Skip to main content

Da quando Marrakech ha ospitato la conferenza sul clima nel 2016, a Rabat si lavora nel campo energetico con un obiettivo ben preciso: completare la transizione energetica più in fretta possibile. Il Marocco, a differenza del suo vicino algerino, non è un Paese produttore di petrolio e da poco ha scoperto di avere dei giacimenti di gas ancora da sfruttare. Ha quindi da subito avviato una strategia che punta sulle energie rinnovabili sfruttando il suo deserto per sviluppare il solare e le sue coste che si affacciano sull’Atlantico per l’eolico.

Nei giorni scorsi però ha consegnato alle Nazioni Unite la sua nuova strategia a lungo termine Low Carbon. La novità rispetto ai piani precedenti è che ora il Regno si pone un nuovo obiettivo: una quota di energie rinnovabili intorno all’80% da raggiungere entro il 2050.

Questo nuovo obiettivo non ha sorpreso gli analisti marocchini in quanto in linea con la sua strategia di sviluppo sostenibile decisa ad affrontare al meglio le nuove sfide climatiche. Nel suo nuovo piano il Marocco punta a raggiungere una quota di energie rinnovabili di circa il 70% nel 2040 e l’80% nel 2050.

Una fonte del ministero della Transizione energetica di Rabat ha spiegato a Formiche.net che dietro questa accelerazione “c’è il rapido e continuo calo del costo delle energie rinnovabili e dello stoccaggio. L’attuale situazione a livello energetico internazionale ci spinge ad adottare nuove strategie di decarbonizzazione molto ambiziose incentrate sulla produzione di elettricità verde e idrogeno”.

Il ministero ha quindi stilato un nuovo documento dal titolo: “Strategia Low Carbon a lungo termine, Marocco 2050” che traccia le linee guida per la futura decarbonizzazione dell’economia di Rabat. Nel documento si prevede che nel 2050 l’utilizzo delle centrali termoelettriche convenzionali (carbone, gas naturale, olio combustibile) sarà notevolmente ridotto e le tecnologie smart grid, lo stoccaggio e la gestione della domanda diventeranno centrali nella gestione dell’intermittenza e nel bilanciamento del sistema.

Si legge nel documento che “l’idrogeno verde prodotto per elettrolisi da elettricità rinnovabile e suoi derivati ​​(ammoniaca, metanolo) potrebbe anche aiutare a decarbonizzare i settori e gli usi energetici che non possono essere elettrificati direttamente, come ad esempio nel trasporto pesante (navi, aerei, camion a lunga percorrenza) e in alcune applicazioni industriali (calore industriale ad altissima temperatura)”.

Il nuovo piano Low Carbon presentato da Rabat ruota attorno a 7 direzioni strategiche. Mira soprattutto ad accelerare il forte sviluppo delle energie rinnovabili in un’ottica di elettricità carbon free, da un obiettivo indicativo dell’80% entro il 2050, si tratta anche di aumentare l’elettrificazione degli usi nei settori dell’industria, dell’edilizia e dei trasporti, e valutare il potenziale di sviluppo dell’idrogeno verde per decarbonizzare l’industria e il trasporto merci su strada.

Secondo questo documento, si tratta anche di stimolare l’economia circolare, ridurre e valorizzare i rifiuti, nonché sviluppare ecosistemi agricoli e forestali sostenibili e resilienti, nonché pozzi di carbonio, per lo stoccaggio della CO2. La nuova strategia mira anche a mettere in atto piani di trasporto e logistica favorendo la multimodalità e massicci investimenti nello sviluppo di nuove infrastrutture di trasporto. Si parla, infine, anche di promuovere una nuova generazione di città “smart”, anche attraverso l’integrazione sistemica delle tecnologie di transizione digitale in tutti i settori socio-economici.

Gli sforzi in questa direzione si scontrano tuttavia con una grandissima inerzia dei sistemi tecnici, basati su attrezzature e infrastrutture pesanti. Sarà quindi necessario in tempi brevi sia garantire una buona copertura dei fabbisogni energetici delle famiglie e dell’economia, sia realizzare una completa transizione tecnologica verso soluzioni a basse o zero emissioni di carbonio.

La nuova strategia Low Carbon propone la trasformazione del settore attuando una strategia di innovazione, ricerca e sviluppo finalizzata all’introduzione di tecnologie pulite e buone pratiche a tutti i livelli dei processi produttivi industriali: materia prima, prodotto finito, raccolta e recupero dei prodotti usati. Questa politica di ricerca e sviluppo, si legge nel documento del ministero, deve essere adattata al contesto marocchino e focalizzata sulla fase di una reindustrializzazione ed essere il più vicino possibile alle preoccupazioni delle aziende.

