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La Cina in versione quattro ruote arretra in Europa. Da quando il Vecchio continente ha preso coscienza della concorrenza sleale cinese, fatta di industria imbottita di steroidi sotto forma di sussidi, molte cose sono cambiate. Byd e le sue sorelle hanno riscritto le regole del mercato dell’auto continentale, grazie a prezzi estremamente competitivi e volumi di produzione decisamente maggiori. Ora però a Bruxelles hanno cominciato a prendere le misure. Sul versante delle rinnovabili, per esempio, dopo che l’Italia ha estromesso dalle gare per gli incentivi tutti quei produttori di pannelli che ricorrono alla tecnologia cinese, molte aziende europee hanno cominciato a fare massa critica, alleandosi tra loro.

Quanto all’auto, Bruxelles ha fissato paletti piuttosto stringenti sul mercato dell’elettrico, imponendo ai costruttori l’accesso ai sussidi pubblici solo se i veicoli avranno almeno il 70% di componenti provenienti dall’Ue, esclusa la batteria, calcolati in base al valore. L’effetto, sull’industria cinese in terra d’Europa, si è fatto sentire.

Tanto che le case cinesi hanno fatto un passo indietro in Europa, perdendo i primi, veri, metri di terreno. Nei primi mesi dell’anno, infatti, marchi come Byd, Mg e Saic hanno si sono attestati intorno al 15% in termini di quota di modelli ibridi immatricolati in Europa, registrando un calo di quasi 3 punti percentuali rispetto alla fine dell’anno. Lo stesso è valso per la quota cinese di auto completamente elettriche, scesa di un margine simile, al 12%.

Certo, potrebbe essere una battuta di arresto temporanea, ma comunque è un segnale che fermare la Cina è possibile. D’altronde, nel campo delle rinnovabili, complici le misure poc’anzi citate, è già successo, con il mercato del solare cinese improvvisamente raffreddatosi. In soli 18 mesi, i prezzi dei moduli solari prodotti in Cina sono scesi di circa il 50%. Molte aziende cinesi ad oggi operano in perdita, soprattutto le piccole e medie imprese con perdite elevate (dal -15% al ​​-10%), un basso utilizzo della capacità produttiva (40%) e un elevato rischio di fallimento. Di conseguenza, diverse fabbriche hanno ridotto la produzione, sospeso le attività o chiuso completamente. Succederà anche con l’auto?

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