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Si tratta di uno degli interrogativi che sta emergendo in questi mesi e in diversi ambiti a proposito della trasformazione delle filiere energetiche e dell’economia circolare. Si fa riferimento ad un possibile punto di svolta o di stabilizzazione. Questo significa che, dopo anni di cambiamenti e investimenti, l’ecosistema globale sta raggiungendo un nuovo equilibrio, “caratterizzato da una quota significativa di energia proveniente da fonti rinnovabili e da una minore dipendenza dai combustibili fossili”. Su questo e molto altro si sono confrontati esperti istituzionali, mondo della ricerca, imprese, giovani generazioni e operatori dell’informazione convenuti a Trevi, in provincia di Perugia, per l’appuntamento annuale delle Giornate dell’Energia e dell’Economia Circolare, promosse da Globe Italia e dal World Energy Council Italia, che si chiudono oggi.

“Queste giornate rappresentano il culmine di un lavoro che portiamo avanti anno dopo anno sulla transizione ecologica giusta e sostenibile per imprese e cittadini – ha detto Matteo Favero, presidente di Globe Italia, aprendo i lavori – Portare al tavolo dei lavori nei tre giorni oltre cento interlocutori significa far dialogare energia, filiere del riciclo e legislatori. Significa stimolare nuove idee e raccogliere il contributo che politica, economia e comunicazione possono offrire a questa sfida epocale. Parliamo di sfide globali su cui l’Italia può dire molto e che non possono prescindere dal contributo di tutti, nessuno escluso”.

Nonostante un contesto internazionale caratterizzato da altre priorità e urgenze, come i conflitti in atto e le nubi che si addensano all’orizzonte anche nell’Europa e nella Nato, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione sulle priorità che attendono l’esecutivo europeo nei prossimi mesi ha voluto ricordare che “l’Unione europea ha già oltre il 70% dell’elettricità da fonti a basse emissioni ed è in pista per raggiungere gli obiettivi previsti al 2030”. Un’implementazione del Green Deal, quindi, può dare all’Europa l’energia, la competitività e il consenso sociale necessari per contare nello scacchiere mondiale.

Era stato lo stesso Mario Draghi, nel presentare a Bruxelles il suo Rapporto sulla competitività, a suggerire un piano comune per la decarbonizzazione e la competitività che potesse permettere all’Unione europea di essere leader delle tecnologie pulite nel mondo, tenendo presente che, “se non riusciamo a coordinare le nostre politiche, c’è il rischio che la decarbonizzazione sia contraria alla competitività e alla crescita”. Mettendo a nudo i ritardi dell’Europa rispetto ai giganti dell’economia mondiale, in primis Stati Uniti e Cina, l’ex premier sottolineava e confermava che la transizione green intrapresa in questi anni non solo non va abbandonata, ma va percorsa fino in fondo, correggendo eventuali storture ma perseguendo gli obiettivi ambientali per una reale competitività industriale da irrobustire.

Una risposta è arrivata proprio in questi giorni dalla Commissione europea con un piano finanziario di oltre 17 miliardi di euro per supportare l’efficienza energetica delle oltre 250 mila piccole e medie imprese dell’Unione. Il piano, sostenuto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), mira a rafforzare la resilienza e le competitività delle aziende, aiutandole a promuovere sia l’efficienza energetica che la decarbonizzazione. La creazione di uno sportello unico per l’efficienza energetica agevolerà le pratiche e l’implementazione dei prestiti della Bei.

D’altra parte “la transizione energetica non è un’opzione ma una necessità e un motore di sviluppo per il Paese” – ha sottolineato Giuseppe Moles, amministratore delegato di Acquirente Unico – ricordando “il ruolo cruciale dell’energia in un contesto globale segnato da crisi geopolitiche e volatilità dei prezzi. Il percorso verso la decarbonizzazione e l’indipendenza energetica richiede pragmatismo, investimenti e una visione di lungo periodo. La sfida della transizione potrà essere vinta solo con il contributo congiunto di istituzioni, imprese e cittadini”.

Il contributo e la forza dell’economia circolare italiana in un mondo che cambia è stata ben rappresentata da Simona Fontana, direttore generale del Conai. “I dati ci dicono che l’Italia ha saputo tradurre questa transizione in risultati concreti: oltre il 70% degli imballaggi viene riciclato. Siamo tra i Paesi leader in Europa e questo è il frutto di un modello consortile unico che mette insieme pubblico e privato e coinvolge oltre 700 mila imprese. Nel 2023 il sistema Conai ha generato un volume d’affari di 15 miliardi e mezzo e oltre 35 mila posti di lavoro nella filiera industriale. Sul piano ambientale parliamo di quasi 12 milioni di tonnellate di materia vergine evitate, 50 terawattora di energia risparmiata e oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 evitate”.
Sulla stessa linea Michele Priori, direttore generale consorzi Cobat, il quale ha ricordato “quanto sia urgente e necessario dare continuità alla transizione ecologica, non solo attraverso l’innovazione tecnologica ma anche con un cambio culturale profondo. Il sistema consortile lavora ogni giorno per trasformare lo scarto in risorsa, creando valore economico, ambientale e sociale”.

Per quanto riguarda il contributo e gli sforzi che il nostro Paese sta mettendo in campo in questa sfida epocale, indicazioni e certezze sono state espresse da Fabrizio Penna, Capo Dipartimento PNRR del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Il territorio, con le sue istanze, è uno dei pilastri di una politica energetica sostenibile ed efficace, ha detto Penna. Noi che abbiamo un ruolo istituzionale dobbiamo dare ai cittadini e alle loro comunità certezza del diritto, efficienza ed efficacia coniugate con la democrazia e la responsabilità. L’impegno del Pnrr, che vede l’Italia prima in tutti i parametri europei, si avvia alla sua fase conclusiva. Gli investimenti in economia circolare cominciano a produrre effetti sul territorio e l’approvazione del correttivo al testo unico per le autorizzazioni Fonti Energie Rinnovabili recepisce le istanze degli operatori ed apre una nuova stagione di riforme”.

Guardando ai prossimi appuntamenti degli organismi internazionali su questi temi, primo fra tutti il Consiglio Ambiente dell’Ue del 18 settembre, troviamo in agenda la revisione della Legge europea sul clima con il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 90% entro il 2040 rispetto al 1990 e la posizione comunitaria da presentare alla prossima COP30 sui cambiamenti climatici che si terrà a novembre a Belem, in Brasile. L’altro appuntamento, indetto dal Segretario delle Nazioni Unite, si terrà a New York il 24 settembre e avrà al centro del dibattito proprio le iniziative che i vari Stati stanno attuando per contrastare il fenomeno del cambiamento climatico.

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