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Da una parte gli Stati Uniti, dall’altra l’Europa. Il nodo della Groenlandia è al centro del dibattito geopolitico di questi giorni. Puntare su questa isola potrebbe anche essere un buon affare. Ma a precise condizioni. Una tra tutte: che Washington, oltre a garantirsi quel suo spazio economico che vitale reclamato dal presidente Donald Trump, porti nella terra dei ghiacci investimenti, crescita e una buona dose di benessere e sicurezza. Di questo sembrano essere convinti gli esperti del Centre for strategic international studies (Csis).

Orizzonte Groenlandia

“Lo scorso 5 gennaio, il presidente Trump ha affermato di aver bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale. Alti collaboratori della Casa Bianca hanno subito ribadito l’affermazione secondo cui gli Stati Uniti avrebbero potuto impadronirsi del territorio danese per sostenere gli interessi nazionali. Questi recenti commenti segnano un ritorno alla retorica che aveva fatto notizia nei primi giorni del 2025, quando il neo-rieletto presidente Trump aveva dichiarato che gli Usa avrebbero potuto acquistare il territorio autonomo danese. La rinnovata attenzione alla Groenlandia sottolinea l’approccio dell’amministrazione Trump alla sicurezza delle risorse come sicurezza nazionale”, premette il Csis.

Cercasi terre rare

“La Groenlandia è ricca di risorse naturali, tra cui minerali di ferro, grafite, tungsteno, palladio, vanadio, zinco, oro, uranio, rame e petrolio. Ma le materie che attirano maggiormente l’attenzione nella regione sono le terre rare. Le vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento statunitensi di terre rare per esigenze di difesa e commerciali sono state recentemente al centro delle questioni politiche a Washington”, scrive il Csis. Per il quale “in particolare, il 2025 è stato caratterizzato da molteplici round di negoziati ad alto rischio a seguito dei controlli cinesi sulle esportazioni di terre rare pesanti”.

“Le interruzioni delle forniture di questi materiali hanno esposto le catene di approvvigionamento del settore automobilistico occidentale a carenze, ritardi e interruzioni della produzione. Il Presidente Trump ha agito in modo significativo per affrontare queste preoccupazioni lungimiranti sulla catena di approvvigionamento sia attraverso partnership pubblico-private, sia attraverso accordi bilaterali con partner come Arabia Saudita, Giappone e Australia per promuovere lo sviluppo di capacità nel settore delle terre rare al di fuori della Cina. E la Groenlandia ospita due giacimenti di terre rare tra i più grandi al mondo: Kvanefjeld e Tanbreez”.

Artico, nuova frontiera della sicurezza

L’analisi si sposta poi sull’Artico nel suo insieme. “Con lo scioglimento delle calotte polari, le nuove rotte marittime emergenti attraverso la regione stanno creando nuove opportunità economiche e geostrategiche per le potenze globali. Il Passaggio a Nord-Ovest attraversa l’arcipelago artico canadese e collega l’oceano Pacifico all’oceano Atlantico. Attualmente, ed è navigabile solo per brevi periodi all’anno a causa delle difficili condizioni e dello spostamento dei ghiacci marini. Ma gli scienziati prevedono che, con l’accelerazione del riscaldamento globale e i progressi tecnologici, il passaggio potrebbe presto essere aperto al transito ogni estate, collegando l’Asia orientale all’Europa occidentale con una rotta di 7.000 km più breve dell’attuale percorso attraverso il Canale di Panama”.

Ora, “il controllo di queste acque artiche sarà fondamentale per sfruttare i vantaggi economici e di sicurezza del passaggio globale emergente, e la posizione vantaggiosa della Groenlandia lungo questa rotta le conferisce un’importanza strategica per gli Stati Uniti, la Cina e qualsiasi altra potenza che desideri accedere al Passaggio a Nord-Ovest e proiettare il proprio potere a livello globale”.

Le ragioni degli Stati Uniti

Insomma, “la Groenlandia è una regione artica chiave, strategica per gli interessi di sicurezza nazionale americani. Pertanto, gli Stati Uniti dovrebbero mantenere una presenza attiva e aumentare i propri investimenti strategici sull’isola per rafforzare le partnership, promuovere infrastrutture e opportunità economiche e scoraggiare gli attori cinesi e russi. Ma anche approfondire la collaborazione con l’Unione Europea allineando gli strumenti di prelievo, finanziamento e politiche per rafforzare congiuntamente la resilienza della catena di approvvigionamento e diversificare l’offerta globale di grafite”.

Conclusione? Più che usare la forza militare, bisognerebbe usare quella economica. “Gli Stati Uniti hanno una significativa opportunità di approfondire i legami strategici con la Groenlandia, ma non attraverso acquisti diretti o interventi militari, ma attraverso investimenti coordinati. La citata miniera di Tanbreez rappresenta un potenziale percorso per migliorare l’accesso alle terre rare statunitensi, ma realizzare questo potenziale richiede più di un semplice finanziamento: richiede un impegno a lungo termine per le infrastrutture, un autentico coinvolgimento della comunità locali e un coordinamento diplomatico. Allora sì che, mentre il futuro minerario della Groenlandia si trova ad affrontare notevoli sfide logistiche e politiche, una strategia statunitense mirata e rispettosa potrebbe contribuire a garantire che la stessa Groenlandia diventi non solo un fornitore di minerali, ma un partner artico affidabile”.

Investimenti e sviluppo, la (giusta) strategia Usa per la Groenlandia. Report Csis

Non solo i giacimenti di terre rare, ma anche l’apertura di nuove rotte commerciali polari avallano, e in parte giustificano, l’interesse di Washington per la terra dei ghiacci. Il punto è come agire. Più che usare la forza militare, sarebbe meglio usare quella economica, investendo in sicurezza e infrastrutture, senza dimenticare il benessere dell’isola

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