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I Paesi Baltici sono, fin dall’invasione della Crimea, tra i più strenui sostenitori dell’inviolabilità delle terre ucraine, nonché della necessità di una presa di coscienza europea riguardo le azioni russe. Intervistata alla John Cabot University a margine dell’evento per il ventennale del Guarini institute for Public affairs, l’ambasciatrice di Estonia presso la Santa Sede e ambasciatrice speciale per la cooperazione tra i Paesi Nordici e Baltici, Celia Kuningas SaagPakk, ha ricordato come la Russia non sia poi così lontana dall’Italia, non riferendosi unicamente ai termini geografici. 

Ambasciatrice, guardando al futuro degli investimenti in difesa dell’Europa e dell’Italia – un tema su cui gli italiani sono abbastanza divisi, poiché molti non percepiscono una reale possibilità di minaccia russa alla nostra sicurezza: qual è il suo messaggio agli italiani e a tutti gli europei, che non vedono un pericolo russo?

Prima di tutto, direi che se ci guardiamo intorno, c’è devastazione ovunque: una guerra è in corso nel cuore dell’Europa. Inoltre, guardate cosa sta succedendo in Africa: il gruppo Wagner non è certo lì per costruire la pace – i servizi russi, infatti, manipolano le società africane, creano terrore, spingono le persone a muoversi verso il Mediterraneo, così le minacce per la sicurezza arrivano da tutte le direzioni, non solo da un lato. 

Questo dovrebbe bastare per investire quote consistenti della nostra spesa pubblica in armi? 

Se guardate il mondo oggi, non penso che sarà più sicuro in futuro di quanto lo sia ora, come non penso che la minaccia russa scomparirà. Perciò, credo sia molto importante che perseguiamo tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati in Europa, primo fra tutti, creare veramente un’Unione europea della difesa per la prima volta nella storia. Ora abbiamo un commissario per la difesa, e investire in questo settore è molto importante per tutti noi. Tutti ci siamo impegnati – come Stati membri della Nato – a investire di più, ma è il momento di mantenere le nostre promesse.

Quanto ritiene importante questo aspetto nel nostro posizionamento con gli Stati Uniti — il nostro alleato strategicamente più importante al di fuori dell’Unione europea?

Penso che sia cruciale. Come ho detto, il tempo in cui potevamo fare pieno affidamento sugli Stati Uniti per occuparsi della nostra sicurezza è finito. Dobbiamo occuparci prima della nostra sicurezza, poi possiamo chiedere ai nostri alleati di supportarci e venire in nostro aiuto ogni volta che sia necessario, ma la nostra priorità deve essere la nostra stessa sicurezza. Perciò, investire nella difesa è qualcosa che dobbiamo fare tutti nel futuro prossimo, come è stato concordato durante il vertice dell’Aia. 

Mi conceda una domanda un po’ provocatoria: non sarebbe meglio semplicemente lasciare Crimea e Donbass alla Russia, e dire “ok, ora abbiamo la pace”? Sarebbe abbastanza per la Russia?

Questa è davvero una domanda provocatoria e la sta facendo a degli estoni. Sarebbe stato molto facile dire in passato: “Perché non lasciare semplicemente l’Estonia all’Unione Sovietica e basta, andiamo avanti e viviamo felici e contenti”. Siamo molto grati a ogni Paese che non ha mai riconosciuto l’occupazione sovietica, che è sempre stato dalla nostra parte, ricordando che eravamo una volta un Paese indipendente con tutto il diritto di ristabilire la nostra indipendenza.

Quindi, se me lo chiedete – naturalmente non posso parlare a nome degli ucraini che devono decidere da soli come vogliono porre fine a questa guerra – ma se, ipoteticamente, la Crimea fosse lasciata alla Russia, non penso che trovereste alcun estone pronto a riconoscere questo come normale. Anche se l’Ucraina dovesse accettarlo, l’Estonia continuerebbe a considerarlo come un’occupazione illegale.

Questo è un punto d’onore per il vostro popolo?

Non è solo un punto d’onore, è anche parte del rispetto del diritto internazionale, che per i piccoli Paesi è la vera salvaguardia, come essere una potenza nucleare lo è per i grandi. Dobbiamo rispettare la Carta delle Nazioni Unite: dopo la Seconda guerra mondiale, tutti noi abbiamo concordato che la forza non sarebbe stata usata per cambiare i confini, e dobbiamo restare fedeli ai valori sui quali abbiamo ricostruito l’Europa.

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