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Finirà nel 2025 la stagione della distensione spaziale tra Stati Uniti e Russia. Dmitry Rogozin, numero uno dell’agenzia russa Roscomos, ha annunciato oggi che tra quattro anni Mosca si ritirerà dalla Stazione spaziale internazionale (Iss), l’avamposto orbitante, a circa 400 chilometri dalle nostre teste, che nel 1998 segnò l’avvio dell’era della cooperazione tra le due super-potenze che durante la Guerra fredda erano state protagoniste di una spietata corsa spaziale. I toni del confronto bipolare sono però ormai tornati, anche oltre l’atmosfera, complice il trend di militarizzazione dello spazio e gli obiettivi esplorativi verso Luna e Marte.

LA SCELTA RUSSA

Non sembra un caso che l’annuncio di Rogozin giunga a poco più di un mese dalla sigla dell’accordo tra Roscosmos e l’omologa cinese Cnsa, finalizzato alla realizzazione di una stazione congiunta sulla superficie (o in orbita) lunare. È considerata la risposta al programma Artemis degli Stati Uniti, lanciato da Donald Trump e confermato da Joe Biden, per riportare l’uomo (e la prima donna) sul nostro satellite naturale. Il progetto americano si è da subito configurato come aperto ad “alleati e partner”, con una chiara connotazione geopolitica incentrata sugli “Artemis Accords” (siglati, tra gli altri dall’Italia), una serie di principi intorno a cui far convergere la cordata. Gli stessi principi sono stati ampiamenti criticati dalla Russia, che da tempo sembra avvertire il gap maturato in campo spaziale rispetto agli Usa, ma anche alla Cina.

TRE PROGETTI A CONFRONTO

Non c’è infatti solo la Luna. L’abbandono della Iss, ha detto Rogozin, dovrebbe consentire alla Russia di accelerare su una nuova stazione autonoma, da lanciare entro il 2030. Il progetto è simile a quello di Pechino per la Tiangong-3, il terzo “palazzo celeste” del Dragone. Gli Stati Uniti, invece, puntano tutto sul futuro commerciale della stazione spaziale internazionale, chiamando a raccolta gli attori privati, così da aprire nuovi mercati e liberarsi di rilevanti spese pubbliche. La Nasa ha già incaricato la texana Axiom Space di agganciare i suoi primi due moduli (che saranno realizzati da Thales Alenia Space) all’attuale Iss, a partire dal 2024. Una volta che quest’ultima andrà fuori servizio, la stazione di Axiom si staccherà, diventando autonoma. “Il nostro obiettivo è democratizzare lo spazio cercando di aprire la possibilità di accedervi a un numero maggiore di persone; sarà qualcosa di positivo per l’umanità”, spiegava nel recente evento targato Airpress e Formiche Micheal López-Alegría, veterano Nasa, vice presidente di Axiom, già incaricato di comandare la prima missione interamente privata verso la Iss, in programma all’inizio del prossimo anno.

I PIANI DI PUTIN

Il programma russo per una stazione autonoma deve ancora partire. Rogozin ha spiegato che manca solo il via libera del presidente Vladimir Putin. La scorsa settimana, in occasione del sessantesimo anniversario del volo di Jurij Gagarin, il presidente a chiarito gli obiettivi extra-atmosferici del Paese: “Preservare lo status di una delle principali potenze spaziale al mondo”. E sull’abbandono della Iss, Rogozin ha detto: “Stiamo iniziando i negoziati con i nostri partner della Nasa; li stiamo formalizzando ora”. In ogni caso, “non significa che la stazione verrà demolita e scaricata nell’oceano immediatamente dopo il 2025; affideremo semplicemente la responsabilità del nostro segmento ai partner”.

LA STAGIONE DELLA COLLABORAZIONE

Dovrebbe terminare dunque in quattro anno il contributo russo alla Iss. Nei suoi 22 anni di operatività, la Stazione ha ospitato più di 250 astronauti di 19 diverse nazionalità, diventando un esempio straordinario dei risultati che l’umanità può ottenere grazie alla collaborazione internazionale. Oltre a Nasa e Roscosmos, sono coinvolte l’europea Esa, la giapponese Jaxa e la canadese Csa. Sin dall’inizio, la stazione spaziale ha visto la partecipazione dell’Italia, ospitando cinque astronauti italiani per dieci missioni: Umberto GuidoniRoberto VittoriPaolo NespoliLuca Parmitano e Samantha Cristoforetti, che si prepara tra l’altro a una nuova missione in programma nel 2022. L’Italia, inoltre, ha contribuito alla costruzione della Stazione Spaziale con i moduli Harmony (Node 2) e Tranquility (Node 3) e la struttura della Cupola, costruiti dalla Thales Alenia Space per conto dell’Agenzia spaziale italiana, frutto dell’intesa con la Nasa.

Russia fuori dalla stazione orbitante. Così torna la corsa allo Spazio

Dmitry Rogozin, numero uno di Roscosmos, ha annunciato che la Russia lascerà la Stazione spaziale internazionale nel 2025. I moduli di sua competenza verranno affidati ai partner, mentre Mosca potrà lavorare su una sua stazione autonoma e sui progetti lunari in collaborazione con la Cina. La corsa allo Spazio torna competitiva

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