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I giochi sono fatti, il Venezuela entra in una nuova era dell’energia. Le pedine sono state mosse molto tempo fa, certo, da quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha deciso di scardinare il mercato petrolifero che vale un quinto delle riserve mondiali di oro nero. Caduto per mano americana Nicolas Maduro, la Casa Bianca ha chiamato a raccolta le big oil d’Occidente, inclusa Eni (Chevron, la stessa Eni ed altre compagnie sarebbero vicine a firma di accordi in Venezuela), per gettare le basi di una ripresa del settore, depresso da oltre vent’anni di governo para-socialista, prima con Chàvez, poi con Maduro. A stretto giro è arrivato il maxi accordo con Washington che assicurerà al mercato americano fino a 65 miliardi di barili per i prossimi anni. Il tutto non senza scatenare le ire della Cina, che fino a pochi mesi fa perforava i pozzi venezuelani.

I dettagli dell’intesa sono stati forniti dalla stessa Casa Bianca, in uno specifico statement. “Con il più grande accordo petrolifero della storia, il presidente Trump si è assicurato il controllo di maggioranza degli Stati Uniti su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate in Venezuela, ampliando enormemente le attuali riserve territoriali statunitensi accertate, pari a circa 46 miliardi di barili”, si legge. “Questo accordo garantisce il nostro predominio energetico per il prossimo secolo, il tutto a costo zero per gli Stati Uniti. E conferisce al governo statunitense ampi diritti di governance, la proprietà economica e la garanzia di un approvvigionamento a basso costo da una nuova compagnia petrolifera privata venezuelana, che diventerà la seconda compagnia petrolifera privata al mondo per riserve”.

Più nel dettaglio, “in relazione a questo accordo, le autorità provvisorie venezuelane hanno concesso a North American Blue Energy Partners (Nabep), una compagnia petrolifera privata che è il secondo produttore petrolifero privato del Venezuela e un operatore di comprovata esperienza, concessioni centenarie per 17 giacimenti petroliferi con riserve accertate di circa 65 miliardi di barili. Senza alcun costo per il contribuente americano, la Nabep ha concesso all’Office of Strategic Capital del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti una partecipazione azionaria del 35% nella sua società madre, che rappresenta un valore e dividendi per gli Stati Uniti pari a centinaia di miliardi di dollari”. Il governo americano avrà dunque direttamente parte del controllo dell’estrazione della successiva raffinazione del greggio.

Non è finita. Napeb ha inoltre concesso al Dipartimento di Stato americano il diritto di prelazione per l’acquisto del restante 80% della sua produzione, garantendo così una fonte di energia nel nostro emisfero in situazioni di emergenza. Il governo degli Stati Uniti ha il potere di veto sulla nomina di qualsiasi membro del consiglio di amministrazione e la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione della compagnia deve essere composta da cittadini statunitensi. Ma quali i piani per il futuro? Leggendo il documento della Casa Bianca emerge come la stessa Napeb abbia sviluppato “un piano ambizioso per incrementare rapidamente la produzione investendo fino a 100 miliardi di dollari in nuove infrastrutture petrolifere in Venezuela, contribuendo così a stimolare la crescita economica, a sostenere migliaia di posti di lavoro ben retribuiti e a generare decine di miliardi di dollari di attività economica in generale”. Partenza, via.

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