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A Washington il timore che suscita il massimo dell’angoscia e che fa gelare il sangue nelle vene é quello di un ipotetico attacco del terrorismo islamico all’America. Un attentato infinitamente più devastante di quello dell’11 settembre, con l’esplosione di ordigni nucleari nella capitale, a New York o in altre città. Ed è questo l’agghiacciante retropensiero, fondato su specifici report d’intelligence, che sta spingendo all’unisono il presidente Donald Trump ed i vertici militari e della sicurezza nazionale degli Stati Uniti all’intransigente richiesta all’Iran di azzerare il programma nucleare e consegnare le centinaia, forse migliaia, chilogrammi di uranio arricchito destinati a realizzare bombe atomiche in serie.

Tutte le verifiche delle fonti umint, sigint, acint e techint dell’intelligence Usa e israeliana, ma anche inglese ed europea, convergono sulla ferma, e segretamente conclamata, determinazione del regime fondamentalista islamico dell’Iran di dotarsi di armi atomiche per “cancellare dalla faccia della terra Israele e gli Stati Uniti”. Per poi attaccare anche l’Europa. Un obiettivo di distruzione a tutti i costi dell’Occidente inscritto nel Dna della jihād, l’ossessione della guerra santa contro gli “infedeli”, propria dell’integralismo terroristico islamico sulla quale é stata fondata la Repubblica Islamica.

I continui tentativi di Teheran di temporeggiare e guadagnare mesi, procrastinando i negoziati sul nucleare, hanno accresciuto sospetti e timori che gli ayatollah possano essere sul punto di portare a termine i loro programmi segreti di armamento atomico. Sospetti e timori aggravati dalla conferma da parte dei servizi d’informazione della completa sostituzione delle centrifughe di prima generazione istallate nei siti a grandi profondità nelle viscere delle montagne, non raggiunti dai bombardamenti, con centrifughe avanzate di sesta generazione che consentono di moltiplicare la produzione di uranio arricchito.

L’infondatezza della richiesta dell’Iran di avere diritto a sfruttare l’energia nucleare é platealmente dimostrata dal fatto che nonostante Teheran abbia finora speso oltre mille miliardi di dollari, provocando pesanti dissesti economici e sociali, il suo programma nucleare non fornisce quasi nessuna energia elettrica al Paese. Energia elettrica per la quale comunque non vi sarebbe alcuna necessità di arricchire l’uranio, destinato inequivocabilmente alla realizzazione di ordigni atomici.

Oltre a rinviare a fasi successive le trattative sul nucleare, le proposte negoziali avanzate da Teheran e respinte al mittente da Trump, prevedevano il ripristino delle condizioni di verifica e di ispezione del precedente trattato del 2015, siglato con l’amministrazione Obama. Controlli che potevano essere ritardati per settimane, consentendo l’occultamento delle prove della prosecuzione di attività nucleari, mentre le attuali richieste americane includono la videosorveglianza dei siti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, oltre alla presenza di ispettori sul posto e ispezioni improvvise nei siti. Nelle controproposte, Washington considera inoltre essenziale anche l’azzeramento del programma missilistico iraniano, in particolare ai missili balistici intercontinentali a lungo raggio.

Se non si considerano tutti questi elementi, non si percepisce l’ampiezza e la gravità dell’incubo nucleare iraniano. Le inqualificabili invettive di Trump contro il Papa, la Nato e gli alleati europei, le minacce di disimpegno e di ritiro delle basi Usa in Germania, Spagna e Italia, restano inescusabili ma esulano completamente dalla concreta ed urgente necessità di disinnescare la dirompente realtà dell’incombente rischio che il regime fondamentalista degli ayatollah, da quasi 50 anni incubatore del terrorismo islamico, da Al Qaida all’Isis, Hamas, Hezbollah ed Houti, possa scagliare bombe atomiche in giro per il mondo.

Un pericolo talmente concreto da spingere Trump e gli Stati Uniti a tenere sotto scacco l’Iran finché non rinuncia per sempre ai sui folli piani di terrorismo nucleare. Scacco all’Iran per il quale si sta pagando l’enorme prezzo di una crisi economica globale e che per il tycoon comporta la rovinosa perdita del consenso elettorale dell’opinione pubblica americana. Ma non ci sono alternative fra una recuperabile crisi economica o politica ed il tragico inverno nucleare di un pianeta sconvolto dalle esplosioni atomiche islamiche.

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