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Nuova vita per Ant, braccio finanziario di Alibaba. Peccato che non sia stata una scelta spontanea ma un diktat in piena regola arrivato da Pechino (qui l’articolo di Formiche.net) al termine di mesi di pressioni: prima lo sgambetto all’Ipo del secolo (37 miiardi) poi l’indagine dell’Antitrust che ha disintegrato un monopolio (commercio elettronico e pagamenti) ultra-decennale. Infine, dopo aver accarezzato la nazionalizzazione, la trasformazione coatta in holding, parte di una più ampia strategia del Dragone per stringere la morsa sull’universo fintech. E ora, la fase operativa, quella più dolorosa.

E così Ant ha annunciato di voler fare domanda per diventare una holding finanziaria ma controllata dalla banca centrale cinese. Un cambio di pelle veloce e profondo, che ridisegnerà il perimetro delle attività di Ant per adattarsi a una nuova era di regolamentazione più rigorosa per le società di Internet con base in Cina. Il nuovo piano renderebbe, quindi, Ant soggetta agli stessi requisiti a cui sono soggette le banche in Cina. La stessa Banca centrale (Pboc) ha convocato i rappresentanti di Ant per un incontro con quattro agenzie di regolamentazione.

C’è di più.  Secondo i termini dell’accordo con la Pboc riportati da Reuters, Ant taglierà il collegamento, definito dalle autorità come “improprio” tra il servizio di pagamento AliPay, la carta di credito virtuale Jiebei e il prestito al consumo Huabei. Pechino ha anche chiesto ad Ant di rompere il suo “monopolio sulle informazioni e di rispettare rigorosamente i requisiti della regolamentazione delle attività di informazione sul credito”. La società da parte sua ha accettato di migliorare la governance aziendale e “rettificare le attività finanziarie illegali nel settore del credito, delle assicurazioni e della gestione patrimoniale”.

Ancora, la Banca centrale ha affermato di aver anche chiesto ad Ant di controllare la sua leva finanziaria e i rischi del prodotto e di controllare il rischio di liquidità dei suoi prodotti. Insomma, alla fine il cerchio si chiude: i principali asset di Ant, comprese le sue unità tecnologiche, verranno fatte confluire dentro una holding, così come chiesto dalle autorità di Pechino. D’altronde, l’obiettivo del trasferimento delle attività Ant è costringere la più grande società di pagamenti mobili della Cina a rispettare requisiti di capitale più severi, rendendola in tutto più simile a una banca. Con tanti saluti all’indipendenza delle rampanti società del fintech.

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