Skip to main content

I modelli diversi di difesa aerea che Ucraina e Paesi del Golfo schierano per respingere gli attacchi condotti con droni e missili da parte di Russia e Iran rendono palese una lezione che da questi due conflitti sta emergendo: se l’arma impiegata dall’attaccante ha tra le sue caratteristiche quella della “scalabilità industriale”, altrettanto scalabile dovrà essere il sistema di difesa atto a contrastarla.

L’imponderabilità degli attacchi aerei, specie se condotti con sciami di droni e missili per la saturazione dei sistemi di difesa, dovrebbe portare chi li subisce fino al “punto di rottura” politico-strategico, oltre il quale le risorse impiegate per difendersi sarebbero troppo alte in confronto agli obiettivi da tutelare. Se per abbattere sciami di droni da poche migliaia di dollari si utilizzano intercettori che costano milioni di dollari e sono soggetti alla legge della scarsità, le difese aeree possono essere saturate e superate in un tempo relativamente breve.

Non è ancora accaduto nel Golfo, anche per le diverse quantità di sistemi impiegati negli attacchi, ma sul fronte ucraino si è già assistito all’inversione del costo incrementale tra attacco e difesa a favore del primo. È questa la naturale conseguenza della costruzione di un sistema di difesa aerea basato solo su piattaforme strategiche (in questo mettendo in discussione anni di politica degli acquisti da parte delle monarchie del Golfo), senza curare il lato “quotidiano” della risposta alla minaccia, cioè organizzare la serie di operazioni che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha raggruppato sotto la definizione di small air defense, basata essenzialmente sulla difesa di punto.

Il sistema di difesa aerea a “cupola variabile”, sviluppato con mezzi e risorse diverse ma obiettivi similari da Ucraina e Israele, ha alla base l’idea che anche unità mobili dotate di tecnologie low cost possano contrastare efficacemente i droni nemici se allertate per tempo, riservando l’impiego delle piattaforme high value per le minacce più sofisticate. L’idea è quella di fare massa in un dato punto per obliterare qualunque rischio di saturazione o impiego inefficace degli intercettori. Questo perché, come ha spiegato il generale Luca Goretti su Airpress, i droni “viaggiano a velocità relativamente basse per cui, se individuati per tempo, possono essere abbattuti con tecnologie più semplici (magari installate a bordo di elicotteri o velivoli non di ultima generazione o batterie binate poste su veicoli fuoristrada)”.

Lo “scollamento” tra i risultati della campagna aerea israelo-statunitense in Iran e quelli della risposta iraniana contro gli Stati alleati della coalizione è frutto della caratteristica “dissimmetria” che emerge dall’evoluzione del potere aereo. Centrale resta l’idea che un sistema integrato di difesa aerea non possa disporre solo di capacità passivo-reattive, ma debba basarsi sulla offensive defense.

Droni e sistemi di difesa tradizionali. Lezioni di difesa aerea integrata dal Golfo

Di Filippo del Monte

La guerra in Ucraina e le tensioni nel Golfo mostrano come l’impiego massiccio di droni e missili stia trasformando il modo di concepire la difesa aerea. La risposta più efficace passa da sistemi integrati e scalabili capaci di combinare piattaforme ad alto valore con soluzioni più economiche e diffuse

Così un traduttore online ha incastrato l’unità segreta del Cremlino

La parabola di Denis Alimov, uomo del Center 795, la nuova struttura coperta creata da Mosca per operazioni sensibili in Ucraina e all’estero. A incastrarlo non è stata una talpa, ma un errore elementare e fatale per il suo mestiere

Sedici anni dopo la legge 38. Il sistema sanitario è pronto per le cure palliative?

