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“Sono un convinto sostenitore del ruolo che l’Esercito può e deve svolgere all’interno di un sistema difesa sempre più integrato e coeso sotto il profilo operativo e strutturale; si tratta dell’unica via percorribile per dare risposte efficaci alle sfide che il Paese si trova ad affrontare, oggi come in futuro”. Parola del generale Pietro Serino, da poco più di due mesi capo di Stato maggiore dell’Esercito, che ieri è stato ascoltato ieri dalle Commissioni Difesa di Senato e Camera per la presentazione delle sue linee programmatiche. Linea di continuità con il predecessore, Salvatore Farina, anche nella definizione di “cinque priorità”: personale, addestramento, sistemi d’arma, infrastrutture e organizzazione.

PERSONALE

“L’uomo-soldato è il principale elemento dell’Esercito, intorno al quale si costruisce un’efficace componente terrestre dello strumento militare interforze”, ha sottolineato come prima cosa Serino, riconoscendo la specificità della professione militare e l’importanza del bilanciamento di diritti e di doveri del soldato, “un cittadino con molti più doveri degli altri,”. Per questo, è necessario valorizzare le professionalità e le competenze del personale. Tale esigenza di specializzazione è dettata anche dalla crescente complessità dei campi di battaglia moderni, influenzati dai nuovi domini spaziale e cyber. A tal fine, è necessario introdurre un nuovo modello per l’arruolamento, con l’introduzione di un sistema di Volontari in ferma prefissata (VFP) 3+3, che abbassi l’età dei volontari e consenta di ottimizzare la formazione e qualificare il personale militare, facilitandone anche l’eventuale re immissione nel mondo del lavoro civile.

LA MULTIDEMSIONALITÀ DELL’ESERCITO

Già da tempo l’Esercito ha sottolineato la necessità di padroneggiare nuove capacità specifiche in ottica multi-dominio, influenzate cioè dai nuovi domini spaziale e cibernetico, necessità ribadita ieri da Serino: “La prospettiva della multidimensionalità deve costituire un driver imprescindibile nell’addestramento del singolo e delle unità ad ogni livello ordinativo per avere una Forza armata di nicchia, con ogni capacità sviluppata attraverso percorsi formativi e addestrativi ciclici e scientifici che valorizzino le eccelle e garantiscano forze qualificate in grado di condurre interventi puntali”. Tale approccio multidisciplinare deve informare ciascuna delle unità fondamentali dell’Esercito, le brigate pluriarma: “nei moderni campi di battaglia si riverberano gli effetti trasversali delle attività svolte nello spazio e nell’ambiente cibernetico – ha continuato Serino – effetti che, per quanto principalmente rilevanti in ambito informativo, possono anche assumere la concretezza di vere e proprie azioni inabilitanti delle unità avversarie”.

SVILUPPO DI SISTEMI D’ARMA

Lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma è, per Serino, oltre a un’importante fase per l’ammodernamento e il potenziamento delle capacità operative dell’Esercito, anche un’opportunità importante per rilanciare il ruolo dell’industria nazionale della Difesa, soprattutto per la possibilità di sviluppare partenariati strategici con gli alleati europei e atlantici. In questo quadro: “particolare importanza assumono i mezzi pesanti, che costituiscono la massima espressione di capacità operativa della dimensione terrestre e si presentano come una opportunità per consentire il rilancio del settore terrestre dell’industria della difesa e sicurezza nazionale, e l’elemento per promuovere il nostro ruolo nella costituzione della dimensione militare dell’Ue”. Si tratta, dal lato operativo, di acquisite piattaforme quali una famiglia di veicoli da combattimento per la fanteria (Idf) e di un nuovo carro armato da battaglia (Mbt), sistemi moderni e avanzati che garantiscano, oltre alle volute capacità di combattimento e protezione del personale, anche una completa integrazione nel sistema di comando e controllo.

NON SOLO CARRI ARMATI

Nel settore elicotteristico, è stata conclusa da poco l’introduzione in servizio del CH47F, del quale era stata studiata anche la possibile acquisizione della versione Extended Range, dotata della capacità di rifornimento in volo, progetto per il momento accantonato. Per quanto riguarda lo sviluppo delle cosiddette “armi autonome”, sistemi in grado di agire anche senza collegamento con un operatore umano, il generale Serino è stato estremamente netto: “L’uso della letalità non può che essere controllato, soprattutto per un Paese fondato su un forte regime democratico come l’Italia; l’uso della forza non controllato non è democratico”. Tuttavia, il capo di Sme ha anche sottolineato come lo sviluppo di tali sistemi costringa il comparto della difesa a sviluppare adeguate contromisure.

INFRASTRUTTURE E ORGANIZZAZIONE

Particolare importanza è stata riservata al potenziamento delle infrastrutture nell’ottica di migliorare la qualità della vita del “cittadino-soldato”, quale parte integrante della specificità della professione che svolgono gli uomini e le donne dell’Esercito. Il capo di Stato maggiore ha anche ipotizzato la creazione di una riserva capace di alleggerire la pressione sul personale permanente in caso di emergenze particolarmente gravose sul modello di una riserva selezionata estesa non solo agli ufficiali, com’è adesso, ma anche a sottufficiali e truppa con esigenze particolari e specialistiche.

MISSIONI ATTUALI

Serino ha anche rapidamente tratteggiato alcune questioni legate alle missioni attualmente svolte dal personale dell’Esercito italiano. In particolare, il comandante di Sme ha accolto con favore la riduzione graduale del personale impiegato per Strade Sicure, compito complicato ulteriormente dalla pandemia, per alleggerire la pressione sul personale e riportarlo alle sue missioni tradizionali. Per quanto riguarda, invece, il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, Serino ha informato le commissioni sull’approntamento già effettuato delle risorse per il ripiegamento che, non appena arriverà l’ordine di missione dallo Stato maggiore della Difesa, saranno pronte ad agire, concludendo che: “sarà una missione logisticamente molto impegnativa, per numero di mezzi e sistemi, e per il fatto che l’uscita da Afghanistan è consentita solo per via aerea; non sarà né breve né facile”.

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