Come il modello tedesco, la ricerca e lo sviluppo potrebbero essere guidati dai produttori stessi, dai grandi gruppi, dalle Pmi o dalle startup. Gli appalti pubblici ecologici possono anche svolgere un ruolo cruciale ed esemplare nel sostenere l’industria promuovendo la ricerca e lo sviluppo e creando una domanda marocchina sostenibile, in particolare per le Pmi. L’istituzione di un sistema fiscale favorevole alla transizione basato sull’introduzione di strumenti di incentivazione (ecotasse, mercato del carbonio, sussidi mirati, ecc.) consentirebbe ai produttori di orientare i propri investimenti e ai consumatori marocchini di adeguare le proprie preferenze e la loro disponibilità a pagare per prodotti privi di carbonio.

La quasi completa decarbonizzazione dell’energia nel 2050 risulterà quindi da un mix di queste opzioni. Una scelta molto politica, secondo il ministero della Transizione Energetica e dello Sviluppo Sostenibile del Marocco, che va ben oltre la sola dimensione economica.

Il Marocco nel 2050 sarà vicino alla transizione energetica

Rabat ha fissato una nuova strategia Low Carbon che la porta ad una quota di energie rinnovabili intorno all’80% entro il 2050 secondo un documento consegnato all’Onu

Tunisia, Saied stringe la cinghia contro Ennahda

Il partito islamista, prima componente parlamentare, denuncia un arresto pretestuoso contro un suo alto esponente: attacco contro il rischio che l’azione del presidente Saied prenda una deriva eccessivamente autoritaria

E se Forza Italia puntasse su Casellati per il Colle?

Il centrodestra non dovrebbe sprecare una occasione storica favorevole, con una sinistra divisa dalle polemiche e che per ora non sembra in grado di coagularsi su un suo unico candidato di bandiera

Uiguri, gli imam vogliono boicottare le Olimpiadi di Pechino

L’organizzazione transnazionale di leader di fede musulmana di tutte le confessioni e scuole di pensiero islamiche ha divietato la partecipazione all’evento sportivo perché “serve direttamente gli interessi di un regime tirannico e oppressivo responsabile del genocidio e della pulizia etnica degli uiguri”

Dal bunker di Xi al gas di Putin. I 10 rischi del 2022 per Eurasia Group

Dal bunker di Xi Jinping alle manovre ucraine di Vladimir Putin, dallo strapotere big tech alle mattane nucleari dell’Iran. Eurasia Group, la società di consulenza fondata da Ian Bremmer, pubblica i dieci principali rischi geopolitici del 2022. Ecco quali

Perché Pechino punisce Viya, l’influencer da record dell’e-commerce

Testimonal di diversi marchi occidentali, aveva battuto il record di incassi. Ma il governo cinese, che teme la crescita dell’e-commerce, ha deciso di multarla per evasione fiscale e dovrà pagare 210 milioni di dollari

La grande intuizione dell’elitismo. Perché leggere oggi Gaetano Mosca 

Nino Aragno Editore pubblica la nuova edizione degli “Elementi di scienza politica”, un volume fondamentale per rompere, di nuovo, il muro del silenzio che era stato eretto faziosamente intorno all’opera del “conservatore Mosca”

Elicotteri e tanker. Accordo Israele-Usa pensando all’Iran

Di Gabriele Carrer ed Emanuele Rossi

Sprazzi di luce ai tavoli “nucleari” di Vienna. Intanto, Gerusalemme annuncia l’acquisto di alcuni velivoli militari per affrontare le minacce del “terzo anello”

Monsignor Negri, testimone di una Chiesa in via d'estinzione. Il ricordo di Sgarbi e Bendaud

È scomparso a ottant’anni il vescovo emerito della Diocesi di Ferrara-Comacchio. Voce scomoda, alfiere di un cattolicesimo mai anestetizzato dalla melassa odierna. Fu vicino a don Giussani. Il ricordo di Sgarbi: “Negri parlava di Dio e rifiutava il cattolicesimo populista”

La strigliata di Putin a Erdogan sui droni e la fase 2 in Siria e Libia

Do ut des: Ankara potrebbe fare ammenda sui droni, se Mosca offrisse un supporto in partite chiave per i conti disastrati di Erdogan. Nel Mediterraneo, anche per questa ragione, la portaerei Truman in pianta stabile

×

Iscriviti alla newsletter