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Primo, approfittare delle risorse in arrivo dall’Unione europea. Secondo, sostenere l’export in mercati sempre più competitivi. Terzo, rendere rapidamente disponibili le risorse già previste e accelerare sui programmi richiesti dalle Forze armate e in grado di dare respiro al comparto nazionale. È la strategia per il rilancio dell’industria della Difesa del ministro Lorenzo Guerini, spiegata oggi nell’aula di Montecitorio in risposta all’interrogazione presentata da Maria Tripodi, capogruppo di Forza Italia in Commissione Difesa, sulle misure previste per sostenere il settore.

L’INTERROGAZIONE

Il comparto, ha notato Tripodi, è uno dei “più rilevanti e strategici del Paese”. Vale “un fatturato di circa 14 miliardi di euro, significativamente per quasi il 70% destinato all’export, che si traduce in 4,5 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e nell’occupazione di circa 160 mila addetti, lungo l’intera filiera produttiva”. Numeri che rendono il settore “ancora più strategico” nella fase di ripartenza, utili a dare impulso al rilancio economico del Paese nel post-pandemia. Numeri e valutazioni condivise dal ministro Guerini: “il governo è pienamente consapevole della capacità dell’industria della Difesa e del ruolo importante di leva economica per il Paese”.

MANTENERE IL VANTAGGIO TECNOLOGICO

Per questo, ha promesso, il dicastero proseguirà a sostenere il comparto “con tutte le risorse necessarie” a far fronte alle esigenze di ripartenza, una necessità “tanto sul mercato interno, quanto su quello estero”. La strategia si basa su un assunto e si compone di tre parti. L’assunto è il mantenimento “del vantaggio tecnologico, assoluto punta di forza in molteplici campi, oltre che fattore della stessa sovranità nazionale”. Il primo punto della strategia è “utilizzare pienamente le opportunità messe in campo dell’Unione europea”, dal Fondo europeo Edf alla Pesco, passando per i vari programmi di cooperazione multinazionale.

QUALE DIFESA EUROPEA?

Il tema è attualissimo. I timori sulla riduzione dei bilanci pubblici dedicati alla Difesa si sono allargati nelle scorse settimane anche ai progetti di Bruxelles. Nella sua proposta iniziale, a giugno 2018, la Commissione prevedeva di destinare all’Edf 13 miliardi di euro per i prossimi sette anni. Dopo un primo round negoziale, coordinato dalla presidenza di turno finlandese del Consiglio dell’Ue, sono scesi a poco più di sei. Poi, la proposta sul bilancio è finita sul tavolo del presidente Charles Michel, che ha ritoccato i numeri complessivi portando a 7 miliardi l’Edf. Il Covid-19 ha imposto poi di rivedere totalmente il prossimo quadro finanziario pluriennale, alimentando la speranza di esperti e addetti ai lavori che l’Edf potesse tornare ai livelli attuali.

LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE

Il 12 maggio, nella riunione informale tra ministri della Difesa dell’Ue, era emersa questa linea, ribadita il giorno dopo dal vertice tra i capi di Stato maggiore della Difesa degli Stati membri. Eppure, oggi la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha presentato il “Nex Generation Eu” al Parlamento europeo, con annessa revisione del bilancio pluriennale. L’entusiasmo per un recovery fund da 750 miliardi (da aggiungere a 1.100 per il bilancio pluriennale), non cancella i timori per l’Edf. Il Fondo europeo di Difesa vede una proposta da 8 miliardi di euro, in forte calo dai 13 iniziali. Ancora maggiore il taglio per la “military mobility”, tema caro anche alla Nato. Dai 6,5 miliardi della proposta del 2018, si è arrivati oggi a 1,5 miliardi. Il programma spaziale europeo è passato da 16 miliardi a poco più di 13.

L’IMPEGNO SULL’EXPORT

È anche per questo che non si potrà fare totale affidamento sull’Ue per la Difesa anzionale. Oltre i confini del Vecchio continente, ha spiegato oggi Guerini, si punta a “mantenere la quota di mercato che le nostre realtà hanno acquisito grazie a professionalità, know how e alla qualità dei loro prodotti”. Su questo, i numeri del 2019 dell’Uama (l’autorità nazionale per i movimenti in materia di difesa) non sono incoraggianti: i 5,2 miliardi di euro di esportazioni segnano un calo dell’1,38% rispetto al 2018, confermando un trend negativo costante dal 2016. Il 2020 ha visto comunque segnali positivi, con le due vittorie importanti, in terra statunitense, conquistate dai due campioni nazionali, Leonardo e Fincantieri, per gli elicotteri d’addestramento e le fregate multiruolo della US Navy. Per seguire il trend, gli strumenti identificati da Guerini sono due: la nuova disciplina sugli accordi governo-governo (G2G, inserita nell’ultima legge di bilancio) e il “rafforzamento del supporto finanziario con le garanzie fornite da Sace per lo specifico settore”.

LA REVISIONE DEI PROGRAMMI

In ambito nazionale si colloca il terzo punto della strategica: “Sostenere la produzione nazionale attraverso un’opera di revisione dei programmi di ammodernamento”, facendo una sintesi “tra la necessità complessiva dell’industria di settore e le esigenze di rinnovamento delle Forze armate che conferisca priorità a quelli con maggiori effetti positivi sull’economia del nostro Paese”, ha spiegato Guerini a Montecitorio. Per tutto questo, “la leva finanziaria è indispensabile”, ha spiegato il ministro. Per questo, “sono in corso le attività volte al pronto utilizzo delle risorse già disponibili”. Nel medio termine, il ministro ha promesso di “presentare in sede governativa le esigenze del comparto della Difesa”, affinché vengano considerate nei prossimi provvedimenti volti al rilancio dell’economia nazionale.

Come rilanciare l'industria della Difesa. La strategia di Guerini e l'incognita europea

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