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TASSO DI LETALITÀ

Il coronavirus, o meglio, il Covid19, ha un tasso di letalità del 2% circa (attenzione, il tasso di letalità non è quello di mortalità. Mentre il primo calcola il numero di morti rispetto ai contagiati, il secondo calcola il numero di morti rispetto alla popolazione e quest’ultimo, per il Coronavirus, risulterebbe bassissimo, così basso da non poter essere quantificato perché il numero di malati sarebbe insufficiente per elaborare una statistica). Il tasso di letalità della Sars, per fare un esempio, era di quasi il 10%.

INFLUENZA

Ad ogni modo, per comprendere quanto sia reale la minaccia del Coronavirus qui in Italia, occorre appellarsi ai dati. Nel nostro Paese ogni anno contraggono l’influenza stagionale circa 6 milioni di persone e ne muoiono, per causa diretta o indiretta, circa 8mila. Eppure, difficilmente si osserva un rispetto delle norme igienico-sanitarie suggerite dalle istituzioni. Non solo. Attendiamo con ansia il vaccino per il Coronavirus eppure, secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, si è vaccinato contro l’influenza solo il 15% della popolazione. Nonostante, ad oggi, abbia un tasso di mortalità molto più alto del Coronavirus.

TUMORI POLMONARI

La quarta causa di morte in Italia è il tumore a trachea, bronchi e polmoni, con una media di circa 30mila decessi su 250mila casi l’anno. Fumo, in primo luogo, e inquinamento i principali fattori che causano l’insorgere di questa patologia. Secondo un recente report dell’Istituto superiore della sanità, però, il numero dei fumatori in Italia non accenna a diminuire e le attività messe in atto dai cittadini per diminuire sensibilmente l’inquinamento risultano insufficienti.

ALIMENTAZIONE

Il 20% dei decessi nel mondo sono causati dalla cattiva alimentazione. Ovviamente ogni Paese ha le sue differenze, ma il dato italiano, seppure migliore di molti altri Paesi, non è così rassicurante. Secondo uno studio della rivista scientifica The Lancet, in Italia ci sono 107 decessi a causa dell’alimentazione ogni 100mila morti. Vuol dire che in Italia registriamo circa 700 morti l’anno a causa delle abitudini alimentari. Numeri molto più alti, insomma, anche in questo caso, del Coronavirus. Non solo. Il cibo, e il suo consumo sbagliato, è una delle principali cause di molte delle malattie che registriamo nel nostro Paese così come in altri Paesi sviluppati, dall’ipertensione arteriosa alle malattie dell’apparato cardiocircolatorio, dalle malattie metaboliche al diabete di tipo 2 sino ad alcune forme di tumori.

INCIDENTI STRADALI

Ogni giorno muoiono in Italia dieci persone a causa di un incidente stradale. Più di 3mila persone ogni anno, quindi. Secondo gli ultimi dati Istat, tra l’altro, la causa dei decessi è in primissima parte l’uomo: gli incidenti derivano soprattutto da comportamenti errati. Tra i più frequenti, distrazione alla guida, mancato rispetto della precedenza e velocità troppo elevata.

ALZHEIEMER E DEMENZA

Demenza e Alzheimer causano ogni anno più di 20mila decessi. Queste patologie, infatti, sono fra le prime dieci cause di morte in Italia e sono, purtroppo, in costante ed esponenziale crescita. Spesso, tra l’altro, come spiega Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology, l’Alzheimer e le altre demenze sono sottostimate sui certificati di morte e nelle cartelle cliniche perché spesso sui documenti si fa riferimento alla causa immediata del decesso, come ad esempio una polmonite, ma non si riporta la causa di fondo, all’origine della morte.

INFARTO

La prima causa di morte in Italia, in assoluto, sono le malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore. Nonostante il numero di decessi sia in diminuzione, si contano ad oggi circa 150mila decessi l’anno. Eppure, nonostante le molteplici misure di prevenzione previste dal nostro Servizio sanitario nazionale – alcuni degli esami più basilari possono essere effettuati persino in farmacia –, sono pochissime le persone che tengono sotto controllo lo stato di salute del sistema cardiaco. Non solo, chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa quasi sempre un malato cronico, comportando ingenti spese sanitarie per il Paese e un notevole peggioramento della propria qualità di vita.

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