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Italia, ultimo appello. Per il Mes e anche per il Recovery Fund, 209 miliardi pronti a piovere sull’Italia per finanziarne la ripresa, anzi la rinascita dopo la notte del coronavirus. Sempre che il governo non si lasci sfuggire l’occasione, presentando un piano di riforme e di investimenti poco convincenti e soprattutto non all’altezza della mole di denaro in arrivo (il 28% dell’intero Recovery Fund è destinato all’Italia). E allora non è un caso che l’ex premier italiano, oggi Commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ascoltato alla Camera e al Senato nel giorno in cui dal mercato del lavoro sono arrivati segnali di risveglio (occupazione a luglio a +0,4% su giugno), abbia suonato a Giuseppe Conte una sorta di ultima chiamata.

ADESSO O MAI PIÙ

“Oggi abbiamo le risorse e lo spazio di bilancio per affrontare queste strozzature. Se non le usiamo oggi per affrontare questi problemi annosi, il rischio è che non lo facciamo più. Questo vale per i 27 paesi ma vale in modo per l’Italia”. Dunque “serve il coraggio di scegliere e guidare questa transizione, o lo facciamo oggi o non lo facciamo più”, ha detto Gentiloni.  “Questa è la grande la responsabilità del governo e del Parlamento che dovrà avere un ruolo centrale”, ha aggiunto. L’ottimismo a Bruxelles sulla buona riuscita del tutto comunque non manca. “Sono fiducioso  del fatto che l’Italia abbia tutte le potenzialità e le capacità per essere all’altezza di questa sfida”.

NIENTE LISTA DELLA SPESA (E NIENTE TASSE)

Attenzione, non basta rispettare la deadline. Servono progetti veri e non una lista della spesa. Gentiloni ha ricordato in proposito che la Commissione Ue chiede che il governo, nel compilare il proprio programma di riforme, indichi le proprie scelte nel quadro delle priorità, ma non vari un “catalogo di spese”. Tra gli strumenti messi in campo dall’Ue “il più importante è il Recovery e resilience facility, che va impegnato attraverso i piani nazionali. La commissione incoraggia a presentarli per la metà di ottobre. Ci aspettiamo delle bozze che indichino obiettivi generali, linee intervento, priorità, che consentano l’avvio di un dialogo con la commissione”.  Ma soprattutto “guai se usiamo questi 200 miliardi per ridurre le tasse, sarebbe davvero un messaggio sbagliato”.

A QUANDO IL MES?

Non è tutto. L’altra partita è il Mes per la sanità, su cui ormai il governo tentenna da mesi, nonostante il pressing del Pd e qualche timida dissidenza nel M5S. “Il Mes è fondamentale per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Le condizionalità macroeconomiche che hanno caratterizzato la crisi precedente sono state eliminate per queste linee di credito straordinarie destinate alla sanità”.

LA TABELLA DI MARCIA

L’ex premier ed ex ministro ha comunque fornito una tabella di marcia. “La prima erogazione del 10% delle risorse da parte della Commissione avverrà presumibilmente nel primo semestre del prossimo anno. Le altre erogazioni avverranno a cadenza semestrale, due volte l’anno”. Il tempo stringe.

 

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