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Non è difficile dubitare dell’efficacia delle sanzioni sulla Russia. Il rublo ha recuperato valore contro il dollaro e Mosca resiste al default (anche se l’armatura scricchiola), mentre continua a incassare i proventi delle vendite degli idrocarburi e finanziare l’invasione dell’Ucraina. Questo, però, non significa che le sanzioni non funzionino: gli effetti più devastanti diventeranno evidenti col tempo.

Un primo segnale sta arrivando da Lada, lo storico marchio automobilistico sovietico. Di proprietà della russa Avtovaz, a sua volta controllata dal gruppo Renault, che ha rimorchiato il brand nel Ventunesimo secolo permettendogli di ammodernare la flotta. Ma anche Avtovaz è oggetto di sanzioni, cosa che sta creando enormi difficoltà agli impianti di produzione di Togliatti, la città dell’automobile nata negli anni Sessanta grazie alla Fiat, sul Volga.

Da quando il marchio è stato tagliato fuori dalle catene di approvvigionamento occidentali, manca la componentistica: non solo i chip, tanto essenziali quanto introvabili per le auto d’oggi, ma la gran parte dell’elettronica moderna: Abs, assistenza alla guida, comunicazioni d’emergenza, persino gli airbag, oltre ai sensori per l’ossigeno dello scarico – cosa che ne degrada automaticamente il livello da Euro 5 a Euro 2 – e svariati altri componenti targati Renault o Bosch.

La risposta di Avtovaz è sostituire la componentistica estera con quella locale, ove possibile, e confidare nel fatto che il governo approverà degli standard più accomodanti per consentire alle proprie macchine di circolare. Sì, perché quelle che usciranno dalle catene di assemblaggio, come scrive Politico, si avvicineranno di più alle auto prodotte negli ultimi giorni dell’Unione sovietica che a quelle vendute oggi nel resto d’Europa.

L’azienda sta accusando il colpo: sarà in grado di produrre solo due modelli, i Suv compatti Granta e Niva, con le parti a disposizione, mentre la produzione degli altri sarà interrotta. I lavoratori sono in vacanza dal 4 al 24 aprile e torneranno in fabbrica solo quattro giorni su cinque. Da Lada si sa solo che sono impegnati a cercare la componentistica altrove, presumibilmente in Cina, per sistemare le catene di approvvigionamento.

Difficile che i chip occidentali arrivino per vie cinesi, dato che Pechino teme le sanzioni secondarie. Del resto gli Stati Uniti, principale hub tecnologico globale, hanno modellato le proprie sanzioni su quelle imposte sulla cinese Huawei, soffocando diversi settori della multinazionale cinese. Anche Taiwan, leader mondiale nella produzione dei semiconduttori, si è unita alle sanzioni occidentali.

C’è di buono per il marchio che l’uscita dei concorrenti dal mercato russo ne aumenterà la popolarità. Il rovescio della medaglia è che lo standard industriale sarà definito da queste Lada del Ventesimo secolo.

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