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Dall’essere l’interprete del progressismo al Cremlino tanto sbandierato sin dalla fine degli anni ’90, il ministro degli esteri Sergei Lavrov sembra essersi trasformato, d’emblée, nel più intransigente dei putiniani, ultraideologico e lontano dal moderatismo diplomatico fin qui mostrato a 360 gradi. Le sue parole al vertice di Antalya – “Non abbiamo attaccato l’Ucraina” – sembrano pronunciate da un’altra persona.

Diplomazia mon amour

Il 71enne di origini armene nato a Mosca, ministro degli esteri dal 2004, parla inglese, francese e singalese, mentre i suoi collaboratori anche il cinese e il tedesco. Come dire che ha una spiccata predisposizione alle relazioni internazionali e che la impone pedissequamente a uno staff a cui non dà ordini, ma chiede risposte e proposte. “Vi pago per darmi idee, non per ascoltarmi”, è la frase che pare circoli più frequentemente nel suo ufficio.

Il ruolo all’Onu

Dal 1981 al 1988 è stato inviato come consigliere sovietico dell’Onu e nel 1994 nominato ambasciatore della Russia presso l’Onu. Fu poi eletto per sette volte come presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Si racconta che amasse giocare a pallone a New York con i funzionari diplomatici occidentali quando era nel palazzo di vetro. Aveva (o mostrava) un piglio aperto e occidentale, che usava sia nei business-paper che in quelli più strettamente politici. Nel dicembre 2006 è stato nominato Persona dell’anno da Expert magazine, rivista settimanale russa di finanza.

La posizione sulla Libia

In occasione dell’intervento militare in Libia del 2011, che sancì la decapitazione di Gheddafi, Lavrov non criticò mai il raid franco-britannico, pur conscio che si trattava di una guerra che nessuno voleva: Barack Obama non poteva aggiungere un altro fronte ai conflitti in Medio Oriente, Angela Merkel stava gestendo la crisi dell’euro e il quasi fallimento della Grecia. Fu quello un piccolo capolavoro di Lavrov: il ministro disse a Hillary Clinton che Mosca non avrebbe bloccato la risoluzione e pochi giorni dopo Washington disse sì all’offerta della Russia di aderire all’Organizzazione mondiale del commercio.

Dialoghi MED

Sin dal 2015 ha partecipato ai Dialoghi MED di Roma, anno che è coinciso con l’intervento militare russo nel conflitto siriano. In occasione della sessione 2016, nel suo intervento contestò la politica americana nel dossier siriano e in quello libico. Mise l’accento sull’importanza di iniziare al più presto dei negoziati tra tutte le parti del conflitto con lo scopo di raggiungere un compromesso politico e su Crimea e Ucraina osservò che non si trattava di un problema internazionale bensì “territorio nazionale russo a tutti gli effetti, come ha confermato anche l’esito del referendum”.

Se mi temi mi rispetti

Nella sessione dei Dialoghi del 2018 suscitò interesse una sua riflessione sul potere di un Paese e sul rispetto che mostra verso altri. In riferimento al tema del diritto internazionale “minacciato da un crescente unilateralismo” fece riferimento a una sorta di ordine basato sulle regole: “Non direi che la Russia non si senta rispettata. C’è un modo di dire russo: se mi temi, mi rispetti. Non dico che dobbiamo incutere timore. Quello che deve esserci è mutuo e rispettoso dialogo”.

La figlia Polina Kovaleva

Polina Kovaleva, 26 enne che vive Londra in un enorme appartamento a Kensington, adora fare festa, ed è la figliastra del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Lo ha scritto in un tweet Maria Konstantinovna Pevchikh, giornalista investigativa russa dell’Anti-Corruption Foundation (FBK). Sostiene che i sodali di Putin hanno spesso due famiglie contemporaneamente. Lo stesso presidente della federazione russa, pur essendo sposato con Ljudmila Putina, aveva una seconda famiglia con l’ex ginnasta Alina Kabaeva. “Il ministro della Difesa Shoigu ha avuto due mogli e due coppie di figli contemporaneamente. E Lavrov non è diverso”, twitta la giornalista.

@FDepalo

(Foto: Lavrov on Flickr)

Ritratto di Lavrov, dal "progressismo" al filoputinismo omicida

Le sue parole al vertice di Antalya – “Non abbiamo attaccato l’Ucraina” – sembrano pronunciate da un’altra persona. Nel 2018 disse: “C’è un modo di dire russo: se mi temi, mi rispetti”

Volodymyr Zelensky video

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