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“La marea sta montando contro Huawei mentre i cittadini di tutto il mondo si stanno svegliando davanti al pericolo dello stato di sorveglianza del Partito comunista cinese. Gli accordi di Huawei con gli operatori di telecomunicazioni di tutto il mondo stanno evaporando, perché i Paesi stanno autorizzando soltanto fornitori fidati nelle loro reti 5G. Tra gli esempi Repubblica Ceca, Polonia, Svezia, Estonia, Romania, Danimarca e Lettonia. Di recente, la Grecia ha accettato di utilizzare Ericsson anziché Huawei per sviluppare la sua infrastruttura 5G”. È quanto si legge in una dichiarazione del segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, che parla di “clean telcos”: anche alcune delle più grandi compagnie di telecomunicazioni in tutto il mondo lo stanno diventando, spiega. “Lo abbiamo visto con Orange in Francia, Jio in India, Telstra in Australia, SK e KT in Corea del Sud, NTT in Giappone e O2 nel Regno Unito. Alcune settimane fa, le tre grandi società di telecomunicazioni in Canada hanno deciso di collaborare con Ericsson, Nokia e Samsung, perché l’opinione pubblica era in gran parte contraria a consentire a Huawei di costruire reti 5G in Canada”, continua il numero uno della diplomazia statunitense. Che conclude: “Sta aumentando la spinta a favore di un 5G sicuro. Più Paesi, aziende e cittadini chiedono a chi devono affidare i propri dati più sensibili, più ovvia diventa la risposta: non allo stato di sorveglianza del Partito comunista cinese”.

Il messaggio di Pompeo rivela un secondo elemento, oltre alla battaglia contro i colossi cinesi Huawei e Zte: la scommessa sempre più evidente degli Stati Uniti sui fornitori europei di 5G, cioè Ericsson e Nokia, assieme alla sudcoreana Samsung.

ANCHE IL BELGIO LIMITA HUAWEI 

Intanto, il Belgio ha deciso di seguire la linea indicata dalla Commissione europea sul 5G decidendo di limitare il ruolo dei colossi cinesi Huawei e Zte, escludendoli dalle infrastrutture critiche delle rete di nuova generazione. Lo riporta il quotidiano locale Le Soir che cita un comunicato stampa dell’ufficio del ministro delle Telecomunicazioni, Philippe De Backer. La decisione è stata presa lunedì dal Consiglio di sicurezza nazionale che ha deciso di “garantire la massima protezione della futura infrastruttura 5G critica nel Paese” e per questo di “imporre rigide condizioni di sicurezza per evitare qualsiasi uso inappropriato”.

In pratica, i due gruppi cinesi non potranno fornire elementi core e nessuna delle due potrà contribuita a più del 35 per cento dell’infrastruttura totale. Si tratta della stessa linea indicata a fine dell’anno scorsa dal governo di Boris Johnson, il quale però, da alcune settimane — dopo il Covid-19 e le pressioni provenienti dagli Stati Uniti ma anche dall’interno del suo partito — sta cercando di inasprire le misure contro Huawei e Zte.

SPIE CINESI IN BELGIO

Come raccontato da Formiche.net, nel novembre scorso Bloomberg aveva rivelato come il Belgio sia diventato una tana che le spie cinesi utilizzano da “porta” per l’Europa. “L’élite belga ha in genere un atteggiamento rilassato nei confronti della Cina”, e Pechino lo usa come sponda morbida per muoversi a proprio piacimento. Da Bruxelles raccolgono informazioni sull’Unione europea e sulla Nato, che hanno là le sedi istituzionali. Nel febbraio 2019, come sottolineavamo dopo lo scoop Bloomberg, erano già uscite informazioni sull’argomento. Ne aveva scritto Politico, definendo Bruxelles “la città delle spie”. Se n’era occupata anche il Die Welt che sulla base di informazioni di intelligence, scriveva che le spie cinesi di stanza in Belgio sono almeno 250, più degli agenti russi presenti nel paese. A dicembre del 2018 il Consiglio europeo ha aperto un’indagine interna perché i cablogrammi in cui erano stati verbalizzate le conversazioni tra diplomatici dell’Unione erano stati violati — probabilmente, rivelava il New York Times, da hacker cinesi.

NIENTE CENTRO CYBER EUROPEO IN BELGIO?

Pochi giorni fa su Formiche.net raccontavamo come il Belgio rischi seriamente di perdere l’assegnazione del nuovo polo europeo per la sicurezza informatica, denominato European Cybersecurity Competence Centre, che dovrebbe coordinare gli sforzi dei regolatori nazionali e dei governi nell’Unione europea e gestire i fondi per la ricerca di programmi come Orizzonte Europa ed Europa digitale. A pesare, la massiccia presenza di fornitori 5G cinesi come Huawei e Zte, sempre più osteggiati dalla Commissione. Ecco cosa scrivevamo.

Il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton aveva spiegato che “è impensabile che il centro di sicurezza informatica si trovi in un posto non completamente sicuro”, affermando che il centro “deve poter fare affidamento su reti sicure, soprattutto per quanto riguarda il 5G”. Il Belgio — candidato assieme a Irlanda, Lussemburgo, Romania e Spagna — era quasi certo della vittoria, forte non soltanto di quanto raccontato poco fa, ma anche della sua buona reputazione nel campo della sicurezza informatica. Tuttavia, il commissario Breton non è convinto, anche a causa del fatto che il Belgio è uno degli Stati membri più lenti nel recepimento delle misure comunitarie sulla sicurezza informatica. Pesa, infine, la presenza massiccia di fornitori cinesi come Huawei e Zte per il 4G che rischiano di diventare player centrali anche con l’introduzione del 5G belga (in estate arriveranno le licenze di prova temporanee).

MENTRE ERICSSON IN CROAZIA…

Ericsson Nikola Tesla, consociata croata di Ericsson, è stata scelta dall’operatore croato Hrvatski Telekom come fornitore unico di prodotti e servizi 5G per la Radio Access Network (RAN) fino al 2024. L’accordo, il primo di questo genere in Croazia, prevede l’implementazione della tecnologia di rete Ericsson nel network di Hrvatski Telekom. Le due aziende collaborano dal 2018 per modernizzare la rete radio di Hrvatski Telekom. Oltre alla banda larga mobile potenziata, Hrvatski Telekom intende promuovere la digitalizzazione e l’Industria 4.0 attraverso le opportunità di innovazione abilitate dalla rete 5G.

Sempre più "clean telco". Così Pompeo plaude a chi dice no a Huawei

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