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Difficile, quasi impossibile, cambiare in corsa le regole sui crediti difficili delle banche. E allora molto meglio un messaggio dal sapore politico dell’Europa alle banche, affinché l’intero sistema bancario venga rassicurato. Marcello Messori, economista della Luiss e grande esperto del mondo bancario, dice la sua dopo l’allarme lanciato dal ceo di Mediobanca, Alberto Nagel, in merito alla stretta della Bce sulla gestione dei prestiti incagliati (i cosiddetti non performing loans) da parte delle banche.

La norma in questione, il calendar provisioning (approvato nel 2019), impone nella sostanza alle banche vigilate accantonamenti più tempestivi sui crediti deteriorati, integrando le norme prudenziali vigenti con la previsione da parte delle banche di una deduzione dai fondi propri per le esposizioni deteriorate non sufficientemente coperte. In altre parole ogni banca dovrà accantonare fondi per coprire le perdite causate da prestiti futuri che potrebbero andare in sofferenza.

Messori, le nuove regole sulle insolvenze rischiano davvero di essere una mina per le banche europee, incluse quelle italiane?

Dobbiamo fare delle considerazioni preliminari. Primo, se si confermerà l’attuale scenario di crisi pandemica ci sarà un forte aumento dei crediti problematici in pancia alle banche. Secondo, sia il regolatore sia la vigilanza hanno mostrato una certa consapevolezza circa le difficoltà dei bilanci bancari, allentando le regole in modo drastico. Il terzo punto è che l’introduzione delle regole stabili a livello europeo hanno dato negli anni buoni risultati nella gestione degli npl.

Dunque il problema c’è ma non è così grande come è stato detto?

Il problema c’è, inutile negarlo. Verrebbe in mente di fermare le regole ma questo è troppo difficile. L’entità degli interventi della vigilanza europea sono oggi sufficienti a evitare sconquassi del sistema bancario, ma sono pur sempre interventi temporanei. Capisco da questo punto di vista le preoccupazioni dei banchieri che non vedono certezza sul futuro.

Allora ha ragione Nagel…

Sì se il punto di vista è quello dell’incertezza e di incertezza sul futuro per le banche c’è. Però non sarà un disastro, quello no. Al massimo le banche saranno molto ma molto caute nei finanziamenti. A fronte di questo però non si possono cambiare le regole, anche se potrebbe sembrare la conclusione più logica.

Messori, ma se non si possono cambiare le regole allora come si risolve il problema. Una banca è un’azienda e se c’è incertezza sul futuro è la fine…

Una soluzione c’è. Serve un messaggio politico da parte dell’Europa. Un messaggio rassicurante, nell’attesa che le regole del gioco cambino, perché prima o poi dovranno cambiare. Farlo ora sarebbe estremamente complesso.

E cosa dovrebbe dire l’Europa alle banche?

Che la vigilanza e i regolatori si assumono l’impegno di cambiare le regole, ma fino a quel momento le regole esistenti verranno allentate. In altre parole, l’Europa promette un cambiamento delle regole, nel mentre le applica in modo più morbido. In questo modo si eliminerebbe del tutto l’incertezza e gli istituti potrebbero garantire i finanziamenti all’economia reale. Serve un messaggio politico da parte dell’Europa.

Parliamo del Recovery Fund. Ancora una volta il commissario Gentiloni ha invitato il governo italiano a non usare le risorse europee per tagliare le tasse. Eppure l’esecutivo una riduzione fiscale l’ha inserita nel piano di riforme da sottoporre a Bruxelles…

Ha ragione l’Europa. Non è che le tasse non si possono tagliare, ma non con i soldi dell’Ue. Il percorso corretto è quello di usare i fondi Ue per fare crescita e sviluppo e sulla base di quella crescita allora si possono tagliare le tasse, perché comunque una riforma fiscale va fatta visto che il nostro sistema è un guazzabuglio. Dunque il taglio delle tasse non è un tabù, ma va fatto nel momento in cui l’Italia si rimettesse su un sentiero di crescita. Insomma, un taglio delle tasse dovrebbe essere un effetto indiretto del Recovery Fund e non diretto.

Il presidente Mattarella ha sottolineato la necessità di ricalibrare la spesa per gli investimenti alla luce nel nuovo contesto… 

Gli investimenti del futuro certo dovranno essere calibrati e impostati sulle necessità della gente e delle imprese, che potrebbero essere anche diverse dal passato. Se questo verrà realizzato nei prossimi anni in modo appropriato, ci sarà quel salto di qualità necessario ad assicurare la convergenza delle traiettorie di crescita tra Paesi europei, anche tra i Paesi a crescita più lenta, come – per esempio – l’Italia, e quelli più forti.

Dall'Europa serve un messaggio politico. Alle banche. Parla Messori

Difficile, quasi impossibile, cambiare in corsa le regole sui crediti difficili delle banche. E allora molto meglio un messaggio dal sapore politico dell'Europa alle banche, affinché l'intero sistema bancario venga rassicurato. Marcello Messori, economista della Luiss e grande esperto del mondo bancario, dice la sua dopo l'allarme lanciato dal ceo di Mediobanca, Alberto Nagel, in merito alla stretta della Bce…

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