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Era il 22 febbraio scorso. L’ayatollah Ali Khamenei scriveva su Twitter che l’Iran – che come emerge dal recente report della statunitense Defence intelligence agency è il nuovo quartier generale di Al Qaeda –  “non cerca armi nucleari”. Il tutto, aggiungeva, in osservanza “dei principi islamici”. Ma così non pare affatto, a giudicare dai rapporti delle agenzie d’intelligence di tre Paesi europei – che non possono non avere ripercussioni sui colloqui in corso a Vienna per l’eventuale rientro degli Stati Uniti nell’accordo nucleare Jcpoa.

La relazione 2020 dell’Aivd, l’agenzia d’intelligence e sicurezza nazionale dei Paesi Bassi, spiega che l’unità antiproliferazione nucleare della stessa agenzia e del Mivd (l’intelligence militare) sta indagato Paesi come Siria, Pakistan, Iran e Corea del Nord che “lo scorso anno hanno cercato di acquisire beni e tecnologie” per la fabbricazione di armi di distruzione di massa “in Europa e nei Paesi Bassi”. Per questo, il regime iraniano figura nella sezione dedicata agli sforzi per prevenire “che certi Paesi acquisiscano di armi di distruzione di massa”.

Indicazioni simili emergono anche dal rapporto relativo al 2020 della Bayerisches Landesamt für Verfassungsschutz, l’intelligence bavarese. Paesi “come Iran, Corea del Nord, Siria e Pakistan stanno compiendo sforzi per espandere il loro arsenale convenzionale di armi attraverso la produzione o la costante modernizzazione di armi di distruzione di massa”, si legge. E ancora: “Per ottenere il know-how e le componenti necessari, questi Stati stanno cercando di stabilire contatti commerciali con aziende in Paesi ad alta tecnologia come la Germania”. Un ruolo sembra giocare Hezbollah, la milizia libanese sciita bandita dalla Germania l’anno scorso, che può contare su 1.050 membri ancora attivi in tutto il Paese, di cui almeno 30 in Baviera.

Paesi Bassi, Germania ma anche Svezia. Il Säkerhetspolisen, l’agenzia d’intelligence di controspionaggio e antiterrorismo, ha diffuso ad aprile la sua relazione sul 2020. Pure qui c’è ampio spazio per le attività del regime di Teheran: “L’Iran conduce anche spionaggio industriale, che è principalmente mirato all’industria hi-tech svedese e ai prodotti svedesi, che possono essere utilizzati nei programmi di armi nucleari. L’Iran sta investendo ingenti risorse in questo settore e alcune vengono utilizzate in Svezia”.

Nella relazione 2020 dell’intelligence italiana pubblicata a inizio marzo c’è un paragrafo dedicato al “complesso e articolato” quadro iraniano tra elezioni, proteste popolari, “difficoltà socio-economiche, acuite dalle sanzioni Usa e dall’impatto della pandemia”, “rafforzamento delle partnership con altri attori, quali Russia e Cina” in risposta all’“isolamento diplomatico conseguente [agli] Accordi di Abramo” e sforzi nucleari. Non si citano attività legate alle armi di distruzione di massa.

Tuttavia, è poco realistico pensare, dopo le rivelazioni statunitensi sulle attività di Hezbollah relative a movimentazioni di nitrato di ammonio in Italia e alla luce delle connection della milizia sciita così come del regime iraniano nel nostro Paese, i nostri 007 non abbiano occhi e orecchie ben aperti.

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