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Nel 2027, nel mese di novembre, compirà 100 anni il premio letterario Bagutta che, nato in una trattoria milanese, è il più antico d’Italia. Dal 1927 ad oggi, hanno preso vita molti altri premi, altrettanto prestigiosi, così come nel corso degli anni più volte nel dibattito pubblico si è discusso, pure con vivacità, sulla loro utilità e sulla relativa funzione. Tra questi si distingue, oltre che per il valore soprattutto per la sua origine, le proprie caratteristiche e i suoi fini, il Premio Letterario delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori presso la Santa Sede.

Anche la VII edizione di questa iniziativa, il cui bando fissa al 28 febbraio 2026 il termine ultimo per la presentazione delle candidature, si rivolge ad “autori di libri pubblicati in italiano e destinati al grande pubblico su temi relativi alla cultura e ai valori cristiani, alle relazioni tra Chiese cristiane e Stati, alla storia delle Chiese e al dialogo interreligioso”.

In proposito, eloquente è la lettera con cui, nel 2019, i promotori, presentando l’idea di premiare libri, mettevano in evidenza il privilegio di essere attori di eventi e dibattiti su questioni di base del Cristianesimo e dell’esistenza umana. Tale primo gruppo animatore (una quindicina) di ambasciatori aggiungeva poi che gli impegni ufficiali, “inseparabili dalla dimensione spirituale della Santa Sede, (l)i stimola(va)no a promuovere il Cristianesimo e a rispondere ad un bisogno generale di spiritualità attraverso l’arte della letteratura cristiana”. Parimenti, degna di nota è l’avvertenza iniziale che non sarebbe stato in competizione con premi già esistenti semmai si sarebbe focalizzato, come avvenuto, “sulla complementarità nel promuovere conoscenza nei rispettivi ambiti del sapere”.  Questo progetto di ispirazione culturale è ulteriormente apprezzabile nella scelta di non ammettere traduzioni anche da parte di autori non italiani quale atto di omaggio al nostro Paese che ospita attualmente 93 Missioni diplomatiche. Non meno rilevante è la composizione della giuria, co-presieduta dagli Ambasciatori d’Italia e dell’Unione Europea presso la Santa Sede, rispettivamente Francesco Di Nitto e Martin Selmayr, a cui partecipano tra gli altri numerosi Capi Missione.

In particolare, preme qui sottolineare come uno degli elementi distintivi sia rappresentato dal coinvolgimento (una presenza storicamente legata all’Urbe) del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, la cui esistenza “non comporta legami di ordine temporale né da parte della Santa Sede verso gli Stati, né da parte degli Stati verso la Santa Sede; non ne risultano oneri o vantaggi materiali, sia d’ordine economico, o commerciale, o militare. Si tratta essenzialmente di un dialogo, di un incontro permanente e qualificato” (Paolo VI, 1971).

Da altra angolatura, sempre nel mettere in luce la singolarità dell’iniziativa, e dunque le ragioni per seguire e raccontare il suo “cammino”, può essere interessante richiamare un passaggio dell’intervista al Decano, l’Ambasciatore (di Cipro) George Poulides, realizzata due anni fa da ACI Stampa: “Noi Ambasciatori (…) siamo consapevoli e rispettosi verso la missione pacifica della Santa Sede. Il Corpo Diplomatico che ho l’onore di rappresentare (…) dal 2018, è una grande famiglia unita che coltiva il dialogo e il rispetto reciproco (…) non siamo in competizione tra di noi (…) e cerchiamo in tutti i modi di seguire il grande desiderio del Santo Padre per la pace e la fratellanza umana”.

Ebbene, nei nostri giorni in cui il linguaggio, “nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari” (Leone XVI, 2026), questo premio è davvero speciale, nel suo essere occasione di tempo e luogo opportuno di incontro, perché ci ricorda che “per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano” (Leone XVI, 2026).

Storia e senso del Premio Letterario del Corpo Diplomatico della Santa Sede

Di Gianni Todini e Francesco Nicotri

Il Premio Letterario del Corpo Diplomatico presso la Santa Sede valorizza opere dedicate a cultura cristiana, dialogo interreligioso e storia delle Chiese. Nato per promuovere spiritualità e confronto, coinvolge ambasciatori di 93 Paesi e si distingue per finalità, giuria e vocazione al dialogo

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