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La sfida culturale e politica del nostro tempo è di lavorare, culturalmente e politicamente, su nuove sintesi nel disordine che percorre la nostra ricerca di ordine. La realtà del nostro tempo fa emergere, in una sorta di destino che sembra travolgerci, tutto il negativo di un tempo a-politico e tutte le potenzialità di un tempo politico.

Qui utilizziamo l’aggettivo politico come “anima” della convivenza, ciò che media, che tiene insieme, che porta nell’oltre attraverso la visione. Il tema è, al contempo, serissimo ed estremamente reale.

In questa fase storica di un “destino travolgente” (che ci travolge), due sono gli elementi che val bene sottolineare in breve: – la necessità di visioni sistemiche (non possiamo che lavorare in termini d’interrelazione o, per dirla alla Panikkar, d’inter-in-dipendenza) per mostrar(ci) che nulla è distaccato dal resto; – la profondità dell’approccio (base dell’agire politico in questo terzo millennio dell’infosfera non può che essere un pensiero critico, d’intelligence).

Il ritorno nella realtà, che la persistenza dell’idea totalitaria (anzitutto in noi) rende difficile, si colloca in una sorta di razionalità “sentimentale”; le dimensioni non quantificabili e non misurabili di ciò che vive in noi e tra di noi sono diventate un elemento fondamentale da considerare e che, abbandonate, diventano alimento di quegli “sforzi populisti” che, senza rappresentare una novità, tanto caratterizzano la politica che vediamo. Scrive Shoshana Zuboff (Il capitalismo della sorveglianza, Luiss University Press, Roma 2019, p. 55): La nostra pretesa di autodeterminarci psicologicamente è la base per poter sognare, pertanto tutto quello che perdiamo per colpa della disuguaglianza, dell’esclusione, della costante competizione e della degradante stratificazione sociale non è solo una questione economica.

Il disordine che non consideriamo politicamente, ma solo superficialmente, nasce in un crescente bisogno di certezze nella paura e nel disagio (del tutto reali) che solo chi urla più forte può (illusoriamente) promettere.

Nel mondo incerto, disordinato, insicuro abbiamo comunque bisogno di certezze e di ordine. Ciò che manca è la politica, quella che ci appartiene e ci riguarda.

Nell’avviare, con queste note, un progetto-processo di riflessione, concludiamo questa sintesi con un rilancio di Raimon Panikkar (La pienezza dell’uomo, Jaca Book, Milano 2003, p. 20): Sono convinto (…) che il mondo si trovi dinanzi a un dilemma di proporzioni planetarie: o avviene un cambio radicale di “civiltà”, di senso dell’humanum, o una catastrofe di proporzioni cosmiche. Ecco la sfida.

 

 

L'ordine nel disordine

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