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«Ho lavorato nel “Palazzo”, occupando la “poltrona” più importante», è l’incipit del post pubblicato sulla pagina Facebook dall’oramai ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prima di lasciare definitivamente Palazzo Chigi, che in poche ore ha generato una viralità senza precedenti per la realtà italiana, in grado di oscurare anche la capacità della “Bestia” salviniana.

In soli 30 minuti, dalle 16.21 quando il post è apparso sulla fanpage, il post aveva già raggranellato più di 22 mila condivisioni e poco meno di 48 mila commenti.

Eppure, è singolare come nel momento dell’addio, ovviamente momentaneo, l’avvocato del popolo, per riprendere una sua definizione, abbia scelto volutamente le due locuzioni che in questi anni i movimenti anti-casta e il populismo in doppiopetto hanno utilizzato più e più volte come una clava per abbattere i nemici e gli avversari di turno: il Palazzo e la Poltrona.

Una scelta, forse, dettata anche dalla necessità di rimarcare una differenza e una distanza ontologica con il nuovo governo o quanto meno con il suo successore, quel Mario Draghi già ampiamente agiografato dai media quale salvatore della Patria.

Di più, il richiamo alla pancia dei cittadini sfruttando i due totem del “palazzo”, da aprire come una scatoletta di tonno, e della “poltrona”, diventa funzionale alla prossima strategia di Giuseppe Conte che privato della “campanella” sta già lavorando al passaggio più difficile della sua nuova carriera, trasformarsi da leader istituzionale, quindi di tutti gli italiani, a leader di una parte, che sia il MoVimento 5 Stelle o un diverso contenitore tutto ancora da definire.

Certo, con il post di oggi, o meglio le interazioni dello stesso, per quanto da prendere con le pinze perché fortemente sostenuto dal peso dell’emotività di cui la rete da sempre si ciba e di cui è ghiotta, più che di congedo potrebbe rappresentare un primo nucleo di una fandom sulla quale edificare il nuovo soggetto politico.

Dopo un’ora il post di Conte ha più che raddoppiato i numeri, passando vorticosamente a 45 mila condivisioni, 95 mila commenti e, udite udite, 404 mila, tra like e love: numeri impressionanti che diventano però “normali” se confrontati con quelli registrati a “solo” quattro ore dalla pubblicazione: il post di Conte ha superato le 746 mila reazioni tra like e love, e si avvicina senza colpo ferire ai 200 mila commenti, senza contare le condivisioni, spontanee e autentiche degli utenti, che sono a quota 88 mila, ciò significa aver superato il muro del milione di interazioni.

Ebbene, non c’è negli ultimi 12 mesi alcun post di un politico italiano che abbia fatto questi numeri in così poco tempo. Nessuno. Salvini o Meloni compresi.

A riprova della straordinarietà del post, e in particolare, della “reputazione” di cui Conte ha goduto in questi mesi pandemici, seppur tra alti e bassi, è sufficiente prendere a riferimento la classifica dei post Facebook che nelle ultime 24 ore, a livello globale, hanno performato meglio per numero di interazioni: quello di Conte è sul gradino più alto del podio, seguito con una distanza quasi doppia, da un post della BBC, mentre al quarto posto si piazza il Presidente Usa, Joe Biden.

Se invece proviamo ad allargare, andando indietro di qualche giorno il lasso temporale dell’osservazione sulla reputazione di Giuseppe Conte, il risultato che si ottiene censendo il tenore dei commenti che gli utenti hanno lasciato sulla fanpage istituzionale è coerente con la capacità del post di questo pomeriggio di schizzare ogni oltre più rosea previsione.

Il 66.82% degli utenti che hanno lasciato un commento si è espresso in termini assolutamente positivi, a fronte invece di una posizione negativa che sfiora il 25% degli utenti che hanno postato un commento in pagina e i due hastag che sono stati utilizzati maggiormente sono #avanticonconte, #iostoconconte.

È chiaro che le interazioni e le reazioni non si tramutano ipso facto in un consenso, soprattutto quando siamo lontani da una scadenza elettorale, così come se da un lato diventa facile “acchiappare” l’emotività degli utenti, altra cosa è riuscire a fidelizzarla, convertirla in partecipazione, tramutarla in percorsi di condivisione di scelte politiche di parte.

È cinico dirlo, ma forse è questa la vera sfida che attende Giuseppe Conte, più della gestione dell’emergenza sanitaria.

Domenico Giordano, spin doctor di Arcadia, fondatore del Piccolo Festival della Politica è autore di “De Luca, la comunicazione politica di Vincenzo De Luca da sindaco a social star” (Area Blu edizioni 2021).

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