Sedici anni dopo la legge 38 l’Italia ha riconosciuto per legge l’accesso alle cure palliative. Ma tra invecchiamento della popolazione, disomogeneità territoriali e carenza di reti assistenziali, la sfida oggi è trasformare un principio normativo in un diritto realmente accessibile

Prove di voto per l’Eliseo? Come sono andate le amministrative in Francia

Il Rassemblement National guarda al modello-Meloni e rafforza il suo slancio nei comuni che già governava, aggiungendone di altri preziosi, mentre La France Insoumise ha ottenuto risultati inaspettati in diverse grandi città francesi, confermandosi asso pigliatutto del centrosinistra, avendo fagocitato sia i socialisti che i macroniani. Un assaggio di ciò che accadrà nel 2027 (se non prima)

Carlo Donat-Cattin, una lezione che non tramonta. Il ricordo di Merlo

Leader della sinistra sociale della Democrazia Cristiana e qualificato uomo di governo, parliamo di uno statista che si è ritagliato un ruolo decisivo nella politica italiana per oltre 30 anni. Nella Dc innanzitutto, all’interno del cattolicesimo sociale, nel centro sinistra dell’epoca e, soprattutto, nel contributo che seppe dare alla cultura riformista e democratica del nostro Paese. Il ricordo di Giorgio Merlo

Kuwait, il fronte silenzioso dove opera anche l’Italia. Scrive Volpi

Di Raffaele Volpi

Dal ricordo di una visita ad Ali Al Salem, nel deserto kuwaitiano, emerge il volto meno visibile delle missioni italiane: non solo tecnologia e droni, ma analisi, disciplina e responsabilità in scenari ad alta tensione. Gli attacchi recenti alla base riportano al centro una verità spesso rimossa: le crisi non restano lontane, si intrecciano e rendono la sicurezza un tema ormai globale, anche per l’Italia. L’analisi di Raffaele Volpi

Dalla propaganda agli algoritmi. Il potere invisibile delle connessioni

Di Antonio Scala

Nel dibattito sulla disinformazione l’attenzione si concentra quasi sempre sui contenuti: fake news, propaganda, manipolazione, fact-checking. Ma nell’ambiente digitale il punto decisivo non è solo ciò che viene detto. È il modo in cui persone, informazioni e cornici interpretative vengono connesse tra loro. Perché oggi, più che controllare i messaggi, conta organizzare i legami che danno loro significato. L’analisi di Antonio Scala, dirigente di ricerca presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr

Reza Pahlavi e la sfida della transizione iraniana. Scrive De Leo

Di Francesco De Leo

Il figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi, si propone come figura di unità nazionale in Iran. Il suo piano prevede referendum, Assemblea costituente e nuove elezioni, con l’obiettivo di garantire libertà civili, uguaglianza e diritto del popolo a scegliere il proprio sistema di governo. L’analisi di Francesco De Leo, direttore di Affari Internazionali

In ricordo di Jürgen Habermas. Le promesse di un pensatore

Di Piero Marino

Il 14 marzo ci ha lasciati, in quello che, con molta verosimiglianza e probabilità, può essere considerato il peggiore dei momenti storici possibili, l’ormai novantaseienne Jürgen Habermas, il filosofo tedesco che ha saputo traghettare in tempi e contesti profondamente mutati l’eredità culturale e filosofica della scuola francofortese, sorta a cavallo dei due conflitti mondiali dall’impellente necessità di denunciare i limiti della moderna razionalità occidentale, per ripensarne le forme in stretta relazione con l’evoluzione e la trasformazione delle scienze sociali e dello sviluppo tecnologico ed economico. La riflessione di Piero Marino, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

L’ultima magia del Mago del Cremlino. Chi è Vladislav Surkov

Di Stefania Jaconis

Fonti legate ai media russi in esilio riferiscono che Vladislav Surkov, per anni consigliere di Vladimir Putin, e considerato uno dei principali ideologi del putinismo, avrebbe lasciato la Russia con urgenza. Ma chi è, ovunque si trovi, il Mago del Cremlino? Lo racconta Stefania Jaconis

×

Iscriviti alla newsletter