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Da anni, ormai, parliamo dello scollamento sempre crescente fra domanda e offerta del mercato del lavoro, con professioni sempre più innovative che spesso non trovano corrispondenza nella formazione dei professionisti del domani. Risulta infatti sempre più impellente l’urgenza di una rivoluzione del settore formativo che si orienti con incisività verso le tendenze che muovono le dinamiche globali e che richiedono skill sempre più tech-oriented. Secondo il recentissimo report del World economic forum “Future of Jobs 2019”, non a caso, si prevede che nelle venti principali economie nel mondo oltre il 42% di tutti i posti di lavoro cambierà in modo significativo entro i prossimi due anni.

GLI ESPERTI DIGITALI DI DOMANI

Risulta in tal senso di grande interesse l’iniziativa realizzata nella città di Taranto con il percorso “P-Tech esperti digitali” che, avviato nel novembre scorso, ha l’obiettivo di contribuire all’adozione di nuovi paradigmi formativi per il nostro Paese. In sintonia con le priorità e i piani del ministero dell’Istruzione, infatti, il programma mira a creare un legame più stretto tra scuola secondaria di secondo grado, università ed ecosistema industriale, fornendo così ai giovani la possibilità di conseguire una specializzazione orientata alla tecnologia apprendendo le nuove skill richieste dal mondo del lavoro.

IL COMMENTO DEL SOTTOSEGRETARIO MARIO TURCO

“Investire sui giovani – ha commentato Mario Turco, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti – vuol dire fare un vero salto culturale. Ed è ciò a cui punta questo governo. Formare i ragazzi in tutti i loro percorsi, prima scolastici, poi universitari finanche nel delicato passaggio al mondo del lavoro, è sinonimo di una politica che guarda al futuro e che punta sulle nuove generazioni, sapendo che a loro verrà consegnato il nostro Paese”.

IL PROGETTO

Sono quattro gli istituti e centosettanta gli studenti coinvolti nel progetto che, realizzato da Ibm in collaborazione con partner pubblici e privati del territorio pugliese ed esteso nel corso dell’anno a realtà come Intesa Sanpaolo ed Enel, mutua un’esperienza internazionale che ha già coinvolto 24 Paesi, oltre 200 Università e più di 600 partner industriali e ha portato sui banchi di scuola più di 125mila studenti su scala mondiale. A prendere parte del programma P-Tech, a dimostrazione dell’importanza e dei grandi risultati garantiti dalle sinergie fra settore pubblico e privato, sono il Politecnico di Bari, l’assessorato al diritto allo studio e al lavoro della Regione Puglia, le società del Gruppo Angel, Confindustria Taranto e l’Ordine degli ingegneri della Provincia.

LA RISPOSTA AL COVID-19

Il progetto, particolarmente dinamico perché rimodulabile di anno in anno in base all’emergere delle nuove esigenze, si è concentrato quest’anno sullo studio di tecnologie come l’intelligenza artificiale e la diagnostica informatica, ma anche su materie afferenti soft skill quali mindfulness, team work e project management. L’iniziativa, tra l’altro, non è stata fermata o rallentata dalla crisi sanitaria generata dal Covid-19. I ragazzi, infatti, hanno potuto continuare a frequentare le lezioni anche durante la pandemia, potendo seguire il percorso e le lezioni anche da remoto. “Questo periodo di lockdown – ha confermato Renato Dorrucci, responsabile della direzione Politiche di sviluppo e learning academy di Intesa Sanpaolo – ha dimostrato inequivocabilmente come il digital divide sia un ulteriore fattore di disparità sociale, soprattutto per le nuove generazioni”. “L’emergenza sanitaria vissuta ci ha fatto capire che l’aspetto più sfidante per le aziende non è più solo tecnologico, ma è fortemente legato alle persone”, – gli ha fatto eco il direttore Global digital solutions di Enel, Carlo Bozzoli. “Occorre credere e aver fiducia nelle nuove generazioni – ha aggiunto Bozzoli – e investire per costruire e valorizzare l’attitudine delle persone attraverso processi di continuous learning, significa favorire il progresso e sostenere lo sviluppo della società di domani”.

IL PUNTO DI IBM

“Il percorso di studi P-Tech – ha dichiarato il presidente e ad di Ibm Italia Enrico Cereda – risponde a una delle più grandi necessità del Paese: colmare il divario tra percorsi formativi e mercato del lavoro. L’impatto indotto dallo sviluppo delle tecnologie esponenziali, come intelligenza artificiale e blockchain, va gestito in modo responsabile e inclusivo, promuovendo una preparazione più in linea con le esigenze delle imprese. L’innovazione non potrà portare benefici a tutti noi senza un capitale umano adeguatamente preparato e protagonista. Ed è questo uno dei pilastri su cui costruire un’agenda e una visione di lungo periodo per un Paese a cui l’emergenza sanitaria impone di ripensare, ora, il proprio futuro cogliendo opportunità uniche e irripetibili”.

TARANTO: SOSTEGNO, CORAGGIO E FIDUCIA

“Scegliere Taranto – ha aggiunto il sottosegretario Turco – vuol dire aver puntato su una platea che merita sostegno, coraggio e fiducia. Qui ci sono menti eccellenti”. Alla fine dei primi tre anni delle superiori, gli studenti aderenti al P-Tech saranno in grado di continuare il percorso formativo presso il politecnico di Bari senza la necessità di affrontare i test di ingresso e, inoltre, potranno fare leva sui crediti formativi con cui accelerare il triennio accademico. Il traguardo è la laurea in Ingegneria informatica denominata, per l’appunto, “P-Tech Esperti Digitali”.

Taranto, polo innovativo. Così va avanti il P-Tech program di Ibm

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