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In Europa orientale c’è voglia di Unione. Lunedì i presidenti di Georgia, Moldavia e Ucraina hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui reiterano l’impegno condiviso per traghettare le rispettive nazioni, assieme, nell’Ue. I leader stavano partecipando alla conferenza internazionale di Batumi, sulla costa georgiana del Mar Nero. E il presidente del Consiglio europeo Charles Michel era lì a fiancheggiarli, simbolicamente e fisicamente.

I tre Paesi hanno formato il cosiddetto “Trio associato” per aiutarsi vicendevolmente nel processo di integrazione con l’Ue. Un processo politico, geopolitico e sociale decisamente travagliato per gli ex Stati sovietici, accomunati dai conflitti latenti e sospesi che continuano a scuoterne le viscere (per citare gli esempi ucraini, Crimea e Donbass). Dietro a questi c’è ancora la Russia, la quale è notoriamente avversa all’idea di avere più Occidente geopolitico alle porte di casa e perdere influenza sugli Stati limitrofi.

La dichiarazione congiunta, infatti, equivale a uno schiaffo a tre mani al Cremlino. Spalleggiata dalla sua controparte moldava Maia Sandu e da quella ucraina Volodymyr Zelenskiy, la presidente georgiana Salome Zourabichvili ha parlato di “un passato comune, sfide comuni alla nostra sovranità e integrità territoriale, sfide comuni alla nostra sicurezza e quei tentativi di destabilizzazione che possono provenire da forze esterne, nonché da forze interne”. E poi l’affondo: “Abbiamo in comune anche il fatto che non vogliamo tornare al passato. Siamo pronti e determinati a lottare per il nostro futuro europeo”.

I tre presidenti hanno materializzato la volontà dei rispettivi Paesi firmando una Dichiarazione al termine del summit, in cui si impegnano a remare verso l’integrazione con l’Ue attraverso una serie di riforme “per rinforzare le istituzioni democratiche” e approssimare le proprie legislazioni a quelle europee. Nel Trio c’è ancora parecchia strada da percorrere in termini di stato di diritto; ne è esempio la violenza degli estremisti georgiani che ha portato alla cancellazione della parata del Gay Pride di Tblisi e alla morte di un cameraman. A Batumi Zourabichvili ne ha preso atto.

Guardando avanti: nel documento si parla di cooperazione con Bruxelles riguardo all’integrazione col mercato interno e identificazione di priorità settoriali tra cui energia, trasporti, trasformazione digitale, economia verde e circolare. Crucialmente, si tratta anche della speranza di cooperazione economica in seno all’Iniziativa dei Tre Mari (che vede uniti tutti i Paesi dell’Est Europa dal Baltico al Mar Nero) e collaborazione con la Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc) dell’Ue.

La ferrea determinazione che emana dal Trio è una svolta rispetto agli scarsi successi del cosiddetto partenariato orientale, ossia l’inziativa europea (giunta al suo dodicesimo anno) per coinvolgere i Paesi nell’ex orbita sovietica prossima all’Europa. Si registrano meno progressi in Armenia ed Azerbaigian, dove l’Ue non è stata risolutiva nel il suo ruolo di mediatore durante il conflitto in Nagorno-Karabakh dello scorso anno. E da maggio la Bielorussia si è sfilata dal partenariato, per decisione del dittatore Alexander Lukashenko, in risposta alle sanzioni europee inaspritesi all’indomani del dirottamento del volo Ryanair su cui viaggiava il dissidente Roman Protasevich.

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