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In Libia emergono difficoltà ogni giorno, con la nuova autorità esecutiva che è riuscita trovare una quadra sulla composizione della squadra di governo secondo le ultimissime notizie, e il premier designato Abdul Hamid al Dabaiba (che ha ricevuto l’incarico di guidare il paese fino alle elezioni del 24 dicembre) finito al centro di uno scandalo quando l’AFP ha anticipato i contenuti di un report dell’Onu potenzialmente esplosivo che accusa di brogli l’elezione da cui è uscito vincitore nel Foro di dialogo libico (organizzato dalle Nazioni Unite per spingere la stabilizzazione del paese).

Il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk (il Parlamento monocamerale libico eletto nel 2014 noto con l’acronimo inglese HoR), Aguila Saleh, ha usato la questione per pressare Dabaiba – contro cui la sua formazione è uscita sconfitta nel voto del Foro onusiano. La compravendita di voti “sarebbe un crimine che non potrebbe essere ignorato”, ha detto mercoledì al Times, aggiungendo di ritenere “appropriato posticipare la seduta del parlamento per il voto di fiducia al governo fino a quando il rapporto non sarà pubblicato e di pubblico dominio: se davvero che ci sono casi di tangenti, allora coloro che li hanno commessi dovrebbero essere esclusi”.

Il rapporto del panel di esperti delle Nazioni Unite su cui AFP ha messo le mani in esclusiva anticipandone alcuni contenuti su almeno tre voti comprati, dovrebbe essere pubblicato il 15 marzo, ossia una settimana dopo la data per ora fissata e quattro giorni prima della scadenza prevista dal Foro per far ottenere la fiducia al Governo di unità nazionale – come viene chiamato l’esecutivo in formazione in mano a Dabaiba. Per ora non ci sono prove che l’attuale premier designato, già capo della Libyan Investment and Development Company, sia coinvolto nella presunta corruzione e la fuga di notizie viene descritta dal suo entourage come “fake news”.

La situazione per ora è bloccata perché il Parlamento dà sostanzialmente ascolto a Saleh, anche perché la questione della riunione per la fiducia è anche vittima delle divisioni Est-Ovest che da anni segnano la Libia. I parlamentari della Tripolitania vorrebbero votare a Sabratha, quelli della Cirenaica propongono Sirte – che i primi considerano problematico per la propria sicurezza visto che la città è sotto il controllo della società militare russa Wagner, che finora ha preso il lato haftariano. Questo delle milizie e degli attori esterni è un altro degli enormi problemi della situazione: teoricamente le forze straniere dovevano lasciare il paese il 23 gennaio, secondo accordo/richiesta dell’Onu, ma niente è cambiato.

Un membro del Comitato militare congiunto 5+5 in quota all’attuale Governo di accordo nazionale libico (Gna), il brigadiere Mukhtar Nqassa, ha rivelato ad Agenzia Nova che la squadra di osservatori internazionali giunta ieri, mercoledì (3 marzo), a Tripoli è arrivata oggi a Sirte per tenere una riunione con il Comitato militare. In una dichiarazione Nqassa ha spiegato che durante l’incontro saranno affrontate anche alcune questioni logistiche e saranno raccolte informazioni preliminari sulla loro futura residenza e sulle misure di protezione, e alcune altre questioni. Questi osservatori – che sono rappresentanti della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ed esperti della sede delle Nazioni Unite a New York – hanno il compito di valutare e monitorare l’accordo di cessate il fuoco, mentre un altro tema avrà l’incarico di sorvegliare l’uscita dei foreign fighter – compito attualmente impossibile. Il 5+5 ha già garantito, sebbene tra varie polemiche, che preserverà la sicurezza della sessione parlamentare quando sarà.

Nel frattempo, il capo del Consiglio presidenziale e premier del Governo di accordo nazionale libico (Gna), Fayez al Sarraj, che esercita il potere in forma transitoria in attesa della fiducia a Dabaiba, ha emanato un decreto, il numero 2 del 2021, nel quale ha vietato ai suoi ministri e ai funzionari dei ministeri e delle istituzioni pubbliche di Tripoli di collaborare con gli esponenti della nuova autorità esecutiva. “È vietato comunicare con i leader politici che sono emersi dal processo di dialogo prima che ottengano la loro legittimità a lavorare”, dice il testo, che di fatto delegittima l’attuale autorità pur rispettando “i risultati del processo politico esistente per il trasferimento e il consolidamento del potere”.

Nel frattempo, mentre la nuova autorità esecutiva trova difficoltà nel costruire la propria operatività, proseguono altre forme parallele di contatti tra le due regioni del paese. Il vice presidente del Consiglio di presidenza del Governo di accordo nazionale libico (Gna), Ahmed Maiteeq (che aveva già trovato un accordo con gli haftariani sulle produzioni petrolifere e sulla riunificazione del tasso di cambio), è pronto per annunciare già nei prossimi giorni l’unificazione di 27 istituzioni finora divise tra la Libia orientale e quella occidentale. Sfruttare l’intersezione tra queste dinamiche complesse è la sfida per i politici libici e l’occasione per ridare un futuro ai cittadini.

Libia, un altro premier senza fiducia e molti guai

Il Parlamento non vuole votare la fiducia al premier designato dal Foro dialogo dell’Onu finché le Nazioni Unite non pubblicheranno il report su possibili brogli durante il Foro stesso. Intanto l’attuale premier Serraj blocca i suoi ministri e il vice Maiteeg continua il processo parallelo di riunificazione Est-Ovest

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