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Panico nelle strade di Singapore. Finito parzialmente l’incubo del Covid, i residenti sono corsi ad acquistare le poche confezioni di pollo fresco rimasto nei supermercati, a prezzi molto alti. Sempre da giugno la Malesia ha bloccato l’esportazione di pollame, elemento principale del piatto tipico di Singapore, il pollo con il riso.

Il quotidiano The New Indian Express racconta l’angoscia della popolazione di Singapore a seguito della misura della Malesia. Sabri Yaakob, primo ministro malese, ha annunciato il divieto dell’esportazione di 3,6 milioni di pollo al mese, finché non si stabilizzeranno i prezzi interni e la catena di produzione. Il mercato più colpito da questa misura protezionista sarà quello di Singapore, che soddisfa più di un terzo del consumo interno con i pollami malesi.

Il Singapore Straits Times sostiene che i venditori di pollo prevedono un aumento del 30% dei prezzi del pollo e anche dei piatti a base di pollo. Il popolare ristorante Tian Tian Hainanese Chicken Rice, che acquista tutti i polli dalla Malesia, ha dichiarato che introdurrà nuovi piatti con carne di maiale e molluschi, finché non troverà un nuovo fornitore.

Ma il piano protezionista della Malesia non è isolato, fa parte di una serie di misure globali scatenate dalla pandemia e anche dall’aumento dei prezzi per la guerra russa in Ucraina. Quest’ultima è uno dei principali esportatori di mais e grano, alimenti principali per l’allevamento dei polli.

L’Indonesia, per esempio, ha fermato temporaneamente la vendita di olio di palma all’estero, mentre l’India ha limitato l’esportazione di grano e zucchero. Il tetto all’esportazione di zucchero si aggiunge alle restrizioni sul grano, iniziate il 13 maggio. Il ministero del Commercio e dell’Industria indiano ha spiegato che la misura ha tre obiettivi: “Garantire la sicurezza alimentare dell’India e controllare l’inflazione, aiutare altri Paesi che affrontano un deficit alimentare e mantenere l’affidabilità dell’India come fornitore”.

Le Nazioni Unite hanno avvertito che i magazzini mondiali di grano sono caduti al livello più basso dal 2008, e ha circa 10 settimane di riserva. La Russia e l’Ucraina producono circa una quarta parte delle esportazioni mondiali di grano.

Per Sara Menker, direttrice esecutiva di Gro Intelligence, la guerra in Ucraina non è l’unico fattore. Il rifornimento mondiale di grano patisce gli effetti di una serie di difficoltà straordinarie, che sono cominciate con i blocchi di produzione e trasporto per l’emergenza sanitaria del Covid-19 e seguono per la mancanza di fertilizzanti, alterazioni record delle condizioni climatiche e un consumo record di olio per cucinare e grani. “Lo dico perché è importante capire che, anche se la guerra finisce domani, il nostro problema di sicurezza alimentare non scomparirà nel breve periodo”, ha sottolineato Menker.

Il Cile, invece, si prepara a gestire una nuova stagione di ciliegie, dopo le perdite di milioni nell’esportazione di questo frutto durante l’ultimo anno. Jorge Valenzuela, presidente della Federazione di produttori di frutta del Cile, ha dichiarato al quotidiano La Tribuna che le difficoltà logistiche del Covid hanno danneggiato il business della frutta in generale, ma particolarmente quello delle ciliegie cilene. “Nel caso delle ciliegie di mezza stagione ci sono stati problemi per l’arrivo al mercato di destinazione, il porto di Hong Kong è stato chiuso per settimane e ci sono stati circa 4000 container fermi. La frutta purtroppo non è arrivata in buone condizioni”. Su circa due miliardi di dollari di frutta, 350 milioni si sono persi per problemi di logistica, causando una completa paralisi di nuovi investimenti e progetti.

Ronald Bown dell’Associazione esportatori di frutta del Cile, ha spiegato che la stagione 2021 e 2022 è stata la più difficile per le esportazioni di ciliegie del Paese sudamericano. Le interruzioni sono iniziate con i ritardi nella consegna della frutta, il che ha impedito la rotazione dei container, aumentando il ritardo e bloccando la disponibilità delle navi. Per cercare di troncare il “circolo vizioso” sono stati siglati accordi con nuove imprese di trasporto marittimo speciali, ma la scia dei disagi logistici è ancora lunga…

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