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Il picco epidemico del coronavirsu SarsCoV2 in Russia non è ancora arrivato, ha affermato Vladimir Putin, annunciando che ha dato mandato al ministero della Difesa di stringere sui tempi della risposta, chiedendo anche alle forze speciali di adattare le loro competenze alla crisi che sta arrivando. C’è anche una timeline: il 22 aprile. Il Cremlino chiede nuove proposte alla Difesa, che già gestisce il maxi programma per la costruzione di 16 centri medici nelle varie regioni, e ha organizzato i piani di aiuti internazionali all’estero, come quelli arrivati in Italia.

“I rischi associati alla diffusione dell’epidemia sono ancora molto elevati, il picco non è ancora stato superato, il numero di casi è in aumento e non solo a Mosca, ma anche in molte altre regioni della Federazione”, ha detto il presidente russo. La regione di Vladimir, Uyba e quella di Komi sono due focolai attivi dove la situazione è esplosiva (se non esplosa). “Il ministero della Difesa – ha aggiunto Putin – ha anche risorse umane e organizzative serie. E non ho dubbi che l’intero programma del dicastero per creare 16 centri medici sarà completato nei tempi prestabiliti”.

Il presidente parla da leader, ammette le criticità, mentre cerca di diffondere rassicurazioni, e non vuol mostrare segna di debolezza. La Russia ha cercato anche in mezzo alla crisi una proiezione di potenza. Ha guardato all’estero, ha cercato nelle catene pre-costruite degli anelli più morbidi da poter incidere. La missione militare in Italia è un atto di solidarietà che fa da abito a un’operazione di intelligence politica.

Davanti al quadro in evidente aggravamento è comunque possibile  pensare che Mosca – nel giro dei prossimi giorni – possa richiamare le equipe mediche della missione italiana? Quelle squadre guidate dal generale Sergy Kikot (il chimico che ha avuto altri importanti incarichi politici dal Cremlino, come quando difese all’Aja il regime assadista per gli attacchi al sarin contro i civili siriani di Douma) ora potrebbero essere fondamentali in patria. Se fosse così, l’eventuale dietrofront potrebbe finire raccontato dalla narrazione russa (solitamente ben accetta in Italia) come un “missione compiuta”, una realizzazione degli obiettivi affidati a Kikot e ai suoi, un aiuto fondamentale che ha permesso all’Italia di uscire dall’epidemia. Poco importa la verità, quello che conta è la narrazione.

“Se due settimane fa nel numero totale degli infetti, le persone senza sintomi erano del 10-12 , massimo 20 per cento, negli ultimi giorni la percentuale di tali persone è stata del 45- 50 per cento. Si tratta di una cifra importante e significativa che mostra l’attività di rilevamento di persone infette nella Federazione Russa. Allo stesso tempo la percentuale di polmonite non è praticamente in crescita”, ha dichiarato ai media russi la direttrice del Servizio federale per la tutela dei consumatori (Rospotrebnadzor).

L’epidemia si allarga in Russia e Putin muove l’esercito. Richiama i militari in Italia?

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