Skip to main content

C’è una singolare circostanza tra i vaghi bagliori e i rumori di fondo di questo tempo politico: il ritorno di attualità del pensiero popolare.

Difficile dire con esattezza quale ne sia la ragione. E forse ve n’è più d’una. Si potrebbe dire tanto sulla sua originalità politica e culturale, che ne farebbe uno strumento audace e non scontato per affrontare le crisi che attraversano la nostra epoca. Tuttavia ha già un suo rilievo il solo fenomeno.

È significativo che in giro per il Paese si incrocino una pluralità di iniziative associative, culturali, elettorali, tutte con un dichiarato stampo popolare. Nelle quali il popolarismo non è più una evocazione nostalgica, ma una orgogliosa rivendicazione di novità politica. Del resto, in un tempo in cui il problema delle democrazie sembra essere quello di aver dimenticato il popolo, il pensiero popolare resta, dopo le sbornie demagogiche dei populismi, tra le possibilità democratiche più concrete.

Non sorprende che questa sorta di spontanea gestazione politica collettiva avvenga attraverso una serie di iniziative territoriali: è nella storia e nel codice genetico del popolarismo la pluralità di forme di espressione e una significativa ricchezza di pensiero mai appiattito su dogmi e personalismi.

E non sorprende neppure che queste iniziative siano animate e partecipate da persone che riscoprono un terreno comune dopo anni trascorsi a gravitare intorno a polarizzazioni politiche che spesso hanno eroso l’originaria matrice popolare.
Intanto, questo è un fatto.

Meriterebbe invece una considerazione l’esigenza che queste iniziative inizino a coltivare tra di esse rapporti e a mettersi in rete. Se è vero che ciascuno può sentire forte il legame con la propria esperienza, è altrettanto vero che si avverte la sollecitazione ad andare oltre. Non ultimo Lorenzo Dellai ha opportunamente invitato a ricercare una forma di relazione che favorisca la “pluralità nell’unità”.

E dunque, prima ancora che su documenti di valori o di programma, queste esperienze, o almeno quelle che ne avvertono più forte l’urgenza, dovrebbero affermare innanzitutto un metodo basato su una modalità di strutturazione di rapporti, che le conduca progressivamente a costruire aree di collaborazione più larghe. Se è evidente che allo stato non ci sia nessuno che possa essere il punto di aggregazione di tutti, è altrettanto evidente che sarebbe arido per tutti restare in una condizione di isolamento.
Con quale obiettivo? Dare forma e dignità politica al popolarismo. Indiscutibilmente ridottosi nel tempo ad essere un abbellimento di posizioni politiche oggi in evidente affanno.

Ciò significa fare discussione, fare formazione, fare presenza politica. Fondate su un metodo, quello popolare, per cui sui dati della realtà si costruisce la soluzione più adeguata per la difesa della dignità dei singoli e delle loro comunità.
In questo punto si innesta ciò che i popolari in questo tempo di ricostruzione possono dare: non come frammenti, ma come forza politica e di pensiero. In modo da far riemergere quelle dinamiche comunitarie capaci di promuovere partiti veri. Luoghi di dibattito e visione; lontani dall’incredibile equivoco della seconda repubblica cominciato con la nascita di un partito di proprietà di un magnate e giunto oggi al paradosso di un movimento politico partecipato da una s.r.l.

E sostenere, in virtù di quelle stesse dinamiche comunitarie, una nuova consapevolezza della centralità dei cristiano-democratici all’interno del partito popolare europeo, in modo che popolarismo, atlantismo, europeismo, economia sociale di mercato, difesa dei diritti della persona umana e dello stato di diritto siano considerati come elementi di dottrina politica inaggirabili per definire la propria identità, e non come vestiti che si indossano a piacere per non sfigurare in società e per essere considerati adatti a governare. Un partito di patrioti italiani desiderosi di battersi per la comune patria europea.

Occorrerebbe un umile e rigoroso impegno collettivo per far progredire questo spontaneo fermento iniziale.
E sarebbe una grave responsabilità non farlo, ignorando i segnali di diverso tenore che si stanno levando a indicare la singolarità della fase politica nella quale stiamo entrando.
Come già capitato altre volte nel recente passato, l’ultima crisi politica e di governo ha determinato una sorta di stato di necessità nel quale tutte le posizioni politiche sono finite in contraddizione con sé stesse, fino quasi a rinnegarsi.

È stato così già con Monti; ma anche con l’imprevista intesa tra Pd e Forza Italia ai tempi del governo Letta. È accaduto prima con la maggioranza gialloverde del Conte 1, e poi con la successiva, improvvisa e abiogenetica, alleanza Pd/M5s. Ma certo mai nelle forme estreme di questi giorni.
Tutti sono entrati in una condizione di negazione di sé, che ha rotto ogni traiettoria di continuità, al di là delle disinvolte dichiarazioni esteriori.
Queste periodiche contraddizioni, sempre più acute, sono l’espressione più eclatante di quanto le posizioni politiche siano state costruite al di fuori di uno schema razionale costituito da un’analisi delle cause dei problemi e un’ipotesi di soluzione culturalmente fondata, ma abbiano risposto quasi esclusivamente a meccanismi estranei alla scienza politica.

Sarà difficile per le forze politiche ripartire senza fare i conti con questa condizione di impraticabilità democratica della via demagogica al consenso elettorale. E quello che è accaduto di recente ci dice che, anche qualora ciò non avvenisse e non si ripartisse dalla presa d’atto del fallimento della confusione tra i desideri e le possibilità, vi è una implacabile legge della storia a riportarci nel punto esatto in cui sono stati lasciati i nodi irrisolti.
La nascita del governo Draghi segnala con una ragionevole certezza solo il dato dello svelamento della finzione del gioco al rilancio sul terreno delle iperboli, ma non dice ancora nulla sulle intenzioni dei giocatori. In altri termini, le contraddizioni per come sono emerse segnano una sconfitta, non tanto di una posizione politica, ma di un generale modo di impostare il confronto politico e il ruolo della politica. Ma non è la prima volta. E non è detto che sia l’ultima.

Proprio in ragione di tale sconfitta, il nuovo governo, per quello che stiamo verificando nelle prime ore, è una soluzione rispetto all’immediato, ma non scioglie diverse ombre di incertezza sul futuro. Sotto vari punti di vista.

Primo, perché esiste l’equivoco che questo modo frettoloso di fare pace tra forze tra loro opposte sottintenda una sorta di assoggettamento della politica a soluzioni tecniche universali.

Secondo, perché andrà verificata nel concreto la capacità delle forze politiche di riposizionare le rispettive diversità sul piano della dialettica risolutiva e non su quello della sola contrapposizione: e per fare questo a ciascuna di loro occorrerà uscire dalla gabbia ideologica della critica agli altri per fare i conti con la propria storia.

Terzo, perché la rigenerazione del sistema è intimamente legata alla capacità della politica di tornare a incarnare la sua missione democratica primaria: quella di farsi autentica rappresentanza delle istanze reali della società e di dare loro quelle risposte concrete che è legittimo si attendano. E dunque si tratta di un processo più ampio che va anche al di là delle sole attuali rappresentanze parlamentari.

Non sfugge agli osservatori attenti il cortocircuito che questi anni hanno generato in ambito sociale; cortocircuito espresso da una diffusa sensazione di un sostanziale immobilismo, coesistente per paradosso con le forti spinte al cambiamento. Una sorta di statica convulsione emotiva, incapace di far generare dal conflitto una possibilità di autentico mutamento.
In questo stato delle cose, in cui tutto si trasforma e tutto resta immobile a seconda della percezione, il rischio è che si determini una sorta di stagnazione nel presente, che, pur caricandosi delle ragioni delle difficoltà sociali, non riesca a risolverle se non nell’amplificazione del lamento.

Ciò che questa dinamica produce è il paradosso che i problemi irrisolti finiscono per negare sé stessi, nel senso che l’istanza rivoluzionaria che non produce effetti di cambiamento riduce il problema da questione da risolvere a questione da gestire. E del resto, che cos’altro è la generale assuefazione alle diseguaglianze e alle ingiustizie se non una implicita rinuncia a superarle?
Occorre allora che le insicurezze siano affrontate non più dentro la deriva delle paure, ma dentro una prospettiva di cambiamento e sviluppo possibile.

La soluzione delle incognite di questa nuova fase è perciò affidata alla capacità di innovare le diverse storie e culture politiche. Niente è certo. Ma nulla è impossibile.
Per questo la politica adesso, proprio adesso, ha bisogno di parole di verità. Per questo i popolari hanno il dovere di dire le loro parole di verità. E tutto si può, fuorché disertare il tempo che ci è dato.

Perché la politica ha bisogno dei popolari. La riflessione di De Mita e Mauro

Di Giuseppe De Mita e Mario Mauro

Il popolarismo non è più una evocazione nostalgica, ma una orgogliosa rivendicazione di novità politica. Del resto, in un tempo in cui il problema delle democrazie sembra essere quello di aver dimenticato il popolo, il pensiero popolare resta, dopo le sbornie demagogiche dei populismi, tra le possibilità democratiche più concrete. L’intervento di Giuseppe De Mita e Mario Mauro

Sull'ex Ilva la mina della giustizia. Ma Giorgetti e sindacati serrano i ranghi

Il primo incontro dell’era Draghi sul futuro di Taranto sancisce la volontà di governo e lavoratori di trovare uno sbocco a una crisi industriale decennale. Benaglia (Fim-Cisl) a Formiche.net:  l’acciaio è strategico, ora attuare l’ingresso di Invitalia

Missione Nato in Iraq. Cosa c'è dietro all'aumento dei militari

I ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica decidono di aumentare la presenza in Iraq. Addestrare le truppe locali nel contrasto al terrorismo è l’obiettivo formale, mentre analizzando gli intenti si può intravvedere la necessità di bilanciare la presenza iraniana nel Paese e quello di coinvolgere la Turchia su obiettivi comuni bloccando parte dell’avventurismo di Ankara

Draghi: "Il Recovery una prova di fiducia straordinaria, Ue più solidale". Il video

Draghi: "Il Recovery una prova di fiducia straordinaria, Ue più solidale" [embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=yeOz5MbZB2k[/embedyt] Milano, 19 feb. (askanews) - "Mai nella storia europea i governi avevano tassato i loro cittadini per darli a altri Paesi europei, è avvenuto con Next generation: si tratta di una straordinaria prova di fiducia reciproca che se validata da scelte oneste ed efficaci potrà un giorno…

Draghi punge la Corte dei Conti sulla lunghezza dei processi

Se i magistrati avvertono il governo sull’uso dei fondi del Recovery Plan, il neo-premier invita la Corte ad abbreviare i tempi delle decisioni amministrative e dei controlli su di esse ed evitare quel fenomeno “paralizzante” che Draghi ha definito la “fuga dalla firma”

La Lega al Viminale. Così Salvini vuole gestire l'immigrazione

Dopo Toninelli, Trenta e Conte, con Lamorgese e Di Maio sono finite le testimonianze dei ministri sulla vicenda della nave Gregoretti della Guardia Costiera. Nella nuova udienza Salvini ha raccolto altri punti a suo favore e ne ha approfittato per lanciare precisi messaggi sulla politica dell’immigrazione prossima ventura anche con la presenza di un leghista come sottosegretario all’Interno. Il punto di Stefano Vespa

La Cina mette alle corde Alibaba, ma finisce per danneggiare famiglie e imprese

Dopo la parziale messa fuori gioco delle finanziarie di Jack Ma, i competitor stanno riempiendo i vuoti lasciati dal gigante dei pagamenti. Ma applicando tassi su prestiti e transazioni ben più alti. E così famiglie e imprese cinesi rischiano il default

grillo draghi mattarella

Questo governo è lo stress test per i partiti. L'analisi di Panarari

Le spaccature all’interno del Movimento sono il frutto di un processo (abortito) verso la partitizzazione. Il sociologo Panarari ha dubbi sulla possibilità che l’Esecutivo Draghi possa durare. Non sul presidente: “Una visione di Paese che proietta l’Italia in una nuova dimensione”

Il rover Perseverance atterra su Marte, l'entusiasmo nella sala di controllo NASA. Il video

Il rover Perseverance atterra su Marte, l'entusiasmo nella sala di controllo NASA [embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=YDtW7prvCP4[/embedyt] Entusiasmo e applausi nella sala di controllo della NASA alla notizia dell'avvenuto arrivo del rover Perseverance sulla superficie di Marte, dove inizierà la raccolta di campioni che, per la prima volta nella storia, verranno poi riportati sulla Terra. Fonte: YouTube NASA

Il caso del rapper Hasél arrestato in Spagna dovrebbe preoccupare tutta l'Europa

L’arresto di Pablo Hasél per apologia del terrorismo e incitazione all’odio ha provocato disordini a Barcellona e Madrid, accendendo il dibattito sulla libertà di espressione e lo stato della monarchia spagnola. Il caso ha fatto esplodere lo scontento sociale per la pandemia, che cova non solo in Spagna

×

Iscriviti alla newsletter