteo Moretti (IAI) hanno individuato come “un jackpot” strategico in un saggio uscito a maggio per il Middle East Institute.

“Garantire una partnership energetica con le monarchie del Golfo – scrivono i due analisti italiani a proposito della posta in gioco per l’Europa – che potrebbero aumentare le forniture all’Europa molto più rapidamente (di altri fornitori, ndr) e avere la capacità di stabilizzare il mercato energetico globale a scapito della Russia”.

L’obiettivo europeo è dunque quello di costruirsi un ruolo più significativo come fornitore di sicurezza nello spazio marittimo, che diventa una leva per avvicinarsi alle necessità di quei Paesi e farsi meglio individuare come una realtà politica indipendente.

Emasoh lavora per altro in parallelo con l’International maritime security construct (Imsc), iniziativa simile a guida americana che ha incluso anche cooperazione di Giappone e Corea del Sud, due Paesi che si stanno integrando anche nelle attività Nato.

Per i Paesi del Golfo, la sicurezza di quei tratti marittimi è importante perché vengono considerati una delle dimensioni più sensibili per le loro attività – pensare per esempio al valore che la sicurezza marittima può avere per gli emiratini, che stanno portando avanti la strategia della “catena di perle”. Vale la pena ricordare anche che dallo Stretto di Hormuz e da Bab el-Mandeb sul Corno d’Africa risale, via Suez, il 10% del commercio globale (e molto di esso è diretto in Europa).

L’area è parte di quelle connessioni Est-Ovest che sono uno degli elementi centrali degli affari globali attuali (come dimostrano propri i nuovi accordi degli Emirati con i Paesi asiatici). Il rischio è che gli attori del Golfo invitino sempre più partner internazionali — compresi i rivali di Stati Uniti ed Europa, come Cina e Russia — a pattugliare quelle acque che ritengono strategiche se sentono che ci siano vuoti da riempire.

“Il fatto che l’Unione Europea, attraverso i suoi stati membri, abbia una missione di maritime awareness nello Stretto di Hormuz è fondamentale perché potrebbe cambiare il modo in cui le monarchie del Golfo vedono i Paesi europei nella regione”, spiega Moretti a Formiche.net: “Infatti, al momento le monarchie del Golfo non considerano i Paesi europei come degli attori nella sicurezza regionale, con la parziale eccezione di Francia e Regno Unito”.

Non essendo visti come fornitori di sicurezza nella regione, gli Europei non sono nemmeno visti come interlocutori rilevanti nella geopolitica regionale, spiega l’analista italiano: “È proprio questo che ha impedito loro di influenzare le politiche delle monarchie del Golfo nel loro comune vicinato (il Mediterraneo) o di contribuire in modo significativo alla distensione tra il Golfo e l’Iran, che sono invece obiettivi cruciali per l’Ue”.

All’Italia la guida di Emasoh e la sicurezza del Golfo

Il contrammiraglio italiano Costantino guiderà Agenor, lo strumento militare della missione europea Emasoh. L’Italia assume il comando delle attività di sicurezza marittima nel Golfo in un momento importante per la regione, in cui il ruolo dell’Ue può crescere spiega Moretti (Iai)

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