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Un’ascesa velocissima e ora il passo indietro. La parabola di Luigi Di Maio dai banchetti dei MeetUp degli Amici di Beppe Grillo alla guida del Movimento 5 Stelle arriva oggi a un punto di svolta tra i più travolgenti vissuti dall’uomo politico e dalla forza politica che guidava fino al pomeriggio di questo 22 gennaio.

Tra le ragioni del passo indietro, il calo di consensi, i dissapori tra i parlamentari, le accuse reciproche all’interno dello stesso Movimento e una gestione sbagliata nella sua organizzazione interna fin dall’inizio. M5S non doveva avere un leader, ma prevedere da subito una gestione collegiale, spiega a Formiche.net Aldo Giannuli, perché era nato come una forza politica leaderness. E adesso? Per il politologo un tempo molto vicino a M5S è troppo tardi per fermare la caduta, e tra i possibili successori di Di Maio ne individua uno su tutti: Giuseppe Conte.

Come interpreta le dimissioni di Di Maio da capo politico del Movimento 5 Stelle?

Siccome l’uomo non è intelligente, ma è furbetto, sta pensando di togliersi dalla tempesta prima che si scateni.

In che senso?

Il risultato emiliano-romagnolo sarà un disastro, non ci vuole molto a capirlo, e se lui restasse capo politico sarebbe processato per questo. Che cosa succede, invece? Che lui si ritira e non c’è sugo ad attaccarlo. Si constaterà, quindi, la disfatta e a scannarsi saranno i suoi aspirati successori, che naturalmente non riusciranno a trovare una quadra.

La cosiddetta gestione collegiale…

Il Movimento 5 Stelle non è abituato a una gestione collegiale, queste cose non si inventano. Queste cose o le hai come costume organizzativo oppure non le puoi inventare da un giorno all’altro. Alla luce di questo, Di Maio penserà: questi si scannano, io nel frattempo faccio il ministro degli esteri – dove ci procurerà danni paurosi – e poi dopo quando non riusciranno a trovare una quadra mi richiameranno come il salvatore della patria. Perché la verità è che non c’è un successore.

Non vede nessuna personalità che possa ambire a questo ruolo?

Ci sono delle personalità apprezzabili. Io apprezzo molto Chiara Appendino, Roberto Fico, anche Alessandro Di Battista, però ci sono dei però. Il primo, il Movimento avrebbe dovuto non avere un capo politico da subito, ma essere a gestione collegiale, ora però la frittata è già fatta, M5S non è abituato a questo tipo di gestione e tra gli stessi esponenti che ho citato forse l’unica che sarebbe capace di mediare è Chiara Appendino. Gli altri sono individualità anche piuttosto prepotenti che non riuscirebbero ad avviare questo percorso. Anche perché i danni che ha combinato Di Maio sono tali per cui neanche Santa Rita da Cascia, che era la santa degli impossibili, riuscirebbe a rimettere in piedi questo disastro.

Paolo Becchi oggi su Formiche.net ha sottolineato, tra le altre cose, la corresponsabilità di Grillo nella caduta del Movimento. È d’accordo?

Sicuramente è così. Il disastro l’hanno combinato Grillo e devo dire anche Davide Casaleggio quando hanno deciso, del tutto improvvidamente, di lanciare l’operazione Di Maio capo politico unico, che non era un errore, ma ben due.

Quali?

Il primo è che il Movimento 5 Stelle doveva essere, se lo ricorda, leaderness, cioè senza leader, un luogo in cui “uno vale uno”, quindi in primo luogo l’errore di dare una leadership a un Movimento che per natura non lo prevedeva. Il secondo è stato che se proprio un capo politico dovevi trovare, ti sei buttato sul più inadatto.

E adesso?

Adesso il Movimento 5 Stelle, che non è un partito politico vero e proprio, perché non ha strutture né radici ma è piuttosto uno stato d’animo, deve fare i conti con l’incanto che si rompe, e quando succede non c’è niente da fare per invertire la tendenza. L’incanto si è rotto e si entra in una fase della parabola discendente nella quale sarà sempre più veloce la perdita di consenso, l’uscita dei parlamentari, i disastri elettorale e via dicendo.

Pensa che questo scossone avrà delle ripercussioni sul governo?

Bisogna vedere come va in Emilia, perché se Bonaccini vince comunque ci sarà una spinta ad andare avanti, seguendo il ragionamento di lavorare lentamente contro l’armata irresistibile di Salvini che non è forte com’è stata raccontata. A questo punto si delineerà sì il vero successore di Di Maio.

Ha in mente qualcuno?

Probabilmente è Giuseppe Conte, a cui verrà chiesto di organizzare qualcosa di diverso dal Movimento, una lista Conte o qualcosa di molto simile.

Insomma, che nasce dal Movimento 5 Stelle ma non lo è più…

Esatto. Per esempio un partito verde o un’aggregazione di forze diverse.

Anche se Conte ha già escluso questa possibilità?

Io penso che quando uno dice “non voglio fare questa cosa” è certo che la farà.

Il successore di Di Maio? Conte, ma senza M5S. La versione di Aldo Giannuli